LE RECENSIONI DELL'A.D.G.P.A.
MASSIMO ALVITI
“…in un giorno di pioggia”
Fingerpicking. Net
Il titolo non deve trarre in inganno facendo pensare ad un’opera malinconica perché “in un giorno di pioggia”, album d’esordio di Massimo Alviti, è, al contrario, un contenitore di musica solare e, cosa che non guasta mai, di ottima qualità: un fingerpicking melodico e armonicamente evoluto.
Il CD inizia con l’autore che fischietta sotto la doccia (“Forse una canzone”) e si conclude con la pioggia che lo bagna mentre è in attesa di un autobus virtuale (“Meravigliosa tenerezza”).
In mezzo 14 brani godibilissimi con alcune punte di eccellenza (“Aspettando Paul”, “Le navi di Alfredo”).
Di tanto in tanto si incontrano delle accordature aperte (DADGAD, DADF#AD, Dropped D) o composizioni che rappresentano omaggi dichiarati ad artisti come i Byrds, Ennio Morione, Paul McCartney e Antonello Venditti (o alla Roma ?).
Non mancano dediche a persone ben determinate (al padre, al figlio, ad un amico lontano, al Ven. Ghescé Sonam Jangchup), altre a “chi sa volare leggero sulla vita” (“La farfalla”), a “chi ha il passo deciso e sa dove andare” (“MT March”) o, più in generale, agli eroi della Beat Generation.
Chitarrista di formazone Classica, Alviti si dimostra compositore di classe che ha saputo far tesoro non solo degli studi effettuati presso il Conservatorio S.Cecilia di Roma ma anche dalle collaborazioni con i nomi illustri del fingerstyle italiano, Rodolfo Maltese sopra tutti.
MASSIMO ALVITI
“Il Nome della Terra”
Fingerpicking.net
L’ultima fatica discografica di Massimo Alviti è un album che mantiene ampiamente le
promesse.
Solare ed immediato come il precedente “...in un giorno di pioggia”, “Il Nome della
Terra” risulta piacevole sin dal primo approccio. Sarà per i due brani d’apertura
particolarmente orecchiabili ( “La Vecchia Radio” e “Giò…”), sarà per il suono chiaro
e definito, certo è che l’ottima impressione iniziale ben predispone l’ascoltatore e lo
accompagna nella scoperta dei 14 brani di cui si compone l’opera.
Musicista di derivazione classica, Alviti ha un tocco molto preciso ma non si abbandona mai a sterili preziosismi tecnici ritenendo, giustamente, più importante il
contenuto rispetto alla “confezione” del prodotto.
Alcuni brani sono impreziositi da efficaci interventi al clarinetto di Alessandro Capotto,
che, in un caso ( “Nebbia”), utilizza anche il sax soprano, contribuendo in modo
determinante a creare la giusta atmosfera.
Il disco, nelle intenzioni dell’autore, vuol essere una rappresentazione del suo mondo
interiore e, dunque, ogni composizione rappresenta la traduzione musicale di un momento di vita.
L’unica eccezione è rappresentata dall’ottimo arrangiamento della sempreverde “Ebony
and Ivory” (P. McCartney/S. Wonder).
Per i chitarristi è bene segnalare l’imminente l’uscita di un Book contenente le parti
musicali e le intavolature di tutti i brani.
TONI BALOCCO
“L’uomo che uccise Fedra Fedora”
Wilder 2005
Dimostratore delle chitarre resofoniche importate in Italia dalla Wilder s.a.s., Toni
Balocco è un vero e proprio personaggio prima ancora di essere un chitarrista.
Simpatico, espansivo, grintoso; non si può dire che sia un punto di riferimento sotto
l’aspetto puramente tecnico ma il suo modo di suonare è esattamente quello richiesto
dalle mitiche National.
Il disco non restituisce completamente l’energia che Balocco impiega in tutto quello
che fa ma, se da un lato è vero che per apprezzarne pienamente il talento è necessario
ascoltarlo in concerto, dall’altro è altrettanto vero che l’ascolto del CD non lascia
affatto indifferenti.
Accanto a nove composizioni originali si possono ascoltare arrangiamenti molto piacevoli di brani tradizionali come “Sweet Petunia” o “Walk Right in”, senza
dimenticare l’omaggio a Robert Johnson (New Rambling Bues).
Una citazione particolare la meritano il divertente “Riptutada l’allegro blues del Pesce
spada” e due pezzi (“Maine Ida Maine” e “Last Night”) che mettono nel giusto risalto la
potentissima voce.
Non bisogna avvicinarsi a questo lavoro discografico con l’ottica del chitarrista fanatico
ma predisporsi all’ascolto con l’apertura mentale che dovrebbe sempre accompagnare
chi si appresta a fare la conoscenza di un nuovo musicista.
Ingenuo sotto certi aspetti ma geniale sotto altri, Balocco è un artista da non
sottovalutare.
TONI
BALOCCO
“Colori”
www.tonibalocco.com
Luca
Andreotti, in arte Toni Balocco, è un artista aperto a tutti i linguaggi
espressivi.
Pittore
prima di essere chitarrista, ha cercato, in questo cd, di miscelare la musica ai
colori usando le atmosfere sonore per imprimere su di una tela virtuale le sue
emozioni.
Ogni
brano sembra, così, avere la forza evocativa di un quadro.
Quello
d’apertura, Budo (un surreale interloquio tra Darma Lampadina e Lupango
Tarango), evoca un poetico dialogo tra il divino e l’umano mentre Danza
Nuziale di un fagiano innamorato è una vera e propria danza in stile
bretone.
In
Colori, la composizione che dà il titolo all’album, la
tavolozza viene sfruttata senza risparmio per alternare pennellate sonore sempre
diverse su di uno sfondo ipnoticamente monocromatico.
Il
blu, gli azzurri ed i verdi tipici dell’acqua sembrano invece tracimare dai
solchi di Piccolo fiume mentre con Enrica, un brano dedicato alla
moglie, si rientra in un ambito compositivo più rilassato e convenzionale,
nobilitato, però, da un’evidente e sentita ispirazione.
In
omaggio alle origini chitarristiche del musicista, nei brani successivi c’è
molto blues ma anche una citazione di John Fahy ed una tamurriata.
Amante
delle chitarre resofoniche, Balocco le lascia un po’ in disparte in
quest’opera, preferendo la calda sonorità delle Hobo guitars. Quando, però,
torna al primo amore, il timbro inconfondibile della National si fa apprezzare,
come nel caso di Djerba o di I Don’t Know Blues.
Old
Japanese
chiude il disco con una cantilena affascinante ma che provoca qualche rimpianto.
Toni
Balocco, infatti, ha una voce tanto bella quanto originale e, così, i tre
minuti del pezzo sembrano finire in un istante; davvero poco per non sentire la
mancanza di un seguito.
In
attesa di un disco che lasci più spazio al canto, però, ci si può consolare
pensando che non sempre la fine di qualcosa è veramente una fine. In questo
caso, poi, se dopo l’ultima nota di Old Japanese non si spegne subito
il lettore audio…
DANIELE BAZZANI
"Truss Roads"
Picking, picking e ancora picking... una vera manna per gli amanti della famigerata tecnica del basso alternato, dal momento che la si può ritrovare in quasi tutte le composizioni del CD.
Un limite? Assolutamente no; anzi, il punto di forza di un opera che è in grado di regalare agli appassionati ben otto composizioni originali di Bazzani oltre ad alcuni arrangiamenti di brani di successo, tra i quali spicca una splendida versione dell'italianissima "Azzurro".
Certo, non mancano doverosi omaggi a Jerry Reed e dediche espresse a Chet Atkins ma il grande pregio di "Truss Roads" è quello di contribuire ad ampliare un repertorio picking che, se a Travis, Atkins, Reed e Dadi deve molto, non merita certo di essere trascurato dai nuovi talenti.
Daniele Bazzani, da anni collaboratore della rivista "Chitarre", possiede il tocco preciso e pulito tipico dei pickers di razza e, cosa che non guasta, una vasta cultura musicale che gli consente di dar vita a composizioni che, pur restando nel solco della tradizione, presentano aspetti armonicamente evoluti.
L'accordatura è quasi sempre quella standard, tranne che in "Settembre" e "La Fata" (DGDGAD) ed in "Flowin" e "Dadgad" ((DADGAD). L'open tuning in DGDEBD è invece riservata alla Hubbardiana "Steeplechase Lane".
Due curiosità: il pezzo "Pushin" compare solo sul video "Chet & Jerry Live at the Bottom Line in N.Y. 1992" ed essendo stato trascritto proprio da quello storico documento visivo è, probabilmente, la prima volta in assoluto che viene inciso su CD.
La seconda circostanza degna di nota è rappresentata dal fatto che ben tre brani "Mr. Atkins C.G.P.", "Melody" e "Travising" sono stati composti da Daniele dopo una giornata passata a guardare un video di Marcel Dadi che suonava la musica di Merle Travis.
Un'ultima citazione la merita la versione offerta dal CD della celeberrima "The Claw", perché il pezzo presenta un'inedita parte centrale improvvisata, inserita allo scopo di non proporre l'ennesima copia conforme dell'originale.
DANIELE BAZZANI
"Daniele Bazzani"
Fingerpicking.net
Solo una decina di anni fa il
numero dei chitarristi fingerstyle italiani di livello internazionale era
ridottissimo. Oggi il movimento acustico è in netta evoluzione ed il gruppo d’eccellenza
si è notevolmente ampliato. A tanti nuovi artisti corrispondono tanti nuovi
dischi, spesso ottimamente incisi e di piacevole ascolto. Si è così passati da
una decina di opere di fondamentale importanza storica ad una gradita invasione
di materiale di pregio e qualità omogenea.
Il rischio che corre ogni nuova opera è, di conseguenza, quello di confondersi
con altre della stessa corrente artistica. Non è però questo il caso di
"Daniele Bazzani", seconda prova discografica del noto chitarrista
romano.
Si tratta di un disco molto diverso dal precedente "Truss Roads",
incisione più pretenziosa dal punto di vista tecnico, come spesso lo sono le
opere prime.
Questo CD appare, già al primo ascolto, più maturo ed ispirato.
Ogni composizione è un piccolo gioiello, alcune, poi, possiedono il non cercato
ma indubbio dono di "entrare in testa", come certe filastrocche pop
fatte apposta per essere memorizzate.
Un esempio è rappresentato da "Futre & Noa", familiare ed
intrigante al tempo stesso o dalla "Ninna nanna del cammello", un
titolo che più indovinato non poteva essere.
Non mancano, per altro, momenti intensi e suggestivi come "The baby"
(composizione impreziosita dal violoncello di Silvia Battisti D’Amario) o
arrangiamenti efficaci ed intelligenti come quello di "ma che freddo
fa", la storica hit di Nada.
Da un certo punto di vista appare un po’ fuori contesto la traccia finale, l’unica
cantata, ma c’è da dire che la voce di Gina Fabiani è così calda che fa
venir voglia di ascoltarla più diffusamente, magari inserendo nel lettore uno
dei dischi incisi con il compagno d’arte e di vita sotto la sigla "KozmicBlues".
In conclusione, "Daniele Bazzani" è un bel disco, anzi, un bellissimo
disco.
Una di quelle opere che nascono da un momento di particolare ispirazione e che
sono destinate a diventare un punto di riferimento importante nel percorso
artistico di chi le ha create.
KOZMIC BLUES
“Kozmic Blues”
Fingerpicking.net
Kozmic Blues è un duo formato da una bravissima cantante, Gina Fabiani, e da un
chitarrita molto noto agli appassionati italiani di musica acustica: Daniele Bazzani.
Ascoltandoli sorge spontaneo un parallelo con il gruppo francese dei Soham, perché,
anche in quel caso, Christian Laborde, chitarrista di fama mondiale, quando incide con
la cantante Dalila Azzouz, ne diventa il fido accompagnatore, sacrificando le notevolissime doti tecniche sull’altare di un compatto ed efficace risultato finale.
14 i brani presentati, tra i quali “Every Breath You Take” (Sting), Yokerman
(B.Dylan), Oh! Darling (Lennon /McCartney) e l’originale “Just Another Night”.
Bazzani ricama, sostiene e rifinisce senza mai sacrificare lo spazio di Gina. Il risultato
finale è un CD che si può ascoltare più e più volte senza avvertire sintomi di noia o di
stanchezza.
In assenza di controindicazioni se ne consiglia un uso intenso.
ANDREA BENZONI
"Solo"
"Solo" perchè interamente suonato da Andrea Benzoni, ma "Solo" anche perchè è la prima fatica
discograficaE’ un’opera prima
ma già incredibilmente matura per un chitarrista dotato di una grande tecnica
esaltata da un
enorme bagaglio di conoscenze musicali.
Benzoni è un musicista jazz innamorato del fingerstyle acustico e la sua
proposta artistica risente di
"Lullaby for Meghi e Milly" è l’unica composizione originale di un CD che comprende classici come
"Norwegian Wood", "On Green Dolphin street", "Yesterday", "Blue Moon", "Tristeza", "The Shadow of your smile", "Isn’t she lovely", "Oye como va", "Che sarà" e "Lady Madonna".C’è tanto in questo disco, forse troppo. A volte Andrea sembra davvero esagerare con continue
invenzioni che possono disorientare chi, ascoltando un brano noto, non ama divagazioni ritmico-armoniche che ne stravolgano la struttura. D’altra parte questo è lo stile di Benzoni, un chitarrista alla cui statura artistica i confini italiani vanno decisamente molto stretti.
