LE RECENSIONI DELL'A.D.G.P.A.

 Con il moltiplicarsi delle opere autoprodotte abbiamo deciso di non aggiornare più questa pagina per l'oggettiva impossibilità di recensire tutti i lavori meritevoli di attenzione ma di lasciarla comunque visibile per non dimenticare gli album già presi in considerazione. 

 

MASSIMO ALVITI

“…in un giorno di pioggia”

Fingerpicking. Net

Il titolo non deve trarre in inganno facendo pensare ad un’opera malinconica perché “in un giorno di pioggia”, album d’esordio di Massimo Alviti, è, al contrario, un contenitore di musica solare e, cosa che non guasta mai, di ottima qualità: un fingerpicking melodico e armonicamente evoluto.

Il CD inizia con l’autore che fischietta sotto la doccia (“Forse una canzone”) e si conclude con la pioggia che lo bagna mentre è in attesa di un autobus virtuale (“Meravigliosa tenerezza”).

In mezzo 14 brani godibilissimi con alcune punte di eccellenza (“Aspettando Paul”, “Le navi di Alfredo”).

Di tanto in tanto si incontrano delle accordature aperte (DADGAD, DADF#AD, Dropped D) o composizioni che rappresentano omaggi dichiarati ad artisti come i Byrds, Ennio Morione, Paul McCartney e Antonello Venditti (o alla Roma ?).

Non mancano dediche a persone ben determinate (al padre, al figlio, ad un amico lontano, al Ven. Ghescé Sonam Jangchup), altre a “chi sa volare leggero sulla vita” (“La farfalla”), a “chi ha il passo deciso e sa dove andare” (“MT March”) o, più in generale, agli eroi della Beat Generation.

Chitarrista di formazone Classica, Alviti si dimostra compositore di classe che ha saputo far tesoro non solo degli studi effettuati presso il Conservatorio S.Cecilia di Roma ma anche dalle collaborazioni con i nomi illustri del fingerstyle italiano, Rodolfo Maltese sopra tutti.

 

MASSIMO ALVITI

“Il Nome della Terra”

Fingerpicking.net


L’ultima fatica discografica di Massimo Alviti è un album che mantiene ampiamente le promesse.
Solare ed immediato come il precedente “...in un giorno di pioggia”, “Il Nome della Terra” risulta piacevole sin dal primo approccio. Sarà per i due brani d’apertura particolarmente orecchiabili ( “La Vecchia Radio” e “Giò…”), sarà per il suono chiaro e definito, certo è che l’ottima impressione iniziale ben predispone l’ascoltatore e lo accompagna nella scoperta dei 14 brani di cui si compone l’opera.
Musicista di derivazione classica, Alviti ha un tocco molto preciso ma non si abbandona mai a sterili preziosismi tecnici ritenendo, giustamente, più importante il contenuto rispetto alla “confezione” del prodotto.
Alcuni brani sono impreziositi da efficaci interventi al clarinetto di Alessandro Capotto, che, in un caso ( “Nebbia”), utilizza anche il sax soprano, contribuendo in modo determinante a creare la giusta atmosfera.
Il disco, nelle intenzioni dell’autore, vuol essere una rappresentazione del suo mondo interiore e, dunque, ogni composizione rappresenta la traduzione musicale di un momento di vita.
L’unica eccezione è rappresentata dall’ottimo arrangiamento della sempreverde “Ebony
and Ivory” (P. McCartney/S. Wonder).
Per i chitarristi è bene segnalare l’imminente l’uscita di un Book contenente le parti
musicali e le intavolature di tutti i brani.

 

MASSIMO ALVITI & RODOLFO MALTESE

Alma

Edizioni Terre Sommerse

 

Il titolo del disco nasce dall’unione dei cognomi dei due musicisti che lo hanno inciso ma il significato della parola così formata (anima) ne descrive idealmente il contenuto. Si tratta di musica fresca e splendidamente suonata che, alternando composizioni originali a quelle di autori come Lennon-Mc. Cartney, Pat Metheny e Salinas-Gonzales, pone in primo piano il grande affiatamento tra due chitarristi che non solo mettono l’anima in quello che fanno ma posseggono anche una sensibilità accentuata che li rende simili e complementari al tempo stesso. Il romano Massimo Alviti vanta rigorosi studi classici ma anche una decisa apertura verso altri stili come il jazz ed il fingerstyle, mentre Rodolfo Maltese è ritenuto da molti un vero e proprio mito per l’indubbia importanza che ha avuto nella musica italiana grazie alla sua militanza nel Banco del Mutuo Soccorso; importanza che continua ad avere per la varia ed intensa attività artistica, sempre all’altezza del rispetto di cui universalmente gode.

Alma si compone di 11 brani in cui gli interventi di Massimo e Rodolfo si equivalgono grazie ad un continuo scambio di ruoli che consente ad ognuno di loro di esprimersi compiutamente. La caratteristica più evidente dell’opera è costituita dalla precisione degli incastri sonori; una precisione che deriva dall’abitudine a suonare insieme e, soprattutto, dal piacere che i protagonisti traggono dal farlo.

Due composizioni su tutte: la solare La vecchia radio di Alviti e l’avvolgente ed ispirata Il volo del Gabbiano di Maltese.

 

 

TONI BALOCCO
“L’uomo che uccise Fedra Fedora”
Wilder 2005


Dimostratore delle chitarre resofoniche importate in Italia dalla Wilder s.a.s., Toni Balocco è un vero e proprio personaggio prima ancora di essere un chitarrista. 
Simpatico, espansivo, grintoso; non si può dire che sia un punto di riferimento sotto l’aspetto puramente tecnico ma il suo modo di suonare è esattamente quello richiesto dalle mitiche National.
Il disco non restituisce completamente l’energia che Balocco impiega in tutto quello che fa ma, se da un lato è vero che per apprezzarne pienamente il talento è necessario ascoltarlo in concerto, dall’altro è altrettanto vero che l’ascolto del CD non lascia affatto indifferenti.
Accanto a nove composizioni originali si possono ascoltare arrangiamenti molto piacevoli di brani tradizionali come “Sweet Petunia” o “Walk Right in”, senza dimenticare l’omaggio a Robert Johnson (New Rambling Bues).
Una citazione particolare la meritano il divertente “Riptutada l’allegro blues del Pesce spada” e due pezzi (“Maine Ida Maine” e “Last Night”) che mettono nel giusto risalto la potentissima voce.
Non bisogna avvicinarsi a questo lavoro discografico con l’ottica del chitarrista fanatico ma predisporsi all’ascolto con l’apertura mentale che dovrebbe sempre accompagnare chi si appresta a fare la conoscenza di un nuovo musicista.
Ingenuo sotto certi aspetti ma geniale sotto altri, Balocco è un artista da non sottovalutare.

 

TONI BALOCCO
“Colori”
www.tonibalocco.com


Luca Andreotti, in arte Toni Balocco, è un artista aperto a tutti i linguaggi espressivi.

Pittore prima di essere chitarrista, ha cercato, in questo cd, di miscelare la musica ai colori usando le atmosfere sonore per imprimere su di una tela virtuale le sue emozioni.

Ogni brano sembra, così, avere la forza evocativa di un quadro.

Quello d’apertura, Budo (un surreale interloquio tra Darma Lampadina e Lupango Tarango), evoca un poetico dialogo tra il divino e l’umano mentre Danza Nuziale di un fagiano innamorato è una vera e propria danza in stile bretone.

In Colori, la composizione che dà il titolo all’album, la tavolozza viene sfruttata senza risparmio per alternare pennellate sonore sempre diverse su di uno sfondo ipnoticamente monocromatico.

Il blu, gli azzurri ed i verdi tipici dell’acqua sembrano invece tracimare dai solchi di Piccolo fiume mentre con Enrica, un brano dedicato alla moglie, si rientra in un ambito compositivo più rilassato e convenzionale, nobilitato, però, da un’evidente e sentita ispirazione.

In omaggio alle origini chitarristiche del musicista, nei brani successivi c’è molto blues ma anche una citazione di John Fahy ed una tamurriata.

Amante delle chitarre resofoniche, Balocco le lascia un po’ in disparte in quest’opera, preferendo la calda sonorità delle Hobo guitars. Quando, però, torna al primo amore, il timbro inconfondibile della National si fa apprezzare, come nel caso di Djerba o di I Don’t Know Blues.

Old Japanese chiude il disco con una cantilena affascinante ma che provoca qualche rimpianto.

Toni Balocco, infatti, ha una voce tanto bella quanto originale e, così, i tre minuti del pezzo sembrano finire in un istante; davvero poco per non sentire la mancanza di un seguito.

In attesa di un disco che lasci più spazio al canto, però, ci si può consolare pensando che non sempre la fine di qualcosa è veramente una fine. In questo caso, poi, se dopo l’ultima nota di Old Japanese non si spegne subito il lettore audio…

 

 

DANIELE BAZZANI

"Truss Roads"

Picking, picking e ancora picking... una vera manna per gli amanti della famigerata tecnica del basso alternato, dal momento che la si può ritrovare in quasi tutte le composizioni del CD.

Un limite? Assolutamente no; anzi, il punto di forza di un opera che è in grado di regalare agli appassionati ben otto composizioni originali di Bazzani oltre ad alcuni arrangiamenti di brani di successo, tra i quali spicca una splendida versione dell'italianissima "Azzurro".

Certo, non mancano doverosi omaggi a Jerry Reed e dediche espresse a Chet Atkins ma il grande pregio di "Truss Roads" è quello di contribuire ad ampliare un repertorio picking che, se a Travis, Atkins, Reed e Dadi deve molto, non merita certo di essere trascurato dai nuovi talenti.

Daniele Bazzani, da anni collaboratore della rivista "Chitarre", possiede il tocco preciso e pulito tipico dei pickers di razza e, cosa che non guasta, una vasta cultura musicale che gli consente di dar vita a composizioni che, pur restando nel solco della tradizione, presentano aspetti armonicamente evoluti.

L'accordatura è quasi sempre quella standard, tranne che in "Settembre" e "La Fata" (DGDGAD) ed in "Flowin" e "Dadgad" ((DADGAD). L'open tuning in DGDEBD è invece riservata alla Hubbardiana "Steeplechase Lane".

Due curiosità: il pezzo "Pushin" compare solo sul video "Chet & Jerry Live at the Bottom Line in N.Y. 1992" ed essendo stato trascritto proprio da quello storico documento visivo è, probabilmente, la prima volta in assoluto che viene inciso su CD.

La seconda circostanza degna di nota è rappresentata dal fatto che ben tre brani "Mr. Atkins C.G.P.", "Melody" e "Travising" sono stati composti da Daniele dopo una giornata passata a guardare un video di Marcel Dadi che suonava la musica di Merle Travis.

Un'ultima citazione la merita la versione offerta dal CD della celeberrima "The Claw", perché il pezzo presenta un'inedita parte centrale improvvisata, inserita allo scopo di non proporre l'ennesima copia conforme dell'originale.

 

DANIELE BAZZANI
"Daniele Bazzani"

Fingerpicking.net

Solo una decina di anni fa il numero dei chitarristi fingerstyle italiani di livello internazionale era ridottissimo. Oggi il movimento acustico è in netta evoluzione ed il gruppo d’eccellenza si è notevolmente ampliato. A tanti nuovi artisti corrispondono tanti nuovi dischi, spesso ottimamente incisi e di piacevole ascolto. Si è così passati da una decina di opere di fondamentale importanza storica ad una gradita invasione di materiale di pregio e qualità omogenea.
Il rischio che corre ogni nuova opera è, di conseguenza, quello di confondersi con altre della stessa corrente artistica. Non è però questo il caso di "Daniele Bazzani", seconda prova discografica del noto chitarrista romano.
Si tratta di un disco molto diverso dal precedente "Truss Roads", incisione più pretenziosa dal punto di vista tecnico, come spesso lo sono le opere prime.
Questo CD appare, già al primo ascolto, più maturo ed ispirato.
Ogni composizione è un piccolo gioiello, alcune, poi, possiedono il non cercato ma indubbio dono di "entrare in testa", come certe filastrocche pop fatte apposta per essere memorizzate.
Un esempio è rappresentato da "Futre & Noa", familiare ed intrigante al tempo stesso o dalla "Ninna nanna del cammello", un titolo che più indovinato non poteva essere.
Non mancano, per altro, momenti intensi e suggestivi come "The baby" (composizione impreziosita dal violoncello di Silvia Battisti D’Amario) o arrangiamenti efficaci ed intelligenti come quello di "ma che freddo fa", la storica hit di Nada.
Da un certo punto di vista appare un po’ fuori contesto la traccia finale, l’unica cantata, ma c’è da dire che la voce di Gina Fabiani è così calda che fa venir voglia di ascoltarla più diffusamente, magari inserendo nel lettore uno dei dischi incisi con il compagno d’arte e di vita sotto la sigla "KozmicBlues".
In conclusione, "Daniele Bazzani" è un bel disco, anzi, un bellissimo disco.
Una di quelle opere che nascono da un momento di particolare ispirazione e che sono destinate a diventare un punto di riferimento importante nel percorso artistico di chi le ha create.

 

 

BEAT BANG BAND

Ancora in volo

BDS Produzioni Discografiche
Via Marano 14 Pasian di Prato (UD)

 

Seguendo la via tracciata con il precedente Il nostro canto libero (interamente dedicato a Lucio Battisti), il chitarrista rock Claudio Rudella si è posto questa volta a capo della Beat Bang Band per riproporre, dopo un profondo lifting operato sugli arrangiamenti, 12 tra le più note composizioni degli anni 60.

Il cd inizia con un breve medley (formato da frammenti dei brani originali) che rappresenta la porta virtuale che mette in comunicazione il mondo mitico e naif dell'epoca con quello virtuosistico e tecnologico di oggi.

Già dal primo pezzo, Bang Bang, si avverte la decisa svolta rock impressa agli arrangiamenti. Il noto riff è stato irrobustito dal punto di vista sonoro e reso più sinfonico, alla Brian May.

Alcune parti di chitarra, inoltre, sono state aggiunte per ovviare all'originale ripetitività.

Per Ragazzo di strada non solo è stata utilizzata una timbrica marcata ed aggressiva ma è stato affiancato un assolo più attuale a quello della versione storica.

Senti l'estate che torna è stato il primo, grande successo delle Orme ed è proprio la voce di uno dei fondatori di quel gruppo, Aldo Tagliapietra, che appare di tanto in tanto a partire dalla seconda strofa. La versione dei Beat Bang Bang, ispirata ad un'estate caraibica, risulta molto ritmica e divertente, grazie anche al sapiente uso delle percussioni.

La celeberrima Ma che colpa abbiamo noi è forse la composizione contenuta nel cd che ha subito più modifiche sul piano armonico, senza però risultarne stravolta e, anzi, traendo nuovo vigore dalla cura ricostituente alla quale è stata sottoposta.

Ispirato a Gary Moore è invece l'arrangiamento che caratterizza Pugni chiusi. Nel concepirlo Rudella ha preso spunto dall'album Blues for Greeny e cioè da una esecuzione ambientata in un locale piccolo e fumoso. La voce di Christian Pugliese risalta molto bene e riesce a dare il giusto valore all'insieme.

Nei confronti di un brano mitico come la Miniera, l'approccio è stato quanto mai prudente e rispettoso: difficile modificare un capolavoro che non offre il fianco a critiche.

La chitarra elettrica è stata usata senza risparmio ed il ritornello è stato concepito in modo da lasciare spazio ad un arpeggio destinato a sottolineare l'ultima strofa, la più emozionante della canzone. La validità del risultato ottenuto è certificata dal fatto che lo stesso Vittorio De Scalzi ha accettato di mettere la sua voce al servizio di questa versione del cavallo di battaglia dei suoi New Trolls.

Del cd fanno parte anche Sei già di un altro (Equipe 84), Come potete giudicar (I Nomadi), Ragazzina Ragazzina (Giuliano ed I Notturni), Il Mondo (Jimmi Fontana) e Sospesa ad un filo  (Salerno-Califano).

Da segnalare è l'azzeccato uso del tapping a chiusura del pezzo dei Nomadi e la partecipazione all'incisione di Ragazzina Ragazzina di Giuliano Cederle, l'interprete originale della canzone.

L'unico episodio strumentale dell'album, peraltro davvero pregevole, è rappresentato da Il Mondo, inciso con una Fender Stratocaster del 1963 per ottenere un suono ancestrale e vissuto in grado di esaltare la melodia; melodia che, nella parte centrale, è stata sostituita da una orchestrazione ottenuta sovrapponendo più chitarre.

La formazione della Beat Bang Band è composta, oltre a Claudio Rudella (chitarre e cori), da Fabio Boscarato (basso), Christian Pugliese (voce) e Gianni Fantuz (batteria e cori).