ANDREA BENZONI
"Amico mio"
"Amico mio" è un disco molto diverso dal precedente lavoro discografico, e rappresenta, per il chitarrista forlivese, l'opera della raggiunta maturità artistica.
Tutti i brani suonano limpidi ed equilibrati senza che la prodigiosa tecnica di Benzoni abbia la meglio sull'innata sensibilità musicale e le evidenti capacità compositive.
Certo, ascoltando "New Day" o "Caravan" è impossibile non rendersi conto che si ha a che fare con un chitarrista tecnicamente superdotato ma in pezzi come "Up & Down", "Night in Praha", "Amico mio" o "One" si rimane conquistati soprattutto dal fluido dipanarsi di atmosfere ovattate, mai banali o fotocopia una dell'altra.
Si tratta, dunque, di un disco doppiamente coraggioso: da un lato perché con esso Andrea abbandona quasi totalmente la strada delle cover (accettando quindi il rischio di non "catturare" l'attenzione della parte meno attenta del pubblico) e dall'altro perché, rinunciando in parte alle proprie caratteristiche di "Superman" della chitarra, perde il vantaggio dell'immediata riconoscibilità da parte di chi lo ascolta.
Questi sono, tuttavia, rischi che è giusto correre perché Benzoni rappresenta un vero e proprio patrimonio per il chitarrismo italiano ed i fuoriclasse non possono ostacolare con decisioni prese a tavolino la naturale propensione all'evoluzione.
Alla realizzazione dell'opera hanno collaborato Giuseppe Ettorre (Primo contrabbasso solista dell'Orchestra e della Filarmonica del Teatro della Scala di Milano) e Danilo Rossi /Prima viola solista dell'Orchestra e della Filarmonica del Teatro della Scala di Milano), fornendo, ovviamente, un apporto tutt'altro che secondario alla sua riuscita.
In conclusione, "Amico mio è un CD di innegabile qualità, da ascoltare più e più volte per il piacere di valorizzarlo compiutamente ed apprezzarne a fondo le molteplici sfumature.
Questo vale anche per la foto di copertina, apparentemente dimessa, ed invece a dir poco suggestiva se osservata nella sua totalità (apprezzabile distendendo le tre parti di cui si compone la confezione).
Pop Songs for Guitar Solo
di Roberto
Bettelli
I Soci A.D.G.P.A. nel corso degli anni hanno spesso sentito parlarre di Edgar
Cruz, il musicista di Oklahoma divenuto famoso in tutto il mondo per il suo straordinario lavoro di trascrizione ed adattamento alla chitarra di Hit mondiali; ebbene, abbiamo scoperto che anche nel nostro Paese esiste un chitarrista che ne segue, forse inconsapevolmente, le orme.
L'approccio di Bettelli alle Pop Songs non è però uguale. In comune con Cruz c'è la varietà di scelta, con brani che spaziano dai Weather Report a
Santana, ma l'obiettivo non è quello di suonare in modo più vicino possibile all'originale un brano che presenta più parti con la sola chitarra.
Roberto, infatti, regala alle composizioni degli arrangiamenti originali che le rendono piccole gemme splendenti di luce propria e lo fa con grande coraggio pescando in un repertorio non sempre associato al mondo della sei corde.
A proposito di coraggio: cosa pensare di un disco che inizia con una versione acustica di "Samba Pa Ti" ? Tutti o quasi l'abbiamo suonata almeno una volta. Il farne una versione godibile ed originale non è da tutti, bisogna ammetterlo, ma lui ci riesce con gusto ed eleganza.
In conclusione Pop Songs è un disco da consigliare davvero a tutti e Roberto Bettelli un artista da tenere sotto attenta osservazione.
Gli abbiamo chiesto di partecipare alla Convention di Sarzana ed ha accettato. Non perdetevi il suo seminario, potreste pentirvene amaramente il giorno in cui sentirete questo CD.
ROBERTO BETTELLI
“Guitar Solo Collection”
Dopo aver dato ottima prova delle sue doti da compositore con il precedente "Guitar Experience", Roberto Bettelli ritorna alle origini dando un seguito a “Pop Songs for Guitar Solo”, un’opera che è rimasta nel cuore di molti appassionati della chitarra fingerstyle.
“Guitar Solo Collection” è un CD che contiene 11 cover, alcune delle quali dedicate a brani che poco si prestano ad essere “compressi” in un arrangiamento per sola chitarra.
Accanto ad estratti del repertorio degli immancabili Beatles e derivati (Blackbird, Hey Jude, Ebony& Ivory, Imagine), infatti, compaiono esecuzioni riconducibili a Led Zeppelin (Kashmir), James Brown (I Feel Good), Pink Floyd (Money), AC/DC (Back in Black) ecc.
Questo è reso possibile dalla grande tecnica del chitarrista di Gubbio ma anche dal suo modo di procedere. L’intento di Roberto non è quelo di riprodurre il più fedelmente possibile i brani prescelti (o, perlomeno, non sempre) ma di ricercarne l’essenza per poi restituirla filtrata dalla sua sensibilità artistica. Toglie, aggiunge, modifica ma non stravolge. Il risultato è un qualcosa che viene percepito come rispettoso del modello di partenza ma, nello stesso tempo, immediatamente riconducibile alla sua filosofia di lavoro.
Bella ed efficace, nella sua semplicità, “Imagine”, piacevole e suggestiva la”Every Little Thing She Does Is Magic” di Sting, trascinante la Back in Black degli AC/ DC.
Nel disco c’è spazio anche per una composizione originale dedicata a Michael Hedges e ad un medley composto da “The Flight Of Bumble Bee”, “Turkish Delight” e Hungarian Dance”.
Di tutto di più, insomma, per un CD che vale davvero la pena di acquistare.
BORIS
BURSAC
“Back
From The Past”
Fingerpicking.net
E’ strano ascoltare un chitarrista croato che suona il picking come se fosse nato a Nashville e lo sembra ancor più sapendo che si tratta di un musicista poliedrico capace di percorrere la tastiera di un pianoforte con la stesa perizia che dimostra su quella di una sei corde.
Ascoltando tutto il CD ci si rende però conto del fatto che le composizioni composizioni costruite intorno al basso alternato non rappresentano che una parte dell’opera.
Vi sono, infatti, omaggi diretti a Chet Atkins e Jerry Reed (“Young Thing”, “Struttin’”) e composizioni originali che ne rispettano lo stile (“Fingers”, “Jerry’s Touch”, “For Ella”) ma anche atmosfere diverse come quelle generate da “Berlin”, “Blues”, la “Line’ Em Up” di J. Taylor od il “The Beatles Medley”.
La semplice ma piacevolissima versione della “You Are The Sunshine Of My Lif” di Stevie Wonder, poi, vale, da sola, la spesa necessaria per l’acquisto del disco.
Disco fresco e gradevole, “Back From The Past” pur essendo rivolto ad un pubblico specializzato è prevedibilmente destinato a piacere a molti.
ALBERTO CALTANELLA
“Il profumo dell’acqua”
Fingerpicking.net
“Il profumo dell’acqua” è un dipinto ad olio su tela di Massimiliano Longo, utilizzato per dar vita ad una copertina delicata ed originale che si sviluppa all’interno della custodia integrandosi con la cover del CD.
L’insolita confezione ed il riferimento all’acqua rappresentano un biglietto da visita ideale per un’opera che si rivela fresca e piacevole. Nessun tecnicismo, nessun passaggio mirabolante ma tanto buon gusto sorretto da un’evidente amore per la musica prima ancora che per lo strumento.
Tutti i pezzi sono suonati col plettro, con l’aggiunta di una sovraincisione quando la composizione richiede l’esposizione di un tema, un abbellimento o un breve assolo.
Molto buona la registrazione che esalta le risapute qualità sonore della Taylor 710 CE, strumento prediletto da Alberto.
Le tracce 4 ed 8 sono riservate, rispettiamente, a “Imagine” e “Yesterday”, cantate da Michela Grena: una scelta che potrebbe apparire discutibile sotto il profilo dell’omogeneità dell’opera ma che trova giustificazione nella “filosofia” che ha portato alla realizzazione della stessa.
I due arrangiamenti non sono, infatti, particolarmente elaborati ed anche la bella voce di Michela si attiene ad un’interpretazione rispettosa delle versioni originali, segno evidente del fatto che l’obiettivo (perfettamente centrato) di Caltanella era quello di offrire un prodotto in grado di essere ascoltato con piacere più e più volte.
Questo non significa, naturalmente, che il CD sia portatore di una musica di puro consumo e priva di motivi di interesse. Basta, ad esempio, ascoltare la bellissima “il profumo dell’acqua” per rendersi conto del buon gusto e delle potenzialità di Alberto: un inizio in perfetto stile relaxing music seguito da un morbido arpeggio sul quale si innesta con sapienza prima il violoncello di Elena Vianello e poi la calda voce di Michela Grena.
Da segnalare anche l’intervento vocale di Rosanna Lo Greco in “Danny Boy” e la “Fuinde” di Beppe Gambetta.
MARCELLO CAPRA
"Danzarella"
Marcello Capra è una
persona di spirito e siamo certi che non se ne avrà a male se sveliamo un
piccolo
retroscena che riguarda il suo CD.
Quando è arrivato all’Associazione e si è chiesto ai Soci Operativi di
recensirlo nessuno si è fatto
"Danzarella" propone otto brani acustici che, pur suonati con tecnica chitarristica tradizionale, sanno
In conclusione, si tratta di un’opera musicale che ci è piaciuta e che riteniamo interessante da proporre
allaTOAST S.a.s. Casella postale 64 10100 Torino - Tel. 0039/114342588 Fax. 0039/114343255
MARCELLO
CAPRA
"Biosfera"
Biosfera offre dieci pezzi suonati con uno stile molto personale ed immediatamente riconducibile al bravissimo musicista torinese del quale sicuramente i partecipanti alla Convention 1999 ricordano la splendida e coinvolgente esibizione.
Quasi tutte molto ritmiche ed a volte definibili "aggressive", se si tiene conto dell'ambito acustico da cui nascono, le composizioni sono evocative e prodighe di citazioni.
Una in particolare "Memories" è formata da una sequenza ininterrotta di riferimenti a brani che fanno ormai parte della storia della musica e che, evidentemente, hanno contribuito alla formazione del mondo musicale di Marcello.
Dall'insieme dell'opera si distaccano un po’, in quanto meno personali delle altre composizioni, "Canto solo" (che però, nel suo genere, è un vero
gioiellino) e "Ricordi romani".
Il CD è consigliabile a tutti perchè, a parte la gradevolezza all'ascolto, ha il pregio di fornire molte idee sulle possibilità di utilizzo di un'acustica a corde di metallo.
MARCELLO
CAPRA
"Alchimie"
"Alchimie" è un disco nel quale, in venti minuti di sola chitarra acustica, si condensano esperienze, studi e ricerca stilistica di una carriera trentennale, iniziata in un'epoca in cui il significato ed il contenuto dei suoni prevaleva sulla tecnica formale e sterile che contraddistingue una buona parte della produzione odierna.
Marcello Capra è un musicista completo, perché ha saputo tradurre in uno stile personalissimo un bagaglio musicale di tutto rispetto: dal "Rock Progressive" agli studi di contrabbasso al conservatorio, dalla ricerca sulla musica popolare del mediterraneo e dell'est Europa sino alle più significative esperienze nell'ambito della musica d'autore.
Il CD contiene cinque brani di forte contenuto espressionistico, eseguiti con l'uso preciso e ritmico del plettro su corde di metallo.
La ricerca melodica si evolve con lo sviluppo armonico, utilizzando posizioni a volte intenzionalmente limitate a due o tre corde. La particolarità e l'omogeneità dei brani dà vita ad un "contenuto" artistico esaltato da temi e armonie di notevole pregio.
In conclusione, si può tranquillamente affermare che la musica di Capra è una "Musica totale" senza età e classificazioni e, trattandosi di musica d'autore, che rappresenta una vitale carica di energia italiana.
MARCELLO CAPRA
“Vento Teso”
Toast Musique
La musica di Capra, chitarrista torinese dalla lunga carriera, può piacere o non piacere
ma non si può negare che la scelta di dedicarsi esclusivamente all’esecuzione di
composizioni caratterizzate da una dominante componente ritmica e concepite per esser
suonate esclusivamente con il plettro, sia una scelta coraggiosa prima ancora che
originale.
Il titolo, “Vento Teso”, sembra voler sottolineare la tendenza ad affrontare in piena
libertà generi musicali tra loro diversi per contesto stilistico e temporale.
In effetti, nel CD si possono trovare riferimenti al patrimonio storico-musicale italiano
ma anche omaggi a realtà diverse come il Blues (Tradizione Blues”, Power Blues) o la
musica russa (Danza russa).
Tutti i pezzi sono suonati con energia e presentano diversi motivi di interesse.
La scelta di utilizzare sempre la tecnica a plettro e la stessa chitarra (Ovation), può
comportare il rischio di una progressiva perdita di attenzione da parte dell’ascoltatore.
Quello che può sembrare un difetto, tuttavia, rappresenta solo un tributo (non eccessivo) da pagare alla propria coerenza.
Un disco consigliabile a tutti, compresi i fanatici delle tecniche chitarristiche estreme: a
volte un semplice plettro può consentire modalità espressive che non hanno nulla da
invidiare a quelle permesse da un indiavolato tapping a due mani
ANDREA CASTELFRANATO
"If..."
Acoustic Music Record
Il suo precedente lavoro discografico è così piaciuto al chitarrista ragtime Antoine Payen da indurlo ad un "passa parola" che ha portato Castelfranato ad esibirsi sul prestigioso palco del Festival Internazionale di Issoudun.
Questo cd contiene alcuni dei brani che hanno entusiasmato il pubblico francese (come, ad esempio, la splendida "To fly like the wind") ma anche molto, molto altro.
Una delle sue caratteristiche più evidenti, infatti, è rappresentata dalla grande varietà stilistica.
Accanto a composizioni tipicamente fingerstyle basate sulla tecnica del tapping a due mani, trovano posto con naturalezza raffinati blues caratterizzati dall’espressiva voce di Dago Red e dall’armonica di Marco Pellegrini (There’s no time") ma anche arrangiamenti di classici della tradizione napoletana ("O sole mio / Tarantella") e citazioni flamenco.
"Endlessly Mine", poi, è una pop song che non sfigurerebbe su uno dei dischi delle più acclamate cantanti americane, grazie alla musica di Andrea ed all’ottima interpretazione vocale di Silvia Di Lello (autrice anche del testo).
A fronte delle molte contaminazioni stilistiche vi è, però, un filo invisibile che lega tutte le composizioni; un filo costituito da un’unica quanto sentita fonte d’ispirazione. Andrea Castelfranato, che in passato ha vissuto personalmente i disagi derivanti da una grave forma di insufficienza renale, ha infatti dedicato "If..." alla persona che, donandogli un rene, ha contribuito in modo determinante a cambiargli la vita e ad Angelo, un amico scomparso lo scorso anno.
Un disco, quindi, che rappresenta tanti stati d’animo, come il rimpianto per quanto non è più possibile fare con le persone che ci hanno lasciato ma anche come quelli che spingono ad un approccio sereno e positivo con il futuro. "There’s no time", ad esempio, esprime la voglia di andare avanti inseguendo il proprio destino senza voltarsi indietro, perché la vita ed il vento ("To fly like the wind") volano e volteggiano continuamente. Questo concetto è rafforzato dall’evocativa "L’aquilone", posta a ricordo del fatto che l’esistenza di ognuno di noi è inevitabilmente legata al filo del proprio destino.
Non vi è, però, tristezza in queste riflessioni: "If..." vuole soprattutto essere un incoraggiamento per tutti coloro che, ogni giorno, combattono contro delle malattie. Superare i problemi è possibile ed il percorso di vita dell’autore di questa magnifica opera ne è la prova più evidente.
PAOLO CATTANEO e GIOVANNI MONTEFORTE
Dimensione verticale
"Dimensione
verticale" è sicuramente un’opera atipica, ad iniziare dalla formazione
del quartetto che ce la presenta: due chitarre, un flauto ed un contrabbasso.
Siamo nel campo di una ricerca espressiva di stampo contemporaneo ed europeo; di
musica da camera caratterizzata dalla presenza di momenti improvvisati non
sempre riconducibili al linguaggio jazzistico.
La cosa
è del tutto comprensibile se si considera che il brano che da il titolo al CD
non è altro che un tema seriale.
In pratica è costruito su di una serie di dodici suoni differenti che, pur
essendo ricavati dalla scala cromatica, sono disposti diversamente da essa.
Poiché questa serie rappresenta la base su cui operare, è evidente che non è
pensabile utilizzare una tecnica improvvisativa convenzionale ma ci si deve
sforzare di dar vita ad un lavoro improvvisativo di tipo tematico su brandelli
della serie.
Consigliamo
chi al solo sentir parlare di musica seriale e dodecafonica tende a scartare
immediatamente l’ipotesi di un ascolto, anche solo superficiale, di non cedere
a questa tentazione.
In un momento storico in cui si tende a studiare la chitarra con un approccio
freddo e competitivo, un CD come "Dimensione verticale" rappresenta un
lavoro di rara ricchezza espressiva.
Un’opera, insomma, che offre una musica di sintesi che rispecchia la
multiforme personalità dei due leader del quartetto: Paolo Cattaneo,
compositore di estrazione colta, e Giovanni Monteforte, chitarrista di
provenienza jazz.
Al disco hanno preso parte anche Giuseppe Scarcella (flauto) e Franco Feruglio (contrabbasso).
FRANCO CERRI
Di Jazz
in Jazz
Franco Cerri è uno
di quei personaggi della musica italiana che più hanno dato e continuano a
dare. Se non fosse ormai diventato un termine che sa di stantio e di
incartapecorito, direi che Cerri è un’istituzione di quelle che se non ci
fossero bisognerebbe inventare. Una di quelle persone che servono da sempre il
mondo della musica e di cui non si potrebbe fare a meno. E poi ha una faccia
simpatica…
Ma veniamo al disco, anzi ai dischi, perché sono circa 70 minuti di sound distribuiti su quattro facciate. La confezione è sobria ed elegante, con il rilievo delle due date: "1945/1990" che racchiudono il periodo di raccolta.
Il
lavoro è un insieme-collage che attraversa la produzione di Franco nell’arco
di quarantacinque anni. Ma non aspettiamoci di trovare pezzi celebrativi….
Direi invece che il buon gusto di Cerri lo ha condotto a realizzare una raccolta
attenta alle esigenze del pubblico: brani di ottima fattura, alcuni inediti di
sua firma ("Ciò nonostante" e "Leggenda"), musicisti di
valore e, soprattutto, la tensione nel costruire una storia sua ma anche del
jazz di marca italiana.
Sarà per questo che il primo pezzo è "Blues italiano" di
C.Williamson, quasi un impegno, una promessa…..
Ascoltando queste incisioni si scoprono piccole curiosità come l’amore di Franco per il contrabbasso e la sua attività con questo strumento. Non è un caso, e forse dobbiamo a Lui qualcosa anche per questo, che suo figlio Stefano sia uno dei migliori bassisti che io abbia mai avuto la fortuna di sentire.
Avevo
preparato fogli di appunti ascoltando i brani della raccolta e, come è mio
solito, non avevo letto neppure una riga del fascicoletto contenuto nella
confezione "a libro".
Quando ho voluto curiosare in quel fascicoletto, ho scoperto che tutto il mio
lavoro era perfettamente inutile! Li dentro troverete, oltre a perspicaci note
di recensione, un’intervista a Franco che con semplicità illustra la sua
storia e quella del suo modo di suonare e, se non bastasse, Gigi Bardella
interviene sull’ultima pagina (che è anche la terza di copertina) con un
ritratto dell’uomo Cerri di rara efficacia e bellezza. Cos’altro potrei
dire? Non amo ripetere le cose che sono già state dette e che tutti possono
leggere ascoltando il disco.
Aggiungo soltanto un suggerimento: è un disco da avere sia per la sua qualità
(anche nella realizzazione tecnica), sia perché è un raro documento biografico
e storiografico. E’ la storia professionale di Franco, ma è anche la storia
di un pezzetto di musica italiana della seconda metà di questo secolo.
GIGI CIFARELLI
Kitchen Blues
Gigi Cifarelli è senz’altro uno dei chitarristi più significativi del panorama jazz italiano.
Questo
suo secondo album esce a circa sei anni di distanza dal primo L.P. e rappresenta
un notevole progresso sia dal punto di vista stilistico che della produzione.
Il disco d’esordio "Coca e Rhum", sebbene mostrasse chiaramente il
calibro del musicista con cui abbiamo a che fare, vedeva Cifarelli ancora un po’
troppo legato compositivamente alle sue influenze musicali e, soprattutto, era
penalizzato da una produzione non ai massimi livelli.
"Kitchen Blues" è un lavoro nel quale il chitarrista trova una sua giusta dimensione musicale: un disco moderno, ma in armonia con i "Grandi ispiratori" del passato che vengono anche citati in due liriche e di cui si percepisce lo spirito in ogni brano, in ogni assolo.
I musicisti che hanno collaborato alle incisioni sono tra i migliori della scena italiana: Danilo Riccardi, Demo Morselli, Amedeo Bianchi, Antonio Faraò, Massimo Colombo, Carmelo Isgrò, Alfredo Golino (presente in due brani) ed Enricio Rava (presente in un brano).
La voce è di Angela Baggi ed è una voce calda, espressiva, molto "nera" e blues, che lega benissimo con la chitarra di Cifarelli, il quale si cimenta anch’egli nel ruolo di cantante.
Tutti i brani sono freschi e spumeggianti, a cominciare dalla title-track dove, come anche in "The Game of life", Cifarelli fraseggia con la chitarra elettrica saturata, mentre lo troviamo alla acustica con corde in nylon in "Angie Swing" un pezzo lento e poetico, ma sereno.
Nel resto del disco la protagonista è la prediletta acustica da jazz da cui il chitarrista sa trarre i colori più vari: dalla timbrica caldissima di "Letter to Wes", dove probabilmente suona con il pollice senza plettro, alla sonorità quasi funky che colpisce il tema strumentale piacevolmente dissonante e l’assolo centrale (con un crescendo coinvolgente) di "From Milan to Bahia".
Il disco è pervaso di allegria e dinamismo e il fraseggio di Cifarelli è sempre molto stimolante ritmicamente ed intriso di blues come nello strumentale "Doctor Taylor" o in "Dream Jam", veloce swing introdotto dalla voce del chitarrista che traccia un sarcastico Walking-bass.
"Kitchen blues" è insomma un disco vario e, direi, gioioso; impedibile per chi, amando il be bop, ma anche il jazz più moderno, non appartiene alla schiera di coloro che fissano con gli anni ’50 la fine dell’era della buona musica.
MARCEL DADI
Guitar Legend
Guitar Legend, un cofanetto contenete due CD ed un libretto di intavolature di 132 pagine, ci presenta il lato più acustico di Marcel ed evidenzia la sua inesauribile vena compositiva.
A diferenza dei Cd registrati a Nashville in compagnia di Chet Atkins, Larry Coryell, Albert Lee, Steve Morse e Bucky Barrett, infatti, in questo lavoro discografico Dadi è solo, ma incredibilmente efficace.
Alternando le sue chitarre preferite (Ovation Adamas, Ramirez mod.Marcel Dadi e Frank Cheval "Princesse Marcel Dadi") per rendere meglio alcune atmosfere, ripercorre tutti i momenti più significativi della sua evoluzione artistica regalandoci una interpretazione attuale di brani composti nell’arco di quasi vent’anni.
Questi CD sono la risposta migliore a chi si ostina, evidentemente per disinformazione, a catalogare Marcel come un pedissequo ripropositore dello stile di Merle Travis, poiché contengono composizioni che, pur sfiorando la quasi totalità degli stili musicali, non sono interamente riconducibili ad alcuno di essi.
Lo stile che vi si trova è lo stile di Marcel Dadi, ed in qualche brano è già possibile ravvisare degli esempi di "Superpicking", la strabiliante tecnica recentemente ideata da Marcel per dare l’illusione a chi ascolta di trovarsi di fronte a ben tre musicisti diversi e non solo a due come accade con il picking convenzionale. In un brano suonato in Superpicking, infatti, oltre alla esposizione del tema ed alla parte del basso si può avvertire distintamente la presenza di un vero e proprio accompagnamento ritmico.
In conclusione, chi vuole ascoltare il Dadi gran virtuoso o scoprire le suggestioni del Superpicking deve indirizzarsi verso altri lavori discografici; questo cofanetto è consigliato a tutti coloro che vogliono capire, attraverso un ascolto "mirato" di tutta la sua meno recente produzione artistica, perché questo artista si sia guadagnato la stima ed il rispetto di tutti i più grandi musicisti del mondo.
ALESSANDRO DIAFERIO
“Some Days”
Ancora poco noto presso il grande pubblico, Alessandro Diaferio è però un chitarrista che vanta una lunga esperienza concertistica maturata suonando in numerosi Festival accanto ad artisti quali Tolo Marton, Rudy Rotta e Blue Staff, oltre ad una fitta rete di collaborazioni con alcuni dei più noti artisti dell’area milanese come Aida Cooper , Tonino De Sensi ecc.
“Some Days” è il primo lavoro solista e presenta, oltre ad una composizione originale, sei cover ampiamente collaudate grazie allo stabile inserimento nella scaletta dei suoi concerti.
I brani classici si alternano a quelli pop senza stridenti “salti” di atmosfera grazie a modalità di arrangiamento che si rifanno ad una filosofia operativa ben precisa.
In primo luogo la scelta del repertorio è basata su composizioni classiche nate per organici ampi e, dunque, comportanti la necessità di essere presentate, esattamente come i pezzi pop, con una veste essenziale ma, al tempo stesso, rispettosa della loro integrità.
Di grande aiuto al lavoro di sintesi sono state le molte accordature aperte utilizzate.
Si va dalla DADF#AD del Bolero di Ravel e di “Buffalo Soldiers/Breathe di Bob Marley/Midge Ure alla DADGBE di “Time After Time”, dalla DADGBbE di “Scena” (da “Il lago dei cigni” di Tchaikovsky) alla DGDGBbD della “Danza Araba” (“Suite dello Schiaccianoci”), ed alla DADGBE della “Promenade” dai “Quadri di un’esposizione” di Musorgskij.
Curioso notare che il solo caso in cui è stata utilizzata un’accordatura standard è quello relativo all’unica composizione originale presente nell’opera: la bella e melodica ”Per te”.
“Some Days” è un CD il cui ascolto richiede attenzione, sia perché, fatalmente, sarà soprattutto il chitarrista evoluto ad apprezzarne l’ineccepibile tecnica esecutiva, sia perché supportato da una grande ricerca di personalizzazione dei brani; ricerca che porta all’individuazione di percorsi nuovi e condivisibili nell’interpretazione di capolavori altrimenti difficili da “trattare” senza correre comprensibili rischi.