 

 

KOZMIC BLUES
“Kozmic Blues”
Fingerpicking.net


Kozmic Blues è un duo formato da una bravissima cantante, Gina Fabiani, e da un chitarrita molto noto agli appassionati italiani di musica acustica: Daniele Bazzani.
Ascoltandoli sorge spontaneo un parallelo con il gruppo francese dei Soham, perché, anche in quel caso, Christian Laborde, chitarrista di fama mondiale, quando incide con la cantante Dalila Azzouz, ne diventa il fido accompagnatore, sacrificando le notevolissime doti tecniche sull’altare di un compatto ed efficace risultato finale.
14 i brani presentati, tra i quali “Every Breath You Take” (Sting), Yokerman (B.Dylan), Oh! Darling (Lennon /McCartney) e l’originale “Just Another Night”.
Bazzani ricama, sostiene e rifinisce senza mai sacrificare lo spazio di Gina. Il risultato finale è un CD che si può ascoltare più e più volte senza avvertire sintomi di noia o di stanchezza.
In assenza di controindicazioni se ne consiglia un uso intenso.

ANDREA BENZONI
"Solo"

"Solo" perchè interamente suonato da Andrea Benzoni, ma "Solo" anche perchè è la prima fatica discografica
 affrontata senza l’aiuto del chitarrista acustico Didi Maglioni.

E’ un’opera prima ma già incredibilmente matura per un chitarrista dotato di una grande tecnica esaltata da un
enorme bagaglio di conoscenze musicali.
Benzoni è un musicista jazz innamorato del fingerstyle acustico e la sua proposta artistica risente di
influenze
importanti come quelle di Martin Taylor e Joe Pass da un lato e di Tommy Emmanuel e Jim
Nichols dall’altro.

"Lullaby for Meghi e Milly" è l’unica composizione originale di un CD che comprende classici come "Norwegian Wood", "On Green Dolphin street", "Yesterday", "Blue Moon", "Tristeza", "The Shadow of your smile", "Isn’t she lovely", "Oye como va", "Che sarà" e "Lady Madonna".

C’è tanto in questo disco, forse troppo. A volte Andrea sembra davvero esagerare con continue invenzioni che possono disorientare chi, ascoltando un brano noto, non ama divagazioni ritmico-armoniche che ne stravolgano la struttura. D’altra parte questo è lo stile di Benzoni, un chitarrista alla cui statura artistica i confini italiani vanno decisamente molto stretti.

 

ANDREA BENZONI

"Amico mio"

 

"Amico mio" è un disco molto diverso dal precedente lavoro discografico, e rappresenta, per il chitarrista forlivese, l'opera della raggiunta maturità artistica.

Tutti i brani suonano limpidi ed equilibrati senza che la prodigiosa tecnica di Benzoni abbia la meglio sull'innata sensibilità musicale e le evidenti capacità compositive.

Certo, ascoltando "New Day" o "Caravan" è impossibile non rendersi conto che si ha a che fare con un chitarrista tecnicamente superdotato ma in pezzi come "Up & Down", "Night in Praha", "Amico mio" o "One" si rimane conquistati soprattutto dal fluido dipanarsi di atmosfere ovattate, mai banali o fotocopia una dell'altra.

Si tratta, dunque, di un disco doppiamente coraggioso: da un lato perché con esso Andrea abbandona quasi totalmente la strada delle cover (accettando quindi il rischio di non "catturare" l'attenzione della parte meno attenta del pubblico) e dall'altro perché, rinunciando in parte alle proprie caratteristiche di "Superman" della chitarra, perde il vantaggio dell'immediata riconoscibilità da parte di chi lo ascolta.

Questi sono, tuttavia, rischi che è giusto correre perché Benzoni rappresenta un vero e proprio patrimonio per il chitarrismo italiano ed i fuoriclasse non possono ostacolare con decisioni prese a tavolino la naturale propensione all'evoluzione.

Alla realizzazione dell'opera hanno collaborato Giuseppe Ettorre (Primo contrabbasso solista dell'Orchestra e della Filarmonica del Teatro della Scala di Milano) e Danilo Rossi /Prima viola solista dell'Orchestra e della Filarmonica del Teatro della Scala di Milano), fornendo, ovviamente, un apporto tutt'altro che secondario alla sua riuscita.

In conclusione, "Amico mio è un CD di innegabile qualità, da ascoltare più e più volte per il piacere di valorizzarlo compiutamente ed apprezzarne a fondo le molteplici sfumature.

Questo vale anche per la foto di copertina, apparentemente dimessa, ed invece a dir poco suggestiva se osservata nella sua totalità (apprezzabile distendendo le tre parti di cui si compone la confezione).

 

Pop Songs for Guitar Solo
di Roberto Bettelli


I Soci A.D.G.P.A. nel corso degli anni hanno spesso sentito parlarre di Edgar Cruz, il musicista di Oklahoma divenuto famoso in tutto il mondo per il suo straordinario lavoro di trascrizione ed adattamento alla chitarra di Hit mondiali; ebbene, abbiamo scoperto che anche nel nostro Paese esiste un chitarrista che ne segue, forse inconsapevolmente, le orme.
L'approccio di Bettelli alle Pop Songs non è però uguale. In comune con Cruz c'è la varietà di scelta, con brani che spaziano dai Weather Report a Santana, ma l'obiettivo non è quello di suonare in modo più vicino possibile all'originale un brano che presenta più parti con la sola chitarra.
Roberto, infatti, regala alle composizioni degli arrangiamenti originali che le rendono piccole gemme splendenti di luce propria e lo fa con grande coraggio pescando in un repertorio non sempre associato al mondo della sei corde.
A proposito di coraggio: cosa pensare di un disco che inizia con una versione acustica di "Samba Pa Ti" ? Tutti o quasi l'abbiamo suonata almeno una volta. Il farne una versione godibile ed originale non è da tutti, bisogna ammetterlo, ma lui ci riesce con gusto ed eleganza.
In conclusione Pop Songs è un disco da consigliare davvero a tutti e Roberto Bettelli un artista da tenere sotto attenta osservazione.
Gli abbiamo chiesto di partecipare alla Convention di Sarzana ed ha accettato. Non perdetevi il suo seminario, potreste pentirvene amaramente il giorno in cui sentirete questo CD.

 

 

ROBERTO BETTELLI

“Guitar Solo Collection”

www.robertobettelli.it

 

Dopo aver dato ottima prova delle sue doti da compositore con il precedente "Guitar Experience", Roberto Bettelli ritorna alle origini dando un seguito a “Pop Songs for Guitar Solo”, un’opera che è rimasta nel cuore di molti appassionati della chitarra fingerstyle.

“Guitar Solo Collection” è un CD che contiene 11 cover, alcune delle quali dedicate a brani che poco si prestano ad essere “compressi” in un arrangiamento per sola chitarra.

Accanto ad estratti del repertorio degli immancabili Beatles e derivati (Blackbird, Hey Jude, Ebony& Ivory, Imagine), infatti, compaiono esecuzioni riconducibili a Led Zeppelin (Kashmir), James Brown (I Feel Good), Pink Floyd (Money), AC/DC (Back in Black) ecc.

Questo è reso possibile dalla grande tecnica del chitarrista di Gubbio ma anche dal suo modo di procedere. L’intento di Roberto non è quelo di riprodurre il più fedelmente possibile i brani prescelti (o, perlomeno, non sempre) ma di ricercarne l’essenza per poi restituirla filtrata dalla sua sensibilità artistica. Toglie, aggiunge, modifica ma non stravolge. Il risultato è un qualcosa che viene percepito come rispettoso del modello di partenza ma, nello stesso tempo, immediatamente riconducibile alla sua filosofia di lavoro.

 Bella ed efficace, nella sua semplicità, “Imagine”, piacevole e suggestiva la”Every Little Thing She Does Is Magic” di Sting, trascinante la Back in Black degli AC/ DC.

 Nel disco c’è spazio anche per una composizione originale dedicata a Michael Hedges e ad un medley composto da “The Flight Of Bumble Bee”, “Turkish Delight” e Hungarian Dance”.

Di tutto di più, insomma, per un CD che vale davvero la pena di acquistare.

 

 

BORIS BURSAC

“Back From The Past”

Fingerpicking.net

E’ strano ascoltare un chitarrista croato che suona il picking come se fosse nato a Nashville e lo sembra ancor più sapendo che si tratta di un musicista poliedrico capace di percorrere la tastiera di un pianoforte con la stesa perizia che dimostra su quella di una sei corde.