DI MAGGIO
BROS:
Marco e Massimo Di Maggio
Ammettiamolo, il Rockabilly non è uno dei generi musicali più amati dai nostri soci, ma c’è poco da fare: questo disco è formidabile. Quello che lo rende ancora più prezioso è il fatto che i Di Maggio
Bros. sono italiani, italianissimi.
Gli arrangiamenti sono molto efficaci e pongono in risalto le non comuni doti chitarristiche di Marco Di Maggio.
Insomma, questo CD ci ha entusiasmato ed abbiamo chiesto a Marco ed alla sua Rockabilly Band di partecipare alla nostra Convention.
Lasciate da parte i pregiudizi e non perdetevi la loro esibizione a Soave. Poi, ne siamo certi, ci ringrazierete per questa segnalazione.
FORASTIERE
"Rag Tap Boom"
"Rag Tap Boom" è il primo lavoro solista di Forastiere, chitarrista acustico originario di Latronico (PZ) ma romano di adozione.
Il CD presenta 13 composizioni originali, registrate in presa diretta e molto ben eseguite, nelle quali si fa ampio uso di accordature aperte, hammer on-off, percussioni sulle parti in legno della chitarra e tapping (probabilmente eseguito, in alcuni passaggi, a due mani).
Si potrebbe quasi gridare al miracolo se non fosse per una certa mancanza di originalità.
La fonte di ispirazione principale è chiaramente quella derivante da Michael Hedges, sia pure inevitabilmente filtrata dalla sensibilità latina di Forastiere.
Non si può, però, prescindere dal fatto che, in Italia, questa strada artistica è da più di un decennio percorsa con crescente successo da Paolo Giordano: chitarrista di fama mondiale che, durante la lunga carriera, ha a sua volta ispirato decine e decine di musicisti.
Questo non significa, naturalmente, che il chitarrista romano sia un semplice clone del Giordano degli esordi, anche perché è bene precisare che un certo modo di sviluppare le composizioni dipende, ovviamente, anche dalle accordature utilizzate e dal tipo di tecnica adottato; è dunque addirittura possibile, nonostante l'innegabile somiglianza di alcuni passaggi, che Forastiere non abbia mai ascoltato Paolo Giordano.
Il giudizio globale su Rag Tap Boom è, in ogni caso, più che positivo: le doti tecniche ci sono tutte e la qualità delle composizioni non si discute.
Se, come quasi sempre accade, l'esperienza porterà alla costruzione di un linguaggio musicale più personale, Forastiere avrà davanti a sé un futuro artistico a dir poco luminoso.
Recensione di Marino Vignali
LUCA FRANCIOSO
"Schizzi su carta"
Personalità complessa quella di Luca Francioso: chitarrista, compositore, scrittore di romanzi ed amante delle Belle Arti in generale.
E' sufficiente leggere il libretto che costituisce la copertina del CD per rendersi conto di come ci si trovi di fronte ad un'opera dalle molte sfaccettature.
Una serie di pregevoli disegni di Giovanni Canova, ispirati alle musiche di Francioso, infatti, introducono una serie di dipinti sonori delicati ed evocativi.
Alle note pulite della Taylor si aggiungono, di tanto in tanto, rumori ambientali, voci e, addirittura, brevi frammenti dei romanzi "Ad un passo" e "La retta è un cerchio che non si chiude mai"; frammenti letti, credo, dallo stesso autore.
Se questa è la cornice dell'opera, come stupirsi del fatto che le 15 composizioni siano contrassegnate da titoli come "Martino va a caccia di lucciole" ed evidenzino una spiccata abilità nel trasmettere sensazioni ed emozioni.
Inutile andare a caccia di virtuosismi tecnici. La chitarra di Luca ha come unico fine quello di dipingere con le note paesaggi a volte reali ed a volte fantastici.
E' per questo che il livello generale del disco risulta omogeneo e diventa difficile, al termine dell'ascolto, distinguere con precisione un quadro sonoro dall'altro.
C'è, però, un momento dell'album particolarmente suggestivo, tanto da rimanere facilmente impresso nella mente: quello compreso tra la delicata "Carfon" e la non meno affascinante "Gli occhi di Giulia".
Un CD, insomma, adatto agli amanti del bello; chitarristi o meno che siano.
LUCA FRANCIOSO
“Luoghi”
Fingerpicking. Net
L’iniziare l’analisi di un CD dalla descrizione della copertina non ha, in questo caso, nulla di irrispettoso. La confezione, elegante ed elaborata, di “Luoghi”, infatti, non rappresenta un escamotage per nascondere la mancanza d’idee dell’autore, ma, al contrario, contribuisce a delinearne la complessa personalità.
Le composizioni di Francioso, chitarrista fingerstyle ma anche scrittore, sono accomunate, nella diversità, da una perfezione formale che non ne intacca freschezza e comunicatività.
Non ci sono arpeggi o passaggi di routine in questo lavoro discografico; ogni singola nota è parte integrante di un progetto ben definito, frutto di una ricerca personale che tende a privilegiare la originalità e l’immediatezza dei brani.
Molto suggestivo lo svilupparsi di “Un’altra luna”, grazie anche alla tromba di David Boato, mentre l’evocativa “Ai piedi del colle” è immediatamente riconducibile alla produzione dell’artista veneto presentando molti degli elementi che caratterizzano la sua proposta musicale.
Al contrario, il pur
pregevole lavoro di tapping e armonici che si ascolta ne “Le cavallette” non
aggiunge nulla alla qualità artistica di “Luoghi”. Sembra una parentesi
inserita più che altro per evidenziare la padronanza delle tecniche esecutive
attualmente più gettonate ma non appare in linea con la filosofia dell’opera.
Luca Francioso è indubbiamente dotato di un gran talento e della capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica, per questo, più di altri, deve guardarsi dal tecnicismo fine a se stesso.
Una menzione particolare va ad “Haiku (i passi)”, un vero gioiellino impreziosito da un finale insolito in cui il sax di Jacopo Jacopetti si inserisce in modo tutt’altro che banale.
Di “Luoghi” esiste anche un libro contenente le partiture , intavolature comprese.
LUCA FRANCIOSO
“Argile”
Velut Luna
Luca Francioso è uno dei pochi chitarristi acustici emergenti in grado di proporre
musica davvero originale ed ispirata.
“Argile”, la sua opera più recente, appare sensibilmente diversa dalle precedenti.
Il motivo risiede nel fatto che il progetto originario appartiene ad Alessia Garbo, una
danzatrice, che, dopo avergli a lungo parlato di un’isola delle Azzorre, ha chiesto a
Luca di comporre musica ispirandosi alle sue descrizioni.
I racconti, si sa, tendono però ad idealizzare la realtà, ed il comporre avendoli come
unico punto di riferimento ha indotto l’artista veneto a creare musica dalle marcate
caratteristiche evocative.
Ascoltandola i chitarristi ne ameranno il suono e la delicatezza compositiva ma il disco
è indirizzato anche ad un pubblico diverso, quello che cerca nella musica di qualità la
colonna sonora dei propri sogni.
“Argile” è un progetto finalizzato alla fusione tra due arti: quella della musica e quella
della danza ambientale; il CD, tuttavia, è in grado di reggersi da solo, come fonte
espressiva autonoma.
A riprova di questo vi è la scelta di affiancare al disco un libro contenente la
trascrizione di tutte le composizioni
LUCA FRANCIOSO
Tra i sogni ed il cuscino
Fingerpicking.net
Tra i sogni e il cuscino è un’opera affascinante che rappresenta, tre anni dopo, la continuazione ideale di The Show, un romanzo la cui colonna sonora era costituita da un cd inserito nella confezione.
Non si trattava allora (come non si tratta oggi) di un’operazione puramente commerciale ma del naturale punto d’unione delle due anime artistiche di Francioso: quella di scrittore e quella di musicista.
In The Show i temi trattati erano l’amore, il talento ed il desiderio di attenzione di un uomo, mentre ispiratore di Tra i sogni ed il cuscino è un “cucciolo d’uomo”, il figlio di Luca: Simone.
Una fiaba per ogni giorno della settimana accompagnata da una delicata composizione fingerstyle: una sorta di kit per la gioia e la serenità del bambino; un modo coccolarlo aprendogli le porte di un mondo fantastico ma rassicurante.
L’ottava traccia del cd, E’ arrivata la notte, consiste nella ripresa del primo brano cantata dalla voce di Claudia Ferronato, mentre i suggestivi disegni del libretto e della copertina sono di Lorenza Troian.
I soggetti delle fiabe sono di Luca e della moglie Novella Agostini.
Anche se il progetto è fondato su un’idea tenera ed originale, non bisogna commettere l’errore di sottovalutarne l’aspetto musicale.
Chitarrista fingerstyle preparato e dotato di una ragguardevole tecnica, Francioso ha sempre dato il meglio di sé nei brani dall’incedere lento ed evocativo.
La costruzione della colonna sonora di una fiaba non può, dunque, che rappresentare un’occasione straordinariamente favorevole per l’esercizio del suo talento.
Il consiglio rivolto a chi desideri approfondire la conoscenza di questo originale artista veneto è, pertanto, quello di non limitarsi all’ascolto della sua discografia tradizionale ma di accostarsi con fiducia anche alle opere ibride.
ALBERTO
GROLLO
Acoustic World
Siamo ormai al quarto album strumentale di Alberto Grollo: questo suo ultimo CD
(Acoustic World) segna il raggiungimento di una forte e coinvolgente
consapevolezza artistica. Come era già successo per i precedenti "Planetarium"
e "Fragments of light", alcuni suoi brani sono stati scelti da
Alitalia e Air Europe per essere trasmessi su voli di linea.
Riconoscente
verso i maestri David Crosby, Lennon & Mc Cartney, James Taylor e Mark
Knopfler, in questo nuovo album rende loro il miglior omaggio d’artista e
cioè uno stile autonomo ed elettrico, lirico ed immediato, che nulla concede a
virtuosismi fini a se stessi.
Pervaso da una spiccata personalità musicale, riunisce le componenti
stilistiche più in vista e più amate della musica contemporanea. Ma al di là
delle peculiarità stilistiche e compositive, che sono importanti, Acoustic
World regala una delle qualità fondamentali della buona musica: la libertà di
sognare.
Collaboratori di elevato livello (Riccardo Zappa, Pietro Nobile e Scott Nienhaus, il nuovo chitarrista dei Byirds) oltre ad ottimi comprimari quali Claudio Mazzer al thin whistle e Davide Ragazzoni alla batteria. Peccato che l’album non sia di facile reperibilità, pur essendo distribuito da un’etichetta veramente interessante come la High Tide di Mestre.
ALBERTO
GROLLO & SIMONE CHIVILO'
"Organolettico"
www.albertogrollo.com
www.simonechivilo.it
Dalla collaborazione tra Alberto Grollo (noto chitarrista veneto che vanta un’ampia discografia oltre ad un recente DVD didattico: "Introduzione alle accordature aperte") e Simone Chivilò (produttore, arrangiatore, chitarrista ed autore di colonne sonore di film) è nato un cd dal gusto decisamente "Speziato intenso", non fosse che per il fatto di essere dedicato ai vini italiani.
Sarà per la fonte d’ispirazione o forse per l’evidente affiatamento esistente tra i due musicisti, certo è che il risultato si può ben descrivere unendo altri due titoli delle composizioni contenute: "Rotondo e profondo"; un vero "Tocco di classe".
Si tratta di fingerstyle acustico sostenuto dagli interventi disceti ma incisivi di ottimi musicisti come James Thompson al sax, Piero Brovazzo al piano ed alle tastiere, Werner Bauhofer alla steel guitar, Edu Hebling al basso e contrabbasso, Moreno Marchesin alla batteria, Eneas "Animesh" Da Silva e Claudio Mazzer alle percussioni, oltre a Vincenzo Favara alle congas e Gigliola alberti alla voce. Da sottolineare è poi l’intervento alla 12 corde di Riccardo Zappa.
Quanto ai due protagonisti, c’è da dire che Grollo si è dedicato, oltre che alla composizione ed alla chitarra, anche ad alcune parti di tastiere e percussioni mentre a Chivilò si devono notevoli interventi all’elettrica ed alcune linee di basso.
Il risultato complessivo è notevole ed induce facilmente ad un ascolto ripetuto.
Ci sono pezzi come "Organolettico" che non perdonano: una volta entrati in testa è difficilissimo liberarsene. Troppo piacevoli, troppo facili da memorizzare per non restarne coinvolti.
Chivilò ha firmato solo tre dei 12 brani ("Tocco di classe", "Terre antiche" e "Speziato intenso") ma quello d’apertura è un gioiellino che mette subito di buon umore grazie ad un arrangiamento ondeggiante sorretto da sonorità calde e ruffiane.
L’opera, peraltro, non ha punti deboli ed anche quando si fa meno originale mantiene inalterato l’elevato valore artistico grazie ad interventi strumentali tanto misurati quanto raffinati. Basta ascoltare "Bacco e tabacco" per capire come sia possibile dare vita a brani che assolvono il duplice compito di gratificare chi li esegue e di divertire chi li ascolta.
Insomma, "Organolettico" è uno di quei dischi che, una volta inserito nel cd player della macchina, rischia di non trovare più la via del salotto di casa, tanto è piacevole ascoltarlo e riascoltarlo durante un viaggio.
PATRICE JANIA
“Modern Folk Guitar”
Della prolificità di Patrice Jania non si può dubitare ma nessuno si sarebbe aspettato
questo “Modern Folk Guitar” a così breve distanza da un’opera pregiata ed ambiziosa
come “Remembering Marcel & Chet” (libro con CD accluso).
Il disco contiene 14 composizioni molto varie e curate che rappresentano un’importante
risorsa a disposizione di tutti i chitarristi acustici alla ricerca di nuove idee per
l’ampliamento del repertorio.
In “Modern Folk Guitar”, infatti, si possono trovare ballate affascinanti, un picking
discreto e tante belle melodie impreziosite da un’invidiabile fluidità di esposizione.
Nelle note di copertina Patrice spiega che tutti i pezzi nascondono una storia; la storia
di persone incontrate durante i viaggi di musicista vagabondo. In effetti non è difficile,
ascoltandoli o leggendone i titoli, individuarne alcune: Martine, la moglie (“Vivre avec
toi”), Sylvie (il titolo non lascia dubbi), Frank Cheval il suo liutaio (La guitare) e,
perché no, anche il Presidente Onorario dell'A.D.G.P.A. italiana (Les remparts de Sarzana).
Un paio di brani sono cantati.
Jania, pur essendo intonatissimo, non è certamente un cantante nel senso comune del
termine ma ogni considerazione di carattere tecnico od estetico deve cedere il passo alla
evidente e sincera voglia di condividere emozioni con gli amici (come Patrice considera
tutti gli amanti della sei corde).
In quest’ottica il testo di “La guitare”, semplice e poetico al tempo stesso, finisce con il
fotografare più la personalità del compositore che quella di Frank Cheval, il liutaio a
cui è dedicata.
Il CD, distribuito in Francia, può essere richiesto al Centre de la Guitare, 3 place de la
République 07200 AUBENAS - France
PATRICE JANIA
"Remembering
Marcel & Chet"
Edizioni Henry Lemoine
Era da diverso tempo che Patrice Jania, chitarrista molto noto in Francia e leader dei "Superpicking", si dedicava all’ambizioso progetto di scrivere delle composizioni per chitarra ispirate allo stile di Marcel Dadi e Chet Atkins.
Il risultato del lavoro è uno splendido libro, con incluso CD, diviso in due parti e contenente 12 pezzi per chitarra trascritti anche in intavolatura.
La copertina patinata, una veste grafica curatissima, numerose foto e le riproduzioni di alcuni disegni di Marcel Dadi fanno di quest’opera un oggetto da collezione da conservare gelosamente.
"Remembering
Marcel & Chet" inizia -e non poteva essere diversamente- con la
delicata "Week-end à Issoudun avec Marcel". Il brano, dedicato all’incontro
avvenuto tra Jania e Dadi alla Convention A.D.G.P.A. francese del 1989, è
particolarmente interessante sia dal punto di vista storico che tecnico, perché
si tratta della prima composizione in "Superpicking" non appartenente
a Marcel Dadi (l’ideatore di questa particolare tecnica che consente di
aggiungere ad una composizione già polifonica un accompagnamento ritmico
costante).
Seguono "Feels like home"caratterizzata da un picking volutamente
elementare e la particolare "A night in Arquata Scrivia" scritta in
ricordo di un seminario sul "Superpicking" tenuto nella cittadina
ligure per l’A.D.G.P.A. italiana.
Un po’ fuori contesto è "Garden Party" perché, pur essendo molto
piacevole sia da ascoltare che da suonare, non si ispira né a Marcel né a Chet
ma bensì ad un altro grande del fingerstyle: Jerry Reed.
Con "Song for
Tilk" si ritorna decisamente nell’ambito naturale, trattandosi di un
inequivocabile omaggio allo stile di Atkins (sonorità anni ‘50 comprese) ma
anche con "Sur ton épaule" si resta nell’universo musicale del
grande chitarrista americano.
"Meeting your ways", invece, rappresenta un mix tra lo stile classico
di Chet ed il picking europeizzato di Marcel. Da notare che il pezzo è suonato
in coppia e le trascrizioni riportano fedelmente le parti di entrambe le
chitarre.
Anche "Were are you now", undicesima traccia del CD, è scritta per
due chitarre, mentre l’ottava, "Tartine", è un fresco tema in
picking dedicato alla moglie Martine.
"Give me a clue" è una composizione vagamente jazz dove il basso
alternato cede spesso il posto ad un walking bass.
"Promenade in a dream" è una ballata come ne componeva Dadi all’epoca
dell’album "New Style" mentre "La Marcellaise" è l’arrangiamento
di uno dei pezzi più divertenti di Dadi ed anche uno di quelli che vantano più
rifacimenti da parte dei chitarristi acustici (se ne segnala un’ottima
versione in "Next generation" di Thom Bresh).
L’esecuzione, dal vivo, vede Patrice suonare con Dadi dopo aver avuto l’onore
di essere presentato al pubblico proprio dal suo Maestro virtuale.
Al di là della
proposta artistica, l’incisione è particolarmente emozionante perché
permette di risentire la voce del "Re del fingerstyle" ed apprezzarne
il tono perennemente scanzonato.
Il libro, musica a parte, propone altri motivi di interesse, ad iniziare da un
nutrito numero di foto dall’indubbio valore storico come quelle raffiguranti l’incredibile
"Princesse", l’opulenta chitarra costruita da Frank Cheval per Dadi
o quella della prima esibizione di Patrice con Marcel o, ancora, quella della
presentazione ufficiale del marchio dell’A.D.G.P.A. italiana.
Vi sono poi le dediche di Martine Fournier (sorella di Marcel Dadi), Marino Vignali, (Presidente dell’A.D.G.P.A. italiana), Mark Pritker (Presidente della C.A.A.S. americana), Alain Giroux e Jacques Stotzem (chitarristi fingerstyle), Roland Dyens (chitarrista classico), Hugues Aufray (Cantante-chitarrista notissimo presso il grande pubblico francese) e Franck Cheval (liutaio).
In conclusione, quella di Patrice Jania è un’opera davvero impedibile per tutti coloro che apprezzano la sua musica e quella di due tra i più grandi chitarristi fingerstyle di tutti i tempi.
SIMONE
LISINO
Fun Jazz
Ad un’opera
discografica destinata ad alimentare il flusso continuo delle produzioni fusion
si chiede soprattutto una scintilla vitale, un qualcosa che la distingue dalle
altre mille.
Nel caso concreto l’obiettivo sembra raggiunto. Certo, si sentono le influenze
di musicisti come Mike Stern e Robben Ford (oltre a quella, dichiarata, di Wess
Montgomery) ma il fraseggio di Lisino non è mai banale. Il suono, molto bello,
è chiaramente influenzato dal tocco e la scelta dei brani appare ben studiata.
A parte
due composizioni di Mario Zara, le altre otto appartengono tutte a Lisino. Le
atmosfere sono a volte riconducibili al jazz classico, oltre al funky, o a
quelle rilassate della new age.
Insolito ma interessante è il brano di chiusura. Si tratta di un testo recitato
dalla voce di Emanuele Arrigazzi e sostenuto da un arrangiamento rarefatto.
Le note di copertina ce ne svelano unicamente il titolo: "Solo".
Ci sarebbe piaciuto
saperne di più.
WALTER LUPI
“Zumiè”
Zumiè è un disco di fingerstyle allo stato puro, non a caso ispirato dall’ambiente in cui è immerso l’omonimo paesino di montagna della Val Vestino
Il
senso di libertà che solo il verde e le montagne sanno dare è, infatti,
assimilabile alla libertà che si è preso il chitarrista milanese rispetto ai
riferimenti stilistici tradizionali come il fingerstyle blues, quello jazz,
quello ragtime ecc.
Restano, ovviamente, i richiami ai vari “generi” musicali e, anzi, sotto
questo aspetto l’opera è ricca di spunti.
”Re Latino" ad esempio è un tipico samba mentre la bellissima "Tijuana
Express" inizia con un calypso e termina con suggestioni messicane. "Plaza
del Sol" è di ambientazione spagnola ma sfocia poi in un tango. “Napulità”
vanta, prevedibilmente, una sonorità mediterranea, mentre “Waltz Herr”,
composta in un momento in cui l’autore era fortemente impegnato negli studi
classici, si pone a cavallo tra il valzer sud-americano e quello viennese.
"Capovalle" e "Rain" sono brani che evidenziano l’esistenza, in
Lupi, di una vena rock e rappresentano i momenti stilisticamente più innovativi
del disco, sia come pensiero musicale che come tecnica fingerstyle.
"Zumiè" "Anjiori" e "Ametista" sono invece riconducibili alla ben nota vena melodica di Walter che, esaltata da un perfetto controllo delle dinamiche e da un tocco invidiabile, contribuisce a fare di lui un punto di riferimento nello scenario fingerstyle internazionale.
Unico
brano non originale di Zumiè è "The water is wide" che è stata
arrangiata ispirandosi alle soluzioni armoniche del grande "Morricone"
per dargli un'impronta di Italianità.
La sua incisione è giustificata dalla volontà di farne un tributo alla cultura
musicale che affonda le radici del nord Europa dei primi novecento.
GAE
MANFREDINI
Tunes
Ci sono dischi che meriterebbero maggior fortuna. Purtroppo il mercato discografico italiano è quello che è. Non consente una distribuzione capillare dei CD non destinati alle classifiche di vendita.
Capita così che questo “Tunes” sia ingiustamente quasi introvabile ed è un peccato perchè è un disco ispirato e vigoroso.
Basta “Steel Shuffle”, il brano di apertura, a giustificarne l’acquisto ma il seguito non è da meno. Certo, non vi è nulla di particolarmente innovativo. Si tratta di un po’ di buon vecchio rock melodico, il che, però, non è poco perchè quando si ha gusto e talento il decidere di non lasciare i solchi di un certo filone non è scelta che si possa criticare.
Un consiglio:se ne avete l’occasione andate a vedere un’esibizione dal vivo di
Manfredini. Scoprirete così che Gae non è solo un ottimo chitarrista ma anche uno degli artisti italiani più simpatici in circolazione.
PIETRO
NOBILE
La città dei sogni
La tanto attesa nuova fatica discografica di Pietro Nobile si presenta, già dal titolo, come un’opera intimistica caratterizzata da una grande forza evocativa.
Il contenuto non tradisce le promesse. Musica d’atmosfera, impeccabilmente eseguita e registrata, conduce gli ascoltatori attraverso 11 brani curati nei minimi particolari ed impreziositi dal supporto di musicisti come Stefano Cerri, Walter Calloni ed Alesssandro Bianchi.
Le composizioni sono tutte di eccellente livello qualitativo e se proprio un difetto bisogna trovarlo, lo si può individuare nella mancanza di un “pezzo guida” come lo era stato Waiting per il CD omonimo. Una menzione particolare la merita però la fresca e coinvolgente “Into you”.
Parole di apprezzamento vanno anche alla raffinata e bellissima copertina, ideata dalla “River Advertising” di Mauro Rebolini (l’ideatore del nostro marchio), che non si è ovviamente dimenticato di mettere il logo A.D.G.P.A. nella giusta evidenza.
In conclusione si tratta di un CD molto professionale che non tradisce le attese e che consegna al nuovo millennio un Pietro Nobile in piena forma.
ANTONIO
ONGARELLO
Metodo per chitarra jazz
Chi era a Soave all'ultima Convention A.D.G.P.A. ha potuto conoscere di persona Antonio
Ongarello: Chitarrista-autore, insegnante di grande spessore. In quella occasione, partendo dalle versioni originali di due brani standard famosi, è riuscito, in un seminario di una sola ora a spiegare alcune tecniche fondamentali di riarmonizzazione jazzistica, condendo il tutto con consigli preziosi e gustosi aneddoti. Alla fine dello stage ha presentato, con chiarezza e modestia, il metodo da lui scritto e dal quale aveva tratto gli argomenti didattici poco prima discussi.
Il metodo è costituito da tre volumi: Vol I: la preparazione, Vol. II: L'approfondimento, Vol.
III: La creatività (di prossima pubblicazione). Allo studio cronologico dei tre volumi l'autore suggerisce di affiancare il volume "Studi melodici per chitarra Jazz", per sviluppare la capacità di lettura jazz mediante studi armonizzati progressivi sulle più comuni sequenze armoniche della musica jazz.
Ongarello propone ai suoi lettori (Vol. I pag. 3) di raggiungere i seguenti obiettivi: - imparare a conoscere la musica - acquisire la tecnica della chitarra a plettro praticando sull'intera tastiera - conoscere le tecniche armoniche e melodiche fondamentali della chitarra jazz.
La sfida a cui Ongarello chiama tutti i chitarristi che vogliono definirsi completi consiste nel far convivere in equilibrio il musicista razionale che si nutre di teoria, principi, regole e sa decifrare ed interpretare tutti i segni della partitura, con il musicista istintivo che si alimenta di sensazioni e sa creare e variare la musica in virtù della propria sensibilità. Sicuramente non si tratta di un' impresa semplice, ma Ongarello da’ prova di esserci riuscito e di essere in grado, per merito della sua intima vocazione alla didattica musicale, di guidare con mano sapiente ed attenta il chitarrista desideroso di apprendere.
Sfogliando attentamente l'opera ci si rende subito conto che è ben strutturata e che risulta di piacevole lettura grazie all'efficace chiarezza espositiva e grafica.
Numerose sono le tavole armoniche di supporto e le note esplicative didattico-metodologiche (di chiarimento, di organizzazione dello studio e di incoraggiamento quando necessario), così pure è equilibrato il rapporto tra le parti teoriche e gli esercizi.
In ultima analisi, oltre ad essere un vero e proprio trattato di chitarra jazz, è soprattutto un metodo rivolto, prima che al chitarrista, al musicista che c'è in noi.