Ascoltando tutto il CD ci si rende però conto del fatto che le composizioni composizioni costruite intorno al basso alternato non rappresentano che una parte dell’opera.

Vi sono, infatti, omaggi diretti a Chet Atkins e Jerry Reed (“Young Thing”, “Struttin’”) e composizioni originali che ne rispettano lo stile (“Fingers”, “Jerry’s Touch”, “For Ella”) ma anche atmosfere diverse come quelle generate da “Berlin”, “Blues”, la “Line’ Em Up” di  J. Taylor od il “The Beatles Medley”.

La semplice ma piacevolissima versione della “You Are The Sunshine Of My Lif” di Stevie Wonder, poi, vale, da sola, la spesa necessaria per l’acquisto del disco.

Disco fresco e gradevole, “Back From The Past” pur essendo rivolto ad un pubblico specializzato è prevedibilmente destinato a piacere a molti.

 

ALBERTO CALTANELLA

“Il profumo dell’acqua”

Fingerpicking.net

 “Il profumo dell’acqua” è un dipinto ad olio su tela di Massimiliano Longo, utilizzato per dar vita ad una copertina delicata ed originale che si sviluppa all’interno della custodia integrandosi con la cover del CD.

L’insolita confezione ed il riferimento all’acqua rappresentano un biglietto da visita ideale per un’opera che si rivela fresca  e piacevole. Nessun tecnicismo, nessun passaggio mirabolante ma tanto buon gusto sorretto da un’evidente amore per la musica prima ancora che per lo strumento.

Tutti i pezzi sono suonati col plettro, con l’aggiunta di una sovraincisione quando la composizione richiede l’esposizione di un tema, un abbellimento o un breve assolo.

Molto buona la registrazione che esalta le risapute qualità sonore della Taylor 710 CE, strumento prediletto da Alberto.

Le tracce 4 ed 8 sono riservate, rispettiamente, a “Imagine” e “Yesterday”, cantate da Michela Grena: una scelta che potrebbe apparire discutibile sotto il profilo dell’omogeneità dell’opera ma che trova giustificazione nella “filosofia” che ha portato alla realizzazione della stessa.

I due arrangiamenti non sono, infatti, particolarmente elaborati ed anche la bella voce di Michela si attiene ad un’interpretazione rispettosa delle versioni originali, segno evidente del fatto che l’obiettivo (perfettamente centrato) di Caltanella era quello di offrire un prodotto in grado di essere ascoltato con piacere più e più volte.

Questo non significa, naturalmente, che il CD sia portatore di una musica di puro consumo e priva di motivi di interesse. Basta, ad esempio, ascoltare la bellissima “il profumo dell’acqua” per rendersi conto del buon gusto e delle potenzialità di Alberto: un inizio in perfetto stile relaxing music seguito da un morbido arpeggio sul quale si innesta con sapienza prima il violoncello di Elena Vianello e poi la calda voce di Michela Grena.

Da segnalare anche l’intervento vocale di Rosanna Lo Greco in “Danny Boy” e la “Fuinde” di Beppe Gambetta.

 

 

ALBERTO CALTANELLA

“L’albero della vita”

Fingerpicking.net

 

Con il cd tra le mani, quando ci si pone alla ricerca dell’elenco dei brani che lo compongono, ci si imbatte in una frase che ben si adatta alle caratteristiche dell’artista e della sua musica: “Mi piace pensare che la vita sia paragonabile ad un grande albero, un lungo ed univoco percorso in una sola direzione, ma con molteplici sfaccettature, tante quante i suoi rami”

Si adatta, in primo luogo, al personale approccio compositivo di Caltanella che, dopo aver mentalmente costruito il motivo principale, passa a riprodurlo attraverso la chitarra, dopo aver scelto l’accordatura ritenuta più adatta in base all’esperienza.

Un procedimento parzialmente inverso rispetto a quello utilizzato dalla maggior parte dei chitarristi che tendono, invece, a farsi suggerire il tema e lo sviluppo della composizione proprio dalle open tunings.

Un’altra caratteristica che emerge dall’ascolto dell’Albero della vita è l’accuratezza con la quale l’idea musicale è stata plasmata, segno evidente di un percorso di affinamento della bozza di partenza non vincolato al tempo o all’ansia di giungere rapidamente al risultato finale. Ne deriva un’opera ricca di sfaccettature, impreziosita da una miriade di idee e spunti a volte imprevedibili.

 Dal punto di vista tecnico lo stile esecutivo può essere definito “creative strumming” essendo basato sull' uso del plettro ed unendo il flatpicking allo strumming ritmico.

Una parte suonata in fingerstyle la si può infatti trovare solo nella prima parte del brano che da il nome al cd.

Le accordature utilizzate sono: EADGBE tuning in track 7, 9 - DADGBE tuning in track 6 - DGDGBE tuning in track 4 - DADF#AD tuning in track 5 - DADGAD tuning in track 1, 12 - DGDGAD tuning in track 8, 11 - DADEAE tuning in track 2, 3, 10.

 

Tutti i brani sono artisticamente interessanti ma ve ne sono alcuni che meritano una citazione particolare, a partire da Flat Fuga Blues e L’albero della vita. Probabilmente sono anche i più complessi: il primo dal punto di vista esecutivo (dal momento che sottopone ad un duro lavoro la mano sinistra), mentre il secondo dal punto di vista armonico.

Intermezzo è un arrangiamento di un brano tratto dall'opera La Cavalleria Rusticana; un brano non facile da arrangiare in flatstyle ma che comporta una sfida stimolante come quella di trasferire un'intera orchestra sulle 6 corde.

Saltarello, invece, si rifà alla musica popolare rinascimentale, con la differenza che, nel caso specifico, la cadenza della battuta è stata allungata ( 12/8 ) e vi è una rivisitazione in chiave moderna. Il Tin whistle (flauto tipicamente usato nella musica tradizionale irlandese) suonato da Mauro Martello rende la composizione ancora più folk e “danzante”. Lo strumento, sempre suonato da Mauro Martello, compare anche in Un sottile filo d'oro. Ad impreziosire l’opera contribuiscono anche Michela Grena (voice in Both Sides Now) e Riccardo Alfarè (Strings in Il nuovo giorno).

 

 

 

MARCELLO CAPRA
"Danzarella"

 

Marcello Capra è una persona di spirito e siamo certi che non se ne avrà a male se sveliamo un piccolo
retroscena che riguarda il suo CD.
Quando è arrivato all’Associazione e si è chiesto ai Soci Operativi di recensirlo nessuno si è fatto
avanti
 ritenendo la copertina quantomeno"disincentivante".
Quando, però, si è trovato infine un "volontario", il suo parere sull’opera discografica è stato così
positivo
da indurre tutti gli altri all’ascolto.
Non poteva, d’altra parte, essere diversamente, se si considera che Marcello ha un lungo percorso
artistico
e solidi studi musicali alle spalle.

"Danzarella" propone otto brani acustici che, pur suonati con tecnica chitarristica tradizionale, sanno 
coinvolgere l’ascoltatore mantenendo sempre viva l’attenzione. Non è poco per un lavoro discografico che
si regge esclusivamente su di una chitarra acustica.
Il tocco è preciso, le radici musicali facilmente riconoscibili.

In conclusione, si tratta di un’opera musicale che ci è piaciuta e che riteniamo interessante da proporre  alla
nostra prossima Convention. Abbiamo così invitato Marcello Capra a Soave ‘99.
Se i suoi impegni gli consentiranno di essere presente potrete farvi un’idea diretta della sua proposta musicale.

TOAST S.a.s. Casella postale 64 10100 Torino - Tel. 0039/114342588 Fax. 0039/114343255

 

MARCELLO CAPRA
"Biosfera"


Biosfera offre dieci pezzi suonati con uno stile molto personale ed immediatamente riconducibile al bravissimo musicista torinese del quale sicuramente i partecipanti alla Convention 1999 ricordano la splendida e coinvolgente esibizione.
Quasi tutte molto ritmiche ed a volte definibili "aggressive", se si tiene conto dell'ambito acustico da cui nascono, le composizioni sono evocative e prodighe di citazioni.
Una in particolare "Memories" è formata da una sequenza ininterrotta di riferimenti a brani che fanno ormai parte della storia della musica e che, evidentemente, hanno contribuito alla formazione del mondo musicale di Marcello. 
Dall'insieme dell'opera si distaccano un po’, in quanto meno personali delle altre composizioni, "Canto solo" (che però, nel suo genere, è un vero gioiellino) e "Ricordi romani".
Il CD è consigliabile a tutti perchè, a parte la gradevolezza all'ascolto, ha il pregio di fornire molte idee sulle possibilità di utilizzo di un'acustica a corde di metallo.