Aspettiamo quindi con giustificata curiosità l'uscita del III Vol.: La creatività.
GIOVANNI PALOMBO
ACOUSTI TRIO
Folk Frontiera
“Folk Frontiera” rappresenta un coerente seguito del precedente “Duos & Trios” ma anche la prima occasione di ascoltare il trio formato, oltre che dal chitarrista romano, da Feliciano Zacchia alla fisarmonica e Francesco Lo Cascio al vibrafono. Un altro musicista partecipa, però, alla costruzione delle delcate costruzioni sonore: Gabriele Mirabassi, abile clarinettista che lascia la sua decisa impronta in ben 4 dei 10 brani, tutti firmati da Palombo.
Ad un primo ascolto verrebbe da dire che non è un disco per chitarristi ma un’opera d’atmosfera adatta ad un pubblico ben più vasto di quello specializzato.
In
realtà non è proprio così, perché vi sono anche tre pezzi di sola chitarra
(“Maggio bevuto o’ suonno”, “Promessa d’amore”, “La nostalgia dei
poeti”) e, tra l’altro, molto belli.
L’impressione iniziale deriva dal fatto che vi è (ovviamente) molta omogeneità
stilistica tra le composizioni ed il suono caldo della sei corde, aiutato dalla
melodica complessità dei temi eseguiti, rende meno evidenti i momenti in cui
viene momentaneamente a mancare il supporto degli altri strumenti.
La musica proposta è il risultato di un incrocio tra influenze jazz e latine, con la fisarmonica di Zacchia che riporta istintivamente a tipiche atmosfere di derivazione argentina.
Un disco, insomma, di ottimo livello che si può ascoltare come sottofondo in ogni momento della giornata ma che, se analizzato con attenzione, offre numerosi spunti di interesse dal punto di vista tecnico e compositivo.
GIOVANNI PALOMBO
"Duos & Trios Guitar Dialogues
Acoustic Music Records
Il CD (Il quinto del musicista romano) è un'opera che merita grande attenzione anche da parte di chi non è solitamente interessato alla musica per chitarra.
Questo (è doveroso specificarlo) non significa, indirettamente, che ci si trovi in presenza di un'opera non appetibile per gli amanti del fingerstyle ma, al contrario, che la presenza di articolate atmosfere acustiche intarsiate da strumenti come il sax, il vibrafono, la fisarmonica jazz, il pianoforte, le percussioni ed il basso fretless, contribuisce ad ampliare considerevolmente l'ambito dei virtuali fruitori della proposta artistica.
I diversi strumenti, tuttavia, pur ritagliandosi spazi tutt'altro che marginali nello sviluppo dei brani, non ridimensionano il ruolo principe della chitarra ma, al contrario, lo esaltano con la creazione di deliziose cornici sonore.
Il merito principale va, ovviamente, attribuito a Giovanni Palombo, il quale, oltre ad essere un ottimo compositore, ha anche il pregio di non cedere a tentazioni esibizionistiche che potrebbero, attraverso l'imposizione di rigide linee guida ai partner, rendere meno comunicativa l'opera.
In "Guitar Dialogues" si può ritrovare il condensato delle esperienze accumulate dal chitarrista romano suonando, negli ultimi anni, in duo ed in trio.
Si spazia da un dichiarato "Omaggio ad Astor (Piazzolla)" a momenti in cui si fondono frammenti di jazz e di musica latina, senza che, per questo, venga limitata la naturale propensione al guitar solo, sapientemente sviluppato con un'eccellente tecnica fingerstyle ("Mr. Kelly" e "Gioiosa marea").
Musicista completo, Giovanni Palombo rappresenta, senza dubbio, una delle punte di diamante del movimento acustico italiano e merita senza riserve la notorietà di cui gode.
LUCA PEDRONI
“Ottobre”
“Ottobre” è
un’opera prima che, già dalla copertina, rispecchia il carattere sensibile e
riservato di Pedroni.
Si tratta di un album interamente acustico reso particolarmente piacevole, dal
punto di vista sonoro, dallo splendido suono di una Collins 0M3 registrata con
cura presso l’Acoustic Design Milano di Pietro Nobile.
L’ascolto delle 9 composizioni evidenzia uno dei maggiori pregi di Luca: quello di saper utilizzare senza incertezze tutte le principali tecniche chitarristiche senza, peraltro, abusarne.
In particolare si percepisce la particolare flessibilità propria di chi, come l’artista varesino, prende la decisione di entrare in una rigorosa dimensione acustica dopo aver a lungo frequentato il mondo della sei corde elettrica.
Quello che però manca in “Ottobre” è una composizione capace di affascinare al primo ascolto.
Trattandosi di un disco d’esordio la cosa non sorprende. La legittima voglia di dare di sé un’immagine a 360° porta spesso a privilegiare la varietà delle atmosfere ed a porre in secondo piano il lavoro di caratterizzazione melodica dei brani.
Poco male: Luca Pedroni ha talento, entusiasmo e tecnica sufficienti per far sì che “Ottobre” non resti un episodio isolato ma rappresenti, al contrario, il primo tratto di una strada professionale lunga e gratificante.
LUCA
PEDRONI
A
different wavelength
-Imagine sound experience-
Distribuzione
Wondermark
www.wondermark.net
A
different wavelength
è un lavoro complesso che sorprende l'ascoltatore con nove tracce di difficile
classificazione stilistica.
Ad
ispirarne il titolo e gran parte delle musiche sono state le fotografie di Diego
Boldini ma dal punto di vista strettamente musicale il progetto vuole
essere un omaggio ai Pink Floyd, il gruppo che, da sempre, ha influenzato in
modo evidente la creatività del chitarrista varesino.
Si
tratta di un'influenza definibile più “filosofica” che stilistica, in
quanto Pedroni, musicista eclettico in grado di spaziare dal rock al funky, dal
metal al blues, dalla classica allo ska, ha scelto di utilizzare la chitarra
acustica, con varie tecniche fingerstyle, proprio per la capacità che lo
strumento ha di adattarsi a stili diversi, permettendo così all'artista di
tradurre in suono tutto ciò che lo circonda.
Il
lavoro di ricerca risulta evidente con riferimento ad ogni composizione.
Con un ascolto attento, non solo si possono cogliere i vari contributi
stilistici ma anche le componenti di un'impronta sonora curatissima ottenuta
tramite una scelta mirata delle accordature e l'utilizzo delle più moderne
tecniche esecutive.
Luca
dimostra di saper apprezzare dimensioni musicali tutt'altro che omogenee,
riuscendo però nell'impresa di far confluire la musica pop e le armonie
modaleggianti un po' beatlesiane con le ascendenze ritmiche "selvagge"
e dissonanti di Bela Bartok, l'impressionismo e il pittoricismo Debussyano con il
naturalismo acustico new age. Il
tutto senza tralasciare l'aspetto lirico e melodico, vera essenza e linfa della
musica .
Per quanto riguarda la costruzione formale delle composizioni, il chitarrista varesino è dichiaratamente debitore a Children's Song di Chick Corea.
Alcuni brani di questo disco, infatti, si distinguono per il "continuum" ritmico in forma di sincope, che si manifesta in due modalità: a volte è al basso in forma circolare, mentre a volte è lasciato alle voci centrali e acute. Nel primo caso fa da spinta motrice al tema minimalista sviluppato al canto in forma puntiforme e rimbalzante; nel secondo caso funge da accompagnamento al tema lasciato ad altri strumenti.
La
chitarra è la grande protagonista di A different wavelength ma lascia
spazio, in Nuvole a pois, al sax tenore di Emiliano Romano e a quello
soprano di Max Pixio sostenendone lo sviluppo melodico con eleganti aperture
ritmiche.
Alcune
composizioni come Acqua dolce
(ispirata ad un'immagine del lago di Varese) Luna Chiara o Maree
presentano titoli sin troppo eloquenti ma la natura evocativa della musica di
Luca è comunque evidente, tanto da metterne in chiaro risalto la sensibilità
caratteriale ed artistica
Il
lavoro è stato coprodotto dall’autore e da Pietro Nobile; della promozione
dell’album in Svizzera si occuperà la Tetraktys Music di Max Pizio.
GIOVANNI PELOSI
“Fretwalkin’”
Fingerpicking. Net
“Fretwalkin’” non
è recentissimo ma vale la pena di segnalarlo perché l’ottimo lavoro svolto
come Direttore Artistico di “36” ha riportato sullo storico chitarrista
romano l’attenzione di tutti.
Classe 1952, Pelosi è da sempre noto per gli arrangiamenti per chitarra
fingerstyle dei più noti brani di musica pop.
Nel CD si passa con disinvoltura da Gershwin ai Beatles, da Pino Daniele a James
Taylor.
L’insieme mantiene una certa omogeneità, malgrado la presenza di autori così
diversi tra loro, e questo grazie all’oculata scelta delle composizioni.
Trascinante la versione acustica della “Lay Down Sally” di Clapton,
intriganti i tre gioielli di Lennon & McCartney: “I Feel Fine”, “Sexy
Sadie” 2 “Here, There and Everywhere”.
Stupisce, tra tante rielaborazioni, l’esecuzione, sostanzialmente rispettosa
della versione originale, della “Blue Finger” di Jerry Reed. Si tratta
evidentemente di un omaggio al mitico chitarrista americano e rappresenta,
comunque, un’ottima occasione per riscoprirne una delle creazioni più belle.
Anche ”Yakety Axe” rappresenta un pezzo di storia ma, in questo caso, Pelosi
ci ha messo molto di suo sia a livello esecutivo che di arrangiamento.
James Taylor, uno degli autori da lui più apprezzati, è rappresentato da “Shower The People”, Pino Daniele da “E so cuntent’e stà” e “A testa in giù”.
In totale sono ben 16 i pezzi contenuti in “Fretwalkin’”, un’opera che ben rappresenta uno dei più simpatici e stimati rappresentanti del fingerstyle italiano.
GIOVANNI PELOSI
“Train-ing’”
Fingerpicking. Net
“Train-ing”
contiene molti arrangiamenti per chitarra fingerstyle di noti brani di musica
pop ed in questo appare come la logica continuazione del percorso artistico che
da anni caratterizza il noto chitarrista romano. Molti sono i punti in comune
con il precedente “Fretwalkin’”, ad iniziare dagli artisti più
saccheggiati: i Beatles ( “Got To Get You Into MyLife”, Norwegian Wood,
“Oh! Darling”), Pino Daniele ( “Se mi vuoi”) e James Taylor (“Your
Smiling Face”, “Baby Boom Baby”) ma la scaletta dei brani evidenzia anche
una novità di rilievo, anzi, quattro.
Lo
stile di Pelosi è molto personale ed immediatamente riconoscibile.
Lui lo definisce, nelle note di copertina, “ruspante” e la divertente
immagine interna che lo raffigura come un chitarrista dotato di ben sei mani
rende bene l’idea di un artista che suona mettendoci tutto sé stesso, a
cominciare dall’esuberante senso ritmico.
La mano che percuote ritmicamente le code rappresenta uno dei suoi segni stilistici distintivi, così come la tendenza ad accelerare i temi suonati. Dal vivo questa sua caratteristica è molto coinvolgente ma su CD spiazza un po’ e richiede due o tre ascolti per metabolizzare tutte quelle note che sembrano “scappare” troppo velocemente.
In alcuni casi, però ( “Blue Moon”, Il nastro rosa”), questa particolarità si sposa perfettamente con la struttura delle composizioni e contribuisce ad accrescerne l’incisività.
Curiosamente, il Pelosi autore è molto più riflessivo e controllato del Pelosi esecutore.
Lo sforzo creativo gli impone di analizzare con cura ciò che vuole esprimere e questo amplia la sua tavolozza di colori sonori con sequenze meno serrate e più evocative.
Tra le quattro proposte originali ne spiccano due in particolare: la delicata “Pretty Girls” e la suggestiva “The last smockin’ train”, un gioiellino destinato a migliorare la sua espressività esecuzione dopo esecuzione.
I fans di Giovanni non rimarranno certo delusi da “Train-ing” e, anzi, c’è fondato il “rischio” che la folta schiera vada ulteriormente aumentando
FRANCESCO
PIU
“Blues Journey”
Groove
Company
www.groovecompany.it
Giovane chitarrista sardo alla
prima esperienza discografica ufficiale, Francesco Piu entra nella ristretta ma
qualificata cerchia dei rappresentanti del blues acustico italiano con
l’autorità e la convinzione di chi non è destinato a recitare il ruolo della
comparsa.
Il cd non rende completamente
giustizia al talento di Francesco che nei concerti, libero da limitazioni
temporali, si lancia in improvvisazioni mai banali sostenute da una tecnica
evoluta e da un “tiro” formidabile.
Il suo è un blues che affonda le redici in quello
del Delta e di Chicago
ma che è arricchito da soluzioni polifoniche originali di derivazione jazz e
richiami rock: una miscela di tradizione e modernità che affascina al primo
ascolto.
La presenza in “Blues Journey”
della Hendrixiana Manic Depresion, d’altra parte, è indicativa delle
influenze anche “elettriche” del chitarrista di Sassari. La dedica a Jimi è,
però, in parte contraddetta da assoli che, di tanto in tanto, ricordano il
Clapton dei tempi belli.
Più adotta una tecnica mista che prevede
l’utilizzo del plettro supportato dall’anulare e dal medio ed una
strumentazione piuttosto varia che comprende una Martin HD28V, una Gibson
Hummingbird, un Dobro squareneck del ’64, un roundneck F-60, una guitar banjo
ed una Lap Steel artigianale “Frankie”, costruita da Francesco Porcu e
Fabrizio Sulliotti della liuteria “Last Beach”
Il
CD comprende If you love me like you say di A. Collins, They’re red
hot di R.Johnson, I don’t need no doctor di R. Charles, I want a
little sugar in my bowl di N. Simone, Manic depression di J. Hendrix,
The jody grind di H. Silver, Harvest di N. Young e tre
composizioni originali, di due delle quali (Bedroom blues e Too late)
Francesco ha anche scritto il testo.
GABRIELE POSENATO
“Modus Vivendi”
Fingerpicking. Net
Gabriele Posenato svolge un lavoro, quello di agronomo e viticoltore, di cui è giustamente orgoglioso e che lo tiene impegnato in modo totale ed esclusivo per tre mesi all’anno.
Quando gli impegni si fanno meno pressanti trova il tempo di dedicarsi alla chitarra e lo fa con la stessa serietà con la quale affronta la sua professione.
“Modus Vivendi” è il suo primo CD ma è un’opera straordinariamente matura.
La tecnica utilizzata è quella derivante dal fingerstyle tradizionale anche se non mancano interventi a base di tapping e di guitar percussion.
L’omaggio a Pat Metheny ed alla sua “Last Train Home” non deve trarre in inganno; l’influenza più evidente per Posenato è quella di Ed Gerhard. E’ da Gerhard che ha tratto il gusto per le atmosfere sognanti; è da Gerhard che ha imparato l’importanza delle pause e di quell’incedere lento che attribuisce ad ogni singola nota un’importanza fondamentale nell’ambito del discorso narrativo.
Le nove composizioni originali che costituiscono l’ossatura di “Modus Vivendi” sono tutt’altro che banali e ed evidenziano la vena intimista e poetica dell’autore.
Annunciate dichiaratamente come “deux divertissements”, vi sono però anche due tracce, la 11 e la 12, che portano incisi brani completamente fuori contesto (“Windi and Warm”, “Vengo anch’io” e “Sandokan”) ma che hanno il pregio di rispecchiare la personalità solare di Posenato, persona di grande simpatia e comunicatività.
Una citazione a parte la merita il magnifico suono prodotto dalla Lakewood del chitarrista veneto perché, anche se è vero che le percussioni sul corpo della chitarra risultano a volte un po’ troppo invasive dal punto di vista acustico, il CD, se ascoltato con un buon impianto di riproduzione, assicura una resa sonora davvero notevole.
“36 The Fingerpicking.net Sampler”
“36 The Fingerpicking.net Sampler” è un’opera di fondamentale importanza in quanto simbolo di un movimento, quello dei chitarristi acustici italiani, che sta cercando, con vigore e compattezza, di far sentire la sua voce.
All’opera di divulgazione posta in atto da più di un decennio dall’A.D.G.P.A. si è affiancata, da qualche anno a questa parte (2000 ), quella del sito web Fingerpicking.net, fondato da un rappresentante storico del fingerstyle italiano: Reno Bandoni.
Ad un appello pubblicato congiuntamente su Fingerpicking.net e sul sito dell’A.D.G.P.A (www.adgpa.it) hanno risposto decine di chitarristi ed è stato poi compito di Giovanni Pelosi, nella sua veste di Direttore Artistico, scegliere, tra le varie proposte, le 36 da inserire nei due CD.
Uno dei maggiori pregi di questa operazione è quello di dare la possibilità ai chitarristi emergenti di farsi conoscere da un pubblico più ampio e, nello stesso tempo, quello di consentire agli ascoltatori di valutare le loro proposte artistiche avendo come punto di riferimento, sugli stessi dischi, i tanti “Mostri Sacri” che hanno dato la loro adesione al progetto.
Il primo CD si apre con “Aspettando Paul”, una composizione del chitarrista di derivazione classica Massimo Alviti del quale propongo, a seguire, la recensione del recente “…in un giorno di pioggia”. Subito dopo è la volta di “On The Road Whit Mama”, cavallo di battaglia dal vivo del notissimo Beppe Gambetta. La delicata “Penny” di Giorgio Cordini, storico collaboratore di Mauro Pagani, precede, invece, una suggestiva composizione di Claudio Tassi: “Ragman”.
Subito dopo è la volta di Reno Bandoni (E quel che è), editore dell’opera ma, soprattutto, chitarrista di gusto e grande esperienza. Luca Francioso, invece di un suo brano, presenta “Forbidden Colours” di Sakamoto; scelta poco comprensibile provenendo da uno dei più poetici compositori della nuova generazione. Da Stefano Tavernese (qui al mandolino Gibson A-3del 1921) e Daniele Bazzani (alla chitarra) arriva invece un “Cannonbal Rag” molto elaborato che prende il nome di “Chocolate Balls Rag” mentre Alessandro Vitali propone “l’Elefantino di stoffa”. Al di la della piacevolezza di questo brano, Vitali, chitarrista che si affaccia ora nel “grande giro”, merita un incoraggiamento per le qualità che, almeno in parte, dimostra già di possedere.
Molto bella la versione di”Some Day My Prince Will Come” di un Roberto Martino in costante crescita a livello esecutivo e non da meno si dimostra il pregevolissimo arrangiamento di “Nuovo Cinema Paradiso” di Paolo Sereno.
Un altro nome storico che compare in “36” è quello di Andrea Carpi, che per l’occasione ha scelto una composizione ispirata alla musica popolare sarda (Ballo per Matteo e Luca); musica popolare di cui è, notoriamente, attento studioso.
Oscar Bauer ed il bassista acustico Lupo Lupi offrono una versione di “Sunwheell Dance” di Cockburn, caratterizzata da un’impasto sonoro efficace e molto ben registrato. Segue una piacevole cover di Roberto De Luca de “Il pescatore” di De André.
Slide e voce da brividi per la versione di Alex Di Reto di “Key To The Highway” mentre con Juan Lorenzo si ha l’opportunità di ascoltare “Pueblo”, una composizione originale che evidenzia l’ottimo livello tecnico raggiunto dal chitarrista flamenco. Dopo la delicata”Christy’s Wind” di Enrico Mantovani arriva “Groove” di Andrea Benzoni, basata su di un giro ritmico molto intrigante ma che non pone completamente in risalto le straordinarie doti tecniche del chitarrista di Forlì. A chiudere il primo CD è “Leola Kay” di Tod Hallawell, uno dei due chitarristi stranieri (l’altro è Boris Bursac), che compaiono in questo lavoro discografico.
Il secondo disco si apre con “ The Short Goodbye”, un brano con il quale Daniele Bazzani dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, di non essere un semplice esecutore dei classici del picking.
“Misgovernment Blues” trasmette benissimo l’energia di un Paolo Bonfanti in piena forma mentre “mio caro Ben”, aria lirica della fine del ‘700, è proposta da Franco Morone.
Antonio Tarantino offre una efficace versione della celeberrima “Samba de Orfeu” alla quale segue la “Sweet Little Town” di Andrea Castelfranato, chitarrista emergente caratterizzato dall’ottima padronanza delle tecniche percussive e di tapping.
“Impronte Lontane” del chitarrista flatpicking Roberto Dalla Vecchia, ne dimostra gli evidenti progressi rispetto all’esordio avvenuto nel 1998 con il CD “Open Space”.
Continuando, tre pezzi da brivido: bella e raffinata L “Angelo Pasticcione” di Giovanni Palombo; deliziosa e struggente la battistiana ”Emozioni” di Alberto Grollo; delicata e irresistibile la “You Are The Sunshine Of My Life” di Boris Bursac.
Dopo l’evocativa “Agosto” di Alberto Caltanella arriva la “Purple Haze” acustica di Stefano Barbati, magnifico chitarrista in grado di suonare praticamente di tutto ma, forse proprio per questo, ancora alla ricerca della “sua” strada..
Alla dolcissima “Modus Vivendi” di Gabriele Posenato succede “Hasten Sowly”, la proposta di Giovanni Unterberger, pioniere dei chitarristi acustici italiani.
Giovanni Pelosi, Direttore Artistico di “36”, ha riservato per se un brano dell’amatissimo James Taylor:: “Your Smiling Face”. Davide Mastrangelo, Direttore della Lizard di Fontanetto Po si presenta con “The Last Mosquito’s Flight”. Divertente e molto ben arrangiata la “The Entertainer” di Giulio Redaelli”. Magnifica la successiva “Something”, e non poteva essere diversamente visto che l’autore della trascrizione è il mai abbastanza apprezzato Rodolfo Maltese.
Chiude il secondo CD il “Valzerino” di Alex Britti, la cui esecuzione ha il pregio di ricordare a tutti che Alex è, prima di tutto, un chitarrista di valore.
GIULIO
REDAELLI
Blue - Eyed Duckling
Gran disco questo Blue - Eyed Duckling, sopratutto se si considera che non proviene da uno dei pionieri del Fingerstyle italiano.
L'autore, Giulio Redaelli, non disdegna di far ricorso, di tanto in tanto, al picking più tradizionale e lo fa in pezzi come "Yellow house rag" con una freschezza ed una pulizia degni di nota.
Supportata da una invidiabile qualità di registrazione (il CD è nato nell' "Acoustic Design Studio" di Pietro Nobile), la chitarra di Redaelli dipinge atmosfere delicate ma non rarefatte.
L'obiettivo da raggiungere è sempre bene in evidenza e le linee melodiche costruite con cura.
Davvero suggestiva "Getaway", chiaramente ispirata ad alcune composizioni di Dadi "Duffy", godibilissima e insinuante "The Gold Rush".
In conclusione un CD che è piaciuto a tutti i componenti del "Gruppo d'ascolto" e che ci fa scoprire un chitarrista sicuramente destinato al successo.
ENZO
ROCCO
Tuba Trio
Il
lavoro di Enzo Rocco e dei suoi prestigiosi collaboratori -Rudy Migliardi
(tuba/trombone), Ettore Fioravanti (Batteria)- apre una riflessione di grande
attualità sulla ridefinizione delle diverse aree linguistriche musicali e su
quel processo di osmosi legato alla vicenda fono-espressiva intesa come momento
di flusso.
Il "Tuba Trio", a prescindere dall'originalità dell'organico, ci
propone un itinerario attraverso vissuti sonori cangianti, ironici e disinibiti,
dove emerge la necessità di giocare con "le musiche" oltre gli
stereotipi della cultura dominante.
Il tutto accade infrangendo la barriera estetico-formale degli stili e dei
generi con notevole interplay e sensibilità.
ENZO
ROCCO – CARLO ACTIS DATO
Pasodoble
Di Enzo Rocco, musicologo, docente di tecniche di animazione musicale e compositore jazz, abbiamo già recensito il CD "Tuba Trio".
Vogliamo
ora segnalare l’uscita di "Pasodoble", inciso con il sassofonista (e
non solo ) Carlo Actis Dato.
Non si tratta, ovviamente, di musica per tutti ma consigliamo ugualmente a tutti
di ascoltarla poiché, pur rappresentando un invito ad uscire da schemi ormai
consunti, ha il pregio di smitizzare con l’ironia l’utilizzo dei linguaggi
musicali colti.
CLAUDIO RUDELLA
Venti convergenti è un bel disco di rock italiano. Niente di particolarmente innovativo, ma si fa ascoltare con piacere e presenta alcuni brani come "La divina" o "Con più volume ancora" ben costruiti, di facile ascolto e di ottimo livello qualitativo.
Rudella
è un chitarrista che si può inquadrare in quel filone rock-melodico che ha in
Italia, come capofila, Gae Manfredini, ma è questa considerazione relativa allo
stile è solo indicativa perché le differenze fra i due sono ben percepibili.
Se in "Venti
convergenti" le composizioni, a parte "la donna cannone" di De
Gregori ed "El paso" di Alberto Grollo, sono tutte originali, non si
può tacere che Claudio è anche leader dell’"ALTRO MONDO", un
gruppo che si dedica al repertorio di band storiche come i Deep Purple ed i
Queen, ma che raggiunge la perfezione nel riprodurre i capolavori dei Led
Zeppelin.
L’"ALTRO MONDO" esiste dal 1968 ed è anche per questo che le sue
esibizioni dal vivo sono impeccabili e regalano momenti di grande
coinvolgimento.
Per chi crede che la musica non sia solo tecnica ma anche divertimento, Claudio
Budella e la sua band sono un valido punto di riferimento.
IL
NOSTRO CANTO LIBERO
SAMSÃRA
Distribuzione : MA. RA.CASH
Distribuzione
in Italia: Venus Dischi ( www.venusdischi.com
)
Ci
sono canzoni così belle che non richiedono diversi ascolti per essere
memorizzate.
Colpiscono
il cuore e vengono subito metabolizzate entrando a far parte stabilmente del
bagaglio di ricordi di chi ne comprende la qualità artistica.
Quando
questo accade non si avverte più il bisogno di ascoltarne la versione originale
perché, giorno dopo giorno, ognuno, nel cantarle e ricantarle (o, se è in
grado di farlo, nel suonarle e risuonarle), le modifica sino a renderle
perfettamente compatibili con i propri gusti.
Le
composizioni della coppia Mogol-Battisti rappresentano certamente uno degli
esempi più lampanti di questo diffuso fenomeno, tanto che l’ascoltarne dopo
svariati anni dei mediocri rifacimenti o, addirittura, , le versioni originali,
può lasciare perplessi.
Per questo è normale avvicinarsi con cautela ad un cd che ripropone 14 tra i maggiori successi del Lucio nazionale.