MARCELLO CAPRA
"Alchimie"

"Alchimie" è un disco nel quale, in venti minuti di sola chitarra acustica, si condensano esperienze, studi e ricerca stilistica di una carriera trentennale, iniziata in un'epoca in cui il significato ed il contenuto dei suoni prevaleva sulla tecnica formale e sterile che contraddistingue una buona parte della produzione odierna.

Marcello Capra è un musicista completo, perché ha saputo tradurre in uno stile personalissimo un bagaglio musicale di tutto rispetto: dal "Rock Progressive" agli studi di contrabbasso al conservatorio, dalla ricerca sulla musica popolare del mediterraneo e dell'est Europa sino alle più significative esperienze nell'ambito della musica d'autore.

Il CD contiene cinque brani di forte contenuto espressionistico, eseguiti con l'uso preciso e ritmico del plettro su corde di metallo.

La ricerca melodica si evolve con lo sviluppo armonico, utilizzando posizioni a volte intenzionalmente limitate a due o tre corde. La particolarità e l'omogeneità dei brani dà vita ad un "contenuto" artistico esaltato da temi e armonie di notevole pregio.

In conclusione, si può tranquillamente affermare che la musica di Capra è una "Musica totale" senza età e classificazioni e, trattandosi di musica d'autore, che rappresenta una vitale carica di energia italiana.

 

MARCELLO CAPRA
“Vento Teso”
Toast Musique

La musica di Capra, chitarrista torinese dalla lunga carriera, può piacere o non piacere ma non si può negare che la scelta di dedicarsi esclusivamente all’esecuzione di composizioni caratterizzate da una dominante componente ritmica e concepite per esser suonate esclusivamente con il plettro, sia una scelta coraggiosa prima ancora che originale.
Il titolo, “Vento Teso”, sembra voler sottolineare la tendenza ad affrontare in piena libertà generi musicali tra loro diversi per contesto stilistico e temporale.
In effetti, nel CD si possono trovare riferimenti al patrimonio storico-musicale italiano ma anche omaggi a realtà diverse come il Blues (Tradizione Blues”, Power Blues) o la musica russa (Danza russa).
Tutti i pezzi sono suonati con energia e presentano diversi motivi di interesse.
La scelta di utilizzare sempre la tecnica a plettro e la stessa chitarra (Ovation), può comportare il rischio di una progressiva perdita di attenzione da parte dell’ascoltatore.
Quello che può sembrare un difetto, tuttavia, rappresenta solo un tributo (non eccessivo) da pagare alla propria coerenza.
Un disco consigliabile a tutti, compresi i fanatici delle tecniche chitarristiche estreme: a volte un semplice plettro può consentire modalità espressive che non hanno nulla da invidiare a quelle permesse da un indiavolato tapping a due mani

 

MARCELLO CAPRA

Ritmica-mente

Toast Record

Musicista tanto originale quanto prolifico, nel suo ultimo lavoro discografico il chitarrista torinese resta fedele a quella particolare tecnica a plettro di cui è indiscusso maestro.

L’album, acustico e strumentale, è interamente suonato con una Ovation Legend, chitarra che da molti anni rappresenta lo strumento preferito da Capra essendo particolarmente adatta all’utilizzo ritmico.

Rispetto alla opere precedenti, Ritmica-mente appare più coinvolgente sin dal primo ascolto perché il consueto virtuosismo è posto al servizio di temi più melodici ed armonie più semplici.

Tutte le composizioni sono caratterizzate (e non potrebbe essere diversamente dato il titolo) da una forte componente ritmica ma si avverte un maggiore controllo nel loro sviluppo; una tendenza a limitare l’istinto in favore di una struttura dei brani volta a consentirne la piena comprensione anche da parte degli ascoltatori meno evoluti.

Non si tratta, è bene precisarlo, di un limite,  perché l’immediatezza e l’apparente semplicità sono spesso più apprezzabili di un tripudio di note, magari d’effetto, ma il cui reale significato è destinato a rimanere accessibile a pochi “addetti ai lavori”.

Due degli otto brani compresi nel cd non sono inediti: Rito e Maior. Gli altri sei sono: Rinascenza, Soul Raga, Roxy Blues, Yucatan, Anima d’Oriente e Ritmica-mente.

Alcuni titoli tradiscono la passione di Capra per i viaggi ma è la sua musica, in generale, che risente delle influenze derivanti da culture diverse, alternando a citazioni riconoscibili altre scaturite da itinerari senza confini intrapresi con il solo aiuto della fantasia.

 

 

ANDREA CASTELFRANATO
"If..."
Acoustic Music Record

Il suo precedente lavoro discografico è così piaciuto al chitarrista ragtime Antoine Payen da indurlo ad un "passa parola" che ha portato Castelfranato ad esibirsi sul prestigioso palco del Festival Internazionale di Issoudun.

Questo cd contiene alcuni dei brani che hanno entusiasmato il pubblico francese (come, ad esempio, la splendida "To fly like the wind") ma anche molto, molto altro.

Una delle sue caratteristiche più evidenti, infatti, è rappresentata dalla grande varietà stilistica.

Accanto a composizioni tipicamente fingerstyle basate sulla tecnica del tapping a due mani, trovano posto con naturalezza raffinati blues caratterizzati dall’espressiva voce di Dago Red e dall’armonica di Marco Pellegrini (There’s no time") ma anche arrangiamenti di classici della tradizione napoletana ("O sole mio / Tarantella") e citazioni flamenco.

"Endlessly Mine", poi, è una pop song che non sfigurerebbe su uno dei dischi delle più acclamate cantanti americane, grazie alla musica di Andrea ed all’ottima interpretazione vocale di Silvia Di Lello (autrice anche del testo).

A fronte delle molte contaminazioni stilistiche vi è, però, un filo invisibile che lega tutte le composizioni; un filo costituito da un’unica quanto sentita fonte d’ispirazione. Andrea Castelfranato, che in passato ha vissuto personalmente i disagi derivanti da una grave forma di insufficienza renale, ha infatti dedicato "If..." alla persona che, donandogli un rene, ha contribuito in modo determinante a cambiargli la vita e ad Angelo, un amico scomparso lo scorso anno.

Un disco, quindi, che rappresenta tanti stati d’animo, come il rimpianto per quanto non è più possibile fare con le persone che ci hanno lasciato ma anche come quelli che spingono ad un approccio sereno e positivo con il futuro. "There’s no time", ad esempio, esprime la voglia di andare avanti inseguendo il proprio destino senza voltarsi indietro, perché la vita ed il vento ("To fly like the wind") volano e volteggiano continuamente. Questo concetto è rafforzato dall’evocativa "L’aquilone", posta a ricordo del fatto che l’esistenza di ognuno di noi è inevitabilmente legata al filo del proprio destino.

Non vi è, però, tristezza in queste riflessioni: "If..." vuole soprattutto essere un incoraggiamento per tutti coloro che, ogni giorno, combattono contro delle malattie. Superare i problemi è possibile ed il percorso di vita dell’autore di questa magnifica opera ne è la prova più evidente.

 

PAOLO CATTANEO e GIOVANNI MONTEFORTE

Dimensione verticale

"Dimensione verticale" è sicuramente un’opera atipica, ad iniziare dalla formazione del quartetto che ce la presenta: due chitarre, un flauto ed un contrabbasso.
Siamo nel campo di una ricerca espressiva di stampo contemporaneo ed europeo; di musica da camera caratterizzata dalla presenza di momenti improvvisati non sempre riconducibili al linguaggio jazzistico.

La cosa è del tutto comprensibile se si considera che il brano che da il titolo al CD non è altro che un tema seriale.
In pratica è costruito su di una serie di dodici suoni differenti che, pur essendo ricavati dalla scala cromatica, sono disposti diversamente da essa.
Poiché questa serie rappresenta la base su cui operare, è evidente che non è pensabile utilizzare una tecnica improvvisativa convenzionale ma ci si deve sforzare di dar vita ad un lavoro improvvisativo di tipo tematico su brandelli della serie.

Consigliamo chi al solo sentir parlare di musica seriale e dodecafonica tende a scartare immediatamente l’ipotesi di un ascolto, anche solo superficiale, di non cedere a questa tentazione.
In un momento storico in cui si tende a studiare la chitarra con un approccio freddo e competitivo, un CD come "Dimensione verticale" rappresenta un lavoro di rara ricchezza espressiva.
Un’opera, insomma, che offre una musica di sintesi che rispecchia la multiforme personalità dei due leader del quartetto: Paolo Cattaneo, compositore di estrazione colta, e Giovanni Monteforte, chitarrista di provenienza jazz.

Al disco hanno preso parte anche Giuseppe Scarcella (flauto) e Franco Feruglio (contrabbasso).

 

 

FRANCO CERRI

Di Jazz in Jazz

Franco Cerri è uno di quei personaggi della musica italiana che più hanno dato e continuano a dare. Se non fosse ormai diventato un termine che sa di stantio e di incartapecorito, direi che Cerri è un’istituzione di quelle che se non ci fossero bisognerebbe inventare. Una di quelle persone che servono da sempre il mondo della musica e di cui non si potrebbe fare a meno. E poi ha una faccia simpatica…

Ma veniamo al disco, anzi ai dischi, perché sono circa 70 minuti di sound distribuiti su quattro facciate. La confezione è sobria ed elegante, con il rilievo delle due date: "1945/1990" che racchiudono il periodo di raccolta.

Il lavoro è un insieme-collage che attraversa la produzione di Franco nell’arco di quarantacinque anni. Ma non aspettiamoci di trovare pezzi celebrativi…. Direi invece che il buon gusto di Cerri lo ha condotto a realizzare una raccolta attenta alle esigenze del pubblico: brani di ottima fattura, alcuni inediti di sua firma ("Ciò nonostante" e "Leggenda"), musicisti di valore e, soprattutto, la tensione nel costruire una storia sua ma anche del jazz di marca italiana.
Sarà per questo che il primo pezzo è "Blues italiano" di C.Williamson, quasi un impegno, una promessa…..

Ascoltando queste incisioni si scoprono piccole curiosità come l’amore di Franco per il contrabbasso e la sua attività con questo strumento. Non è un caso, e forse dobbiamo a Lui qualcosa anche per questo, che suo figlio Stefano sia uno dei migliori bassisti che io abbia mai avuto la fortuna di sentire.

Avevo preparato fogli di appunti ascoltando i brani della raccolta e, come è mio solito, non avevo letto neppure una riga del fascicoletto contenuto nella confezione "a libro".
Quando ho voluto curiosare in quel fascicoletto, ho scoperto che tutto il mio lavoro era perfettamente inutile! Li dentro troverete, oltre a perspicaci note di recensione, un’intervista a Franco che con semplicità illustra la sua storia e quella del suo modo di suonare e, se non bastasse, Gigi Bardella interviene sull’ultima pagina (che è anche la terza di copertina) con un ritratto dell’uomo Cerri di rara efficacia e bellezza. Cos’altro potrei dire? Non amo ripetere le cose che sono già state dette e che tutti possono leggere ascoltando il disco.
Aggiungo soltanto un suggerimento: è un disco da avere sia per la sua qualità (anche nella realizzazione tecnica), sia perché è un raro documento biografico e storiografico. E’ la storia professionale di Franco, ma è anche la storia di un pezzetto di musica italiana della seconda metà di questo secolo.

 

 

GIGI CIFARELLI

Kitchen Blues

Gigi Cifarelli è senz’altro uno dei chitarristi più significativi del panorama jazz italiano.

Questo suo secondo album esce a circa sei anni di distanza dal primo L.P. e rappresenta un notevole progresso sia dal punto di vista stilistico che della produzione.
Il disco d’esordio "Coca e Rhum", sebbene mostrasse chiaramente il calibro del musicista con cui abbiamo a che fare, vedeva Cifarelli ancora un po’ troppo legato compositivamente alle sue influenze musicali e, soprattutto, era penalizzato da una produzione non ai massimi livelli.

"Kitchen Blues" è un lavoro nel quale il chitarrista trova una sua giusta dimensione musicale: un disco moderno, ma in armonia con i "Grandi ispiratori" del passato che vengono anche citati in due liriche e di cui si percepisce lo spirito in ogni brano, in ogni assolo.

I musicisti che hanno collaborato alle incisioni sono tra i migliori della scena italiana: Danilo Riccardi, Demo Morselli, Amedeo Bianchi, Antonio Faraò, Massimo Colombo, Carmelo Isgrò, Alfredo Golino (presente in due brani) ed Enricio Rava (presente in un brano).

La voce è di Angela Baggi ed è una voce calda, espressiva, molto "nera" e blues, che lega benissimo con la chitarra di Cifarelli, il quale si cimenta anch’egli nel ruolo di cantante.

Tutti i brani sono freschi e spumeggianti, a cominciare dalla title-track dove, come anche in "The Game of life", Cifarelli fraseggia con la chitarra elettrica saturata, mentre lo troviamo alla acustica con corde in nylon in "Angie Swing" un pezzo lento e poetico, ma sereno.

Nel resto del disco la protagonista è la prediletta acustica da jazz da cui il chitarrista sa trarre i colori più vari: dalla timbrica caldissima di "Letter to Wes", dove probabilmente suona con il pollice senza plettro, alla sonorità quasi funky che colpisce il tema strumentale piacevolmente dissonante e l’assolo centrale (con un crescendo coinvolgente) di "From Milan to Bahia".

Il disco è pervaso di allegria e dinamismo e il fraseggio di Cifarelli è sempre molto stimolante ritmicamente ed intriso di blues come nello strumentale "Doctor Taylor" o in "Dream Jam", veloce swing introdotto dalla voce del chitarrista che traccia un sarcastico Walking-bass.

"Kitchen blues" è insomma un disco vario e, direi, gioioso; impedibile per chi, amando il be bop, ma anche il jazz più moderno, non appartiene alla schiera di coloro che fissano con gli anni ’50 la fine dell’era della buona musica.

 

 

MARCEL DADI

Guitar Legend

 

Guitar Legend, un cofanetto contenete due CD ed un libretto di intavolature di 132 pagine, ci presenta il lato più acustico di Marcel ed evidenzia la sua inesauribile vena compositiva.

A diferenza dei Cd registrati a Nashville in compagnia di Chet Atkins, Larry Coryell, Albert Lee, Steve Morse e Bucky Barrett, infatti, in questo lavoro discografico Dadi è solo, ma incredibilmente efficace.

Alternando le sue chitarre preferite (Ovation Adamas, Ramirez mod.Marcel Dadi e Frank Cheval "Princesse Marcel Dadi") per rendere meglio alcune atmosfere, ripercorre tutti i momenti più significativi della sua evoluzione artistica regalandoci una interpretazione attuale di brani composti nell’arco di quasi vent’anni.

Questi CD sono la risposta migliore a chi si ostina, evidentemente per disinformazione, a catalogare Marcel come un pedissequo ripropositore dello stile di Merle Travis, poiché contengono composizioni che, pur sfiorando la quasi totalità degli stili musicali, non sono interamente riconducibili ad alcuno di essi.

Lo stile che vi si trova è lo stile di Marcel Dadi, ed in qualche brano è già possibile ravvisare degli esempi di "Superpicking", la strabiliante tecnica recentemente ideata da Marcel per dare l’illusione a chi ascolta di trovarsi di fronte a ben tre musicisti diversi e non solo a due come accade con il picking convenzionale. In un brano suonato in Superpicking, infatti, oltre alla esposizione del tema ed alla parte del basso si può avvertire distintamente la presenza di un vero e proprio accompagnamento ritmico.

In conclusione, chi vuole ascoltare il Dadi gran virtuoso o scoprire le suggestioni del Superpicking deve indirizzarsi verso altri lavori discografici; questo cofanetto è consigliato a tutti coloro che vogliono capire, attraverso un ascolto "mirato" di tutta la sua meno recente produzione artistica, perché questo artista si sia guadagnato la stima ed il rispetto di tutti i più grandi musicisti del mondo.

 

ALESSANDRO DIAFERIO

“Some Days”

alessandrodiaferio@libero.it

 Ancora poco noto presso il grande pubblico, Alessandro Diaferio è però un chitarrista che vanta una lunga esperienza concertistica maturata suonando in numerosi Festival accanto ad artisti quali Tolo Marton, Rudy Rotta e Blue Staff, oltre ad una fitta rete di collaborazioni con alcuni dei più noti artisti dell’area milanese come Aida Cooper , Tonino De Sensi ecc.

 

“Some Days” è il primo lavoro solista e presenta, oltre ad una composizione originale, sei cover ampiamente collaudate grazie allo stabile inserimento nella scaletta dei suoi concerti.

I brani classici si alternano a quelli pop senza stridenti “salti” di atmosfera grazie a modalità di arrangiamento che si rifanno ad una filosofia operativa ben precisa.

In primo luogo la scelta del repertorio è basata su composizioni classiche nate per organici ampi e, dunque, comportanti la necessità di essere presentate, esattamente come i pezzi pop, con una veste essenziale ma, al tempo stesso, rispettosa della loro integrità.

Di grande aiuto al lavoro di sintesi sono state le molte accordature aperte utilizzate.

Si va dalla DADF#AD del Bolero di Ravel  e di “Buffalo Soldiers/Breathe di Bob Marley/Midge Ure alla DADGBE di “Time After Time”, dalla DADGBbE di “Scena” (da “Il lago dei cigni” di Tchaikovsky) alla DGDGBbD della “Danza Araba” (“Suite dello Schiaccianoci”), ed alla DADGBE della “Promenade” dai “Quadri di un’esposizione” di Musorgskij.

Curioso notare che il solo caso in cui è stata utilizzata un’accordatura standard è quello relativo all’unica composizione originale presente nell’opera: la bella e melodica ”Per te”.

“Some Days” è un CD il cui ascolto richiede attenzione, sia perché, fatalmente, sarà soprattutto il chitarrista evoluto ad apprezzarne l’ineccepibile tecnica esecutiva, sia perché supportato da una grande ricerca di personalizzazione dei brani; ricerca che porta all’individuazione di percorsi nuovi e condivisibili nell’interpretazione di capolavori altrimenti difficili da “trattare” senza correre comprensibili rischi. 

 

ALESSANDRO DIAFERIO

Equilibrio

Remajo – Puty Production

 

Alessandro Diaferio, foggiano d'origine ma milanese d'adozione, ha avuto nel 2006 un felice esordio discografico con un'opera, Some Days, che ne rispecchiava il repertorio da solista acustico.

L'originalità di quel primo lavoro risiedeva non tanto nell'idea di riarrangiare composizioni famose di musica classica o  pop, quanto nell'impostazione tecnica, evoluta ma non fine a sé stessa, dell'esecutore.

Era il costante ricorso alle accordature aperte ed il personalissimo modo di marcare le parti ritmiche a caratterizzarlo, rendendolo facilmente riconoscibile in un ambito musicale sovraffollato di musicisti malati di ipertecnicismo.

Sotto un certo profilo Equilibrio è un disco coraggioso, perché proietta l'autore in una dimensione diversa, grazie alla presenza di numerosi artisti ai quali è stata lasciata una grande libertà esecutiva.

Evidentemente, nel caso concreto, la voglia di confrontarsi con altri musicisti ha avuto il sopravvento sulla tentazione di insistere nella carriera solista dove, pure, erano già stati fatti i primi passi verso la visibilità mediatica.

Difficile dire quale sia la dimensione artistica più adatta ad Alessandro ma, quel che è certo. è che Equilibrio è un'opera di grande qualità e di piacevolissimo ascolto.

Alla chitarra acustica di Diaferio si affiancano la batteria e l'elettronica di Giovanni Giorgi, il contrabbasso di Marco Vaggi, il pianoforte di Pancho Rangonese, la tromba di Pepe Rangonese, la voce di Sergio Cocchi, la chitarra elettrica di Giorgio Secco, l'oboe di Chicco Gussani e un quintetto d'archi (Serafino Tedesi, Anita Della Corte, Doriana Bellani, Matteo Del Soldà, Emanuela Campagnoli).

Il disco contiene 11 tracce con 9 arrangiamenti (Amazing Grace, Third Stone From The Sun, ThebSound Of Silence, Foxy Lady, Enjoy The Silence, Silenzio, Danze Polovesiane, Voodo Chile) e 2 composizioni originali (Equilibrio ed Etno Etna).

Nei titoli di ben tre brani ricorre la parola “silenzio” e non è un caso, poiché questo utilizzo del termine rispecchia un modo di pensare controcorrente, secondo il quale è ormai giunto il momento di agire per sottrazione al fine di rivelare la natura delle cose nella loro più destabilizzante semplicità.

Una filosofia di vita che si riverbera nel modo di fare musica e che contribuisce davvero a rendere il cd un piccolo capolavoro di equilibrio, alla creazione del quale tutti gli interventi dei protagonisti forniscono un apporto utile, misurato e di gran classe.

 

ALESSANDRO  DIAFERIO

Hendrix’s Tales (cd)
Edizioni Remajo

Accordature Aperte (Metodo + cd)
Volonté & Co. S.r.l.

 

In un momento particolarmente felice dal punto di vista professionale Alessandro Diaferio ha firmato due opere alquanto stimolanti sia dal punto di vista creativo che artistico.

La prima, un cd intitolato Hendrix’s Tales, è un lavoro caratterizzato da una grande varietà di arrangiamenti che trovano nell’originalità il principale punto di forza.

Non si tratta di un disco di sola chitarra acustica perché vi sono molte parti vocali e perché Diaferio è sorretto da un ottimo gruppo di musicisti come Pancho Ragonese, Ale “Pacho” Rossi, Sergio Cocchi, Folco Orselli, Giovanni Giorni ed Andrea Bombardini.

Non si tratta di un disco di sola chitarra acustica perché Alessandro non esita a lanciarsi in raffinati solo elettrici e ad utilizzare, oltre alla fedele dreadnought, anche la resofonica, la dodici corde ed il basso.

Non si tratta, soprattutto, di un disco che si limita a riproporre in forma più o meno fedele un pugno di immortali composizioni del grande musicista nero, perché Hendrix’s Tales è un’opera complessa e personale che evidenzia un accentuato sforzo creativo teso alla ricerca di una nuova via comunicativa.

Non per nulla sulla copertina capeggia una frase quanto mai significativa di Jimi: ” Ci vuole un certo rispetto. Non si sceglie una canzone di un autore qualsiasi. E non basta suonarla così com’è. Se ti piace veramente, allora la suoni a modo tuo.”.

 

Accordature Aperte, invece, è un metodo didattico dedicato alle open tunings.

Anche in questo caso, però, non viene a mancare il pregio dell’originalità perché, al di là degli esercizi che propone, il suo vero fine è quello di aiutare il lettore nella ricerca di un linguaggio personale che lo stimoli all’allargamento dei confini della creatività.

Il motivo che ha portato artisti come Michael Hedges, Joni Mitchell o Crosby, Stills, Nash & Young a cercare nuovi modi di accordare lo strumento è, infatti, strettamente collegato alla loro ricerca di nuovi orizzonti espressivi.

Di questo l’autore tiene conto nel tracciare un percorso didattico progressivo che va dalle sonorità del pop-folk al country-blues, ma che non esita a soffermarsi anche sulle opportunità offerte da un diverso modo di accordare nel caso in cui ci si cimenti nella reinterpretazione di un brano. 

E’ per questo che gli esempi di cover riportati nel manuale si riferiscono spesso a composizioni di matrice classica. Diaferio, infatti, percepisce come una vera e propria sfida il tentativo di ricondurre ad un solo strumento ciò che viene inizialmente concepito per un'orchestra.

Con l’utilizzo delle accordature aperte gli orizzonti si possono allargare e l'estensione dei suoni a disposizione cambia, permettendo l'uso di registri propri di altri strumenti. In questo modo brani che sembrano inavvicinabili possono essere maneggiati con dignità, senza perdere di vista la giusta sensibilità ed il  gusto.

“Accordature Aperte: una guida ispirata ai grandi artisti delle Open Tunings”, inizia con dei consigli su come leggere e studiare l’opera per arrivare a formarsi un proprio Pensiero Open.

Capitolo dopo capitolo il metodo insegna a comporre un accordo Open, a costruire una accordatura personalizzata ed a sfruttare al meglio quelle più in uso.

Tra gli esempi si possono trovare: "Promenade" (da Quadri di un'esposizione di M. Musorgskij), il "Bolero di Ravel, "A Slide for Jimi", "Scena" (da The Swan Lake di P.I. Tchaikovsky), "Le Danze Polovesiane" (dall'opera Principe Igor di A.P. Borodin) e "Amazing Grace", l’inno gospel di John Newton.

 

 

 

DI MAGGIO BROS:
Marco e Massimo Di Maggio


Ammettiamolo, il Rockabilly non è uno dei generi musicali più amati dai nostri soci, ma c’è poco da fare: questo disco è formidabile. Quello che lo rende ancora più prezioso è il fatto che i Di Maggio
Bros. sono italiani, italianissimi. 
Gli arrangiamenti sono molto efficaci e pongono in risalto le non comuni doti chitarristiche di Marco Di Maggio.
Insomma, questo CD ci ha entusiasmato ed abbiamo chiesto a Marco ed alla sua Rockabilly Band di partecipare alla nostra Convention.
Lasciate da parte i pregiudizi e non perdetevi la loro esibizione a Soave. Poi, ne siamo certi, ci ringrazierete per questa segnalazione.

 

FORASTIERE

"Rag Tap Boom"

 

"Rag Tap Boom" è il primo lavoro solista di Forastiere, chitarrista acustico originario di Latronico (PZ) ma romano di adozione.

Il CD presenta 13 composizioni originali, registrate in presa diretta e molto ben eseguite, nelle quali si fa ampio uso di accordature aperte, hammer on-off, percussioni sulle parti in legno della chitarra e tapping (probabilmente eseguito, in alcuni passaggi, a due mani).

Si potrebbe quasi gridare al miracolo se non fosse per una certa mancanza di originalità.

La fonte di ispirazione principale è chiaramente quella derivante da Michael Hedges, sia pure inevitabilmente filtrata dalla sensibilità latina di Forastiere.

Non si può, però, prescindere dal fatto che, in Italia, questa strada artistica è da più di un decennio percorsa con crescente successo da Paolo Giordano: chitarrista di fama mondiale che, durante la lunga carriera, ha a sua volta ispirato decine e decine di musicisti.

Questo non significa, naturalmente, che il chitarrista romano sia un semplice clone del Giordano degli esordi, anche perché è bene precisare che un certo modo di sviluppare le composizioni dipende, ovviamente, anche dalle accordature utilizzate e dal tipo di tecnica adottato; è dunque addirittura possibile, nonostante l'innegabile somiglianza di alcuni passaggi, che Forastiere non abbia mai ascoltato Paolo Giordano.

Il giudizio globale su Rag Tap Boom è, in ogni caso, più che positivo: le doti tecniche ci sono tutte e la qualità delle composizioni non si discute.

Se, come quasi sempre accade, l'esperienza porterà alla costruzione di un linguaggio musicale più personale, Forastiere avrà davanti a sé un futuro artistico a dir poco luminoso.

                                                                                                        Recensione di Marino Vignali

 

 

FRAMUS VINTAGE

Hans-Peter Wilfer (ed.)

 

Framus Vintage è un opera di grande formato ed eccelsa qualità grafica dedicata ad uno storico marchio di strumenti musicali.

Nato nel 1946 grazie all'iniziativa di Fred Wilfer (il nome deriva da FRAnconian MUSical instrument) è dopo circa 10 anni dall'inizio della produzione che gli strumenti creati dalle sapienti mani dei migliori artigiani della Franconia cominciarono ad essere apprezzati anche fuori dei confini nazionali grazie al loro utilizzo da parte di artisti all'epoca molto noti come Billy Loranto (Bill Lawrence) ed il jazzista Attila Zoller.

Dopo un primo trasferimento della fabbrica a Bubenreuth, nel 1966 si è arrivati ad aprirne una seconda a Pretzfeld e, nel 1971, è stato raggiunto il prestigioso traguardo della produzione del milionesimo strumento.

Purtroppo negli anni settanta la feroce concorrenza degli strumenti giapponesi a basso costo ha portato il marchio tedesco al fallimento.

Nel 1982, però, il figlio di Wilfer, Hans Peter ha deciso di creare il marchio Warwick dedicato alla produzione di bassi elettrici ed è al successo di questa iniziativa che si deve la rinascita della gloriosa FRAMUS alla quale è stato dedicato anche uno splendido museo situato in Adoefer Straße 25 D-08258 Markneukirchen (www.framus-vintage.de).

 Il libro si compone di quasi 500 pagine ed illustra tutta la produzione del marchio, dedicando il giusto spazio ad un nutrito numero di violini, contrabbassi, mandolini, Hawaiian Guitars, banjos, liuti, dulcimer ed ukulele, senza tralasciare le batterie e gli amplificatori.

Non manca, ovviamente un capitolo riservato alle informazioni tecniche ed uno incentrato sugli artisti che hanno contribuito a fare la fortuna del marchio (Charlie Mingus, Jaco Pastorius, Jim Hall, Jan Akkerman, Bill Wyman ecc.).

Di solito la lettura di opere di questo genere è riservata agli operatori del settore, ai collezionisti o ai fanatici della Casa, ma non in questo caso.

Non esiste, infatti, chitarrista che possa restare indifferente davanti a certi strumenti; quasi ogni pagina nasconde una sorpresa e raggiunge l’insolito risultato di stupire il lettore.

Niente a che vedere con la solita parata di Fender e Gibson tanto preziose e perfette quanto ripetitive nelle forme.

Le Framus sono strane, esagerate, bruttissime e bellissime al tempo stesso. In altre parole: assolutamente affascinanti.

Non ci sono termini adeguati per descrivere una SL-1002 con le sue 15 (quindici!!!) possibilità di regolazione del suono, gli interruttori delle Fret Jet, il look della Big 18 solid a doppio manico o la forma (forma ?!) della Memphis.

Per non parlare delle decorazioni “flower power” della Atlantic del 1968  o dell'opulenza della De Luxe 62 Attila Zoller signature. 

Difficile, poi, resistere all'appeal di una golden Television o di una President: non sono chitarre, sono oggetti per i quali si può perdere la testa e, francamente, il fatto che si possano anche suonare appare assolutamente secondario.

Detto questo, il sorriso nasce spontaneo quando, giunti a pag. 194, ci si imbatte in una archtop corredata da una didascalia che ne sottolinea l' extravagant designs.

 

Più convenzionali ma di ottima fattura sono gli strumenti acustici, con una menzione particolare per le 12 corde, la cui ricca e raffinata timbrica ha conquistato musicisti come John Lennon, David Bowie ed il “nostro” Lucio Battisti.

 

In conclusione, Framus Vintage è un'opera imperdibile per gli amanti del genere ed ha l'indubbio pregio di valorizzare la storia di un marchio che ha saputo dare vita ad un gran numero di strumenti originali e di ottima qualità.

 

 

 

LUCA FRANCIOSO

"Schizzi su carta"

 

Personalità complessa quella di Luca Francioso: chitarrista, compositore, scrittore di romanzi ed amante delle Belle Arti in generale.

E' sufficiente leggere il libretto che costituisce la copertina del CD per rendersi conto di come ci si trovi di fronte ad un'opera dalle molte sfaccettature.

Una serie di pregevoli disegni di Giovanni Canova, ispirati alle musiche di Francioso, infatti, introducono una serie di dipinti sonori delicati ed evocativi.

Alle note pulite della Taylor si aggiungono, di tanto in tanto, rumori ambientali, voci e, addirittura, brevi frammenti dei romanzi "Ad un passo" e "La retta è un cerchio che non si chiude mai"; frammenti letti, credo, dallo stesso autore.

Se questa è la cornice dell'opera, come stupirsi del fatto che le 15 composizioni siano contrassegnate da titoli come "Martino va a caccia di lucciole" ed evidenzino una spiccata abilità nel trasmettere sensazioni ed emozioni.

Inutile andare a caccia di virtuosismi tecnici. La chitarra di Luca ha come unico fine quello di dipingere con le note paesaggi a volte reali ed a volte fantastici.

E' per questo che il livello generale del disco risulta omogeneo e diventa difficile, al termine dell'ascolto, distinguere con precisione un quadro sonoro dall'altro.

C'è, però, un momento dell'album particolarmente suggestivo, tanto da rimanere facilmente impresso nella mente: quello compreso tra la delicata "Carfon" e la non meno affascinante "Gli occhi di Giulia".

Un CD, insomma, adatto agli amanti del bello; chitarristi o meno che siano.

 

LUCA FRANCIOSO

“Luoghi”

Fingerpicking. Net

L’iniziare l’analisi di un CD dalla descrizione della copertina non ha, in questo caso, nulla di irrispettoso. La confezione, elegante ed elaborata, di “Luoghi”, infatti, non rappresenta un escamotage per nascondere la mancanza d’idee dell’autore, ma, al contrario, contribuisce a delinearne la complessa personalità.

Le