Già dalla lettura dei nomi dei componenti del gruppo, però, ci si sente rassicurati, trattandosi di musicisti di gusto ed esperienza: Aldo Tagliapietra (basso e 12 corde), Claudio Rudella (chitarra), Beppe Leoncini (batteria), Christian Pugliese (voce).
Tutte
le composizioni sono proposte in chiave rock con arrangiamenti misurati che non
ne stravolgono la struttura. La voce di Pugliese, poi, molto diversa da quella
di Battisti, impedisce confronti nostalgici, contribuendo a creare un impasto
sonoro moderno e personale.
Sotto
questo profilo ci sono pezzi di storia come 740 e Con il nastro rosa
che acquistano nuova vita grazie ad idee originali come, ad es., quella di
inserire, nella seconda, fugaci ma gustosi omaggi allo stile di Knopfler.
Piacevolissimo
risulta anche il medley acustico comprendente I giardini di marzo, La
luce dell’Est e Non è Francesca; medley che vede l’alternarsi
delle voci di Claudio, Christian e Aldo.
10
ragazze è il titolo che ha
subito il maggior processo di elaborazione in chiave rock con un intro alla
Black Sabbath ed armonici alla Zakk Wylde. L’equilibrio tra la linea melodica
e l’arrangiamento risulta, ad un primo ascolto, un po’ precario ma ci si fa
presto l’abitudine.
Molto
originale è anche l’intro di E penso a te. In questo caso, però, non
occorre alcun processo di adattamento per lasciarsi conquistare dal fascino di
quello che viene ritenuto, a ragione, un capolavoro senza tempo.
Oltre
ai già citati, i brani che compongono il cd sono: Il vento, Fiori
rosa, fiori di pesco, Il tempo di morire, Il mio canto libero,
Io vivrò senza te, 29 Settembre, Pensieri e parole.
Samsāra
è un’opera coraggiosa che, pur rispettando le melodie e la poesia della
coppia di autori più famosa della musica italiana, porta un contributo di nuove
idee a queste canzoni, riaffermandone la capacità di resistere al trascorrere
del tempo.
GUIDO
SCHIRALDI
"Dance of an angel"
Dance of an Angel è
un CD veramente interessante nel quale le chitarre acustiche, il sitar, la
chitarra Synth, le tabla e altre percussioni, sono suonate tutte da Guido
Schiraldi, musicista e autore a tutto tondo.
Sin dalle prime note si percepisce infatti la fluidità del pensiero musicale,
dove la grande padronanza delle svariate tecniche strumentali viene utilizzata
in funzione della musica.
Premesso questo è chiaro che Guido considera la musica una "elevata"
forma di meditazione, veicolo di energia positiva capace di avvicinare ad una
maggiore consapevolezza della natura e della spiritualità.
Ascoltando i nove brani del CD si possono intravedere influenze e accostamenti
con diverse culture e generi musicali: anzitutto la musica indiana (India del
Nord, tradizione Hindustani) che Guido incomincia a studiare nel 1977 sia in
India che in Italia, avvicinandosi al sitar, alle tabla e alla pratica dello
Yoga, veicoli fondamentali per una personale ricerca di cammino
spirituale.
Si intuisce inoltre la presenza di un "sottobosco" di molti altri
generi musicali: musica classica, jazz, pop, country, celtica, araba, africana e
etnica, il tutto filtrato dalle matrici mediterranee dovute alla nascita
partenopea del nostro musicista.
E' proprio attraverso le diverse culture e tradizioni musicali che Schiraldi
attua la "ricerca della verità" della musica e del musicista con una
vibrazione che porta benessere, energia, positività e profondità.
A composizioni con emozioni e stati d'animo più introspettivi si alternano
altre che danno spazio al gioco e alla danza come puro divertimento.
Tutto questo porta ad avere come filo conduttore la universalità
dell'esperienza sonora dell'uomo - natura - spiritualità.
FRANCOIS
SCIORTINO
"Printanière"
Orion
Productions
François Sciortino è l'astro nascente del picking francese, uno stile musicale che presso i nostri "cugini" gode di grande favore grazie alle opere che hanno contraddistinto i primi anni di carriera di Marcel Dadi.
Sciortino non esita a ammettere l'enorme influenza che Dadi ha avuto nella formazione del suo gusto musicale e non si affanna a rivendicare una propria originale identità artistica. Ciò nonostante bisogna riconoscergli doti tecniche notevoli e talento da vendere.
Nell'osservarlo
suonare dal vivo la prima cosa che si nota è la tranquillità con la quale vive
il contatto con il pubblico. Rilassato e naturale dimostra una grande facilità
esecutiva unita ad un ottimo senso del tempo.
Le sue composizioni sembrano fatte apposta per rimanere scolpite nella memoria
ed essere eseguite senza eccessive difficoltà da chiunque (o quasi).
La facilità compositiva unita ad una evidente propensione per la melodia fanno di Sciortino un artista che si ascolta sempre volentieri e che è in grado di offrire brani adatti ad ampliare il repertorio di molti chitarristi acustici in cerca di composizioni fruibili da un pubblico più ampio di quello dei "maniaci del picking".
"Printanière" presenta 11 pezzi, molti dei quali contaminati da elementi flamenco, jazz o etnici.
A differenza di quanto avveniva nel precedente CD del chitarrista francese (Picking), manca, in questo, una composizione "guida" che si distacchi nettamente dalle altre. Non è questo un difetto ma, anzi, la prova che la qualità compositiva si è andata, nel tempo, uniformando verso l'alto.
Un disco, in conclusione, da suggerire a tutti coloro che apprezzano la musica strumentale acustica e, in particolare, agli amatori che cercano per l'adorata sei corde un repertorio stimolante ed abbordabile al tempo stesso.
FRANCOIS SCIORTINO
“Tranquille le chat”
CD + Libro di intavolature
“Tranquille le chat” è sicuramente un bel disco ma non riesce a dare di François Sciortino un’immagine completa.
Sicuramente ne evidenzia la naturale simpatia ed il contagioso umorismo (bellissima la copertina di Thierry Lamouche raffigurante un felice micione
chitarrista “spaparanzato”in poltrona e divertente l’idea di mostrarne anche
il retro).
Sicuramente ne dimostra anche la capacità di spaziare con disinvoltura tra i diversi generi (musica celtica, d’atmosfera, picking, country con qualche
inflessione jazz).
Quello che però non riesce a fare è trasmettere tutta l’incredibile energia che
sprigiona François nelle esibizioni dal vivo.
Niente di grave, per carità (il fenomeno è lo stesso che si avverte ascoltando,
ad es., un disco di Tommy Emmanuel dopo averlo visto in concerto) ma è un peccato per il pubblico italiano che non ha molte occasioni di assistere
alle esibizioni del chitarrista francese.
A parte questo, c’è davvero molto materiale interessante in “Tranquille le
chat” ed anche chi ha particolarmente apprezzato il primo album di Sciortino non rimarrà deluso potendo contare su almeno un paio di
composizioni picking piacevolissime sia da ascoltare che da suonare (“Tranquille le chat” e “Jour de foire”)
“Pinalapupu”, invece, è idealmente dedicata agli amanti dell’ukulele.
Attenzione a non spegnere il lettore CD dopo l’ultima nota di “Irlande” perché quel brano nasconde una traccia fantasma che, in linea con il
carattere dell’autore, chiude in modo davvero particolare ed ironico la sua
ultima fatica discografica.
SOHAM
"à cette
heure là"
DCL Production
"à cette heure là" è il classico "disco che non ti aspetti".
Tutto, a partire dagli artisti per finire con l'elaborata confezione, sembra fatto apposta per disorientare (ma anche per attirare) i potenziali acquirenti.
I SOHAM sono un duo composto dal dotatissimo chitarrista acustico francese Christian Laborde e da Dalila Azzouz, una cantante jazz che dall'unione artistica e sentimentale con Christian ha tratto la voglia e la curiosità di misurarsi con la canzone d'autore.
Il loro primo CD, l'acerbo ma splendido "Couleurs" fotografava un momento felice di un rapporto musicale ancora alla ricerca del giusto equilibrio, con la chitarra che non rinunciava alle raffinatezze tecniche di solito riservate ai dischi strumentali e con la voce di Dalila ancora chiaramente debitrice allo stile jazz.
Questa nuova opera, invece, indica senza incertezze la direzione artistica che i SOHAM hanno imboccato.
Laborde si è dedicato alla composizione di melodie mai banali mettendo (senza rimpianti) la museruola alla chitarra e ponendola totalmente al servizio della sua compagna.
Anche Dalila ha abbandonato ogni velleità tecnica per calarsi completamente nella dimensione folk.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, però, questo apparente ridimensionamento finisce con il giovarle perché le consente di concentrarsi sull'interpretazione, senza la preoccupazione di dover "riempire gli spazi".
Ad occuparsi del sostegno musicale, infatti, non è più il solo Christian, dal momento che i SOHAM sono ormai diventati un quartetto grazie all'apporto di Marco Hartz al mandolino e di Pierre Savary alle percussioni.
Ad una Dalila più originale e meglio calata nella parte si affianca in "Quelque chose en toi" anche Francis Cabrel e questo non lo si può considerare un particolare di poco conto perché Cabrel è un cantautore che gode di enorme successo popolare in Francia e, partecipazione al disco a parte, il fatto che abbia scelto i SOHAM come gruppo di apertura dei suoi concerti la dice lunga sull'importanza che Christian e Dalila stanno assumendo nel panorama musicale francese.
ANTONIO TARANTINO
"La chitarra nel Flamenco moderno". (Metodo+CD)
"La chitarra brasiliana" (Video)
L’infaticabile
Antonio Tarantino riesce a sfornare un’ opera didattica dietro l’altra e,
cosa che ancora di
più stupisce,
è che lo fa trattando argomenti diversi.
"La chitarra
nel flamenco moderno" è un metodo che, come si intuisce dal nome, non
ha l’obiettivo di
approfondire
gli aspetti più tradizionali di questo genere musicale, ma bensì quello
di inserirne alcuni
aspetti nell’ambito più ampio della chitarra latina moderna, senza peraltro
rifuggire contaminazioni
con altri generi come il blues, il jazz e la world music. Il
soffermarsi su argomenti come, ad esempio, l’utilizzo del fingerpick al
pollice ne è un’evidente conferma.
L’opera , scritta in due lingue, presenta una veste grafica molto elegante e
comprende un CD dimostrativo.
Con la "La
chitarra brasiliana" Tarantino ritorna ad occuparsi dell’ambito
musicale che ne ha sinora contraddistinto
l’evoluzione artistica.
Malgrado le note di copertina lo indichino come destinato ai chitarristi di
livello medio ed avanzato, riteniamo
che
questo sia un video per tutti perchè, a parte l’aspetto più strettamente
didattico, ha il pregio di offrire una grande
varietà di tecniche e di ritmi e, quindi, di fornire molte informazioni oltre
che una visione ampia del mondo della chitarra brasiliana.Video VHS Durata 46’
"La chitarra nel Flamenco moderno"
e "La chitarra brasiliana" -Nuova Carisch S.r.l. Tel.02/98221212
Cinque composizioni originali per chitarra brasiliana.
di Antonio Tarantino
Edizioni musicali INTRA'S - Distribuzione Musical Service srl, Via Mecenate n. 84/15 Milano.
L'opera si presenta con una veste tanto sobria quanto pratica e presuppone, per l'utilizzo, la conoscenza della musica scritta poichè non contiene intavolatura. Un'altra particolarità è quella di presentare il pentagramma scritto a mano (molto chiaramente) dall'autore, cosa che conserva sempre un certo fascino.
L'apertura è riservata a "Dia do meu samba", una composizione che si rifà alla tradizione brasiliana di rapportare alcuni tipi di samba a giorni o a situazioni particolari. E' una samba con influenze jazz e presenta una media difficoltà con intreccio di parti ritmiche e melodiche. Segue
"Balançando na Bossa" una Bossa Nova classica molto melodica che si rifà alle melodie del nord-est del Brasile. Il grado di diffoltà è medio-alto. Il terzo pezzo è
"Velho Choro", ispirato alla musica popolare brasiliana di vecchio stampo. Deriva dalla fusione tra il tango Maxixe e Habanera e si rifà alla tradizione del vecchio Choro. La composizione è polifonicamente molto complessa e quindi consigliabile a musicisti di estrazione classica.
"Paixao de Carnaval" è ispirato al carnevale di Recife e presenta un alto grado di difficoltà soprattutto per quello che riguarda le scale. La chiusura è riservata a "Baiao pra Luiz", dedicata al grande fisarmonicista Luiz Gonzaga. L'inizio presenta un tremolo di ispirazione classica per poi rifarsi alla tradizione del nord-est del Brasile. Mantenendo tutte le caratteristiche del Baiao, utilizza la tecnica del basso alternato e del ponteado (consistente nel saltare da una parte all'altra della stessa corda alternando i suoni prodotti dal dito premuto sulla tastiera con i suoni prodotti dalla corda a vuoto).La difficoltà tecnica è piuttosto elevata.
A parte l'aspetto compositivo didattico tutti i brani risultano molto gradevoli all'ascolto e divertenti da suonare.
Si tratta, quindi, di un opera interessante che piacerà particolarmente ai musicisti classici desiderosi di ampliare il loro repertorio ma che probabilmente incontrerà il favore anche di chi si dedica normalmente al fingerstyle.
La raccolta , come il successivo CD di Marcello Capra, è contrassegnata dal marchio ADGPA a garanzia della qualità e a conferma della simpatica consuetudine che induce molti chitarristi di fama ad evidenziare la loro adesione all'associazione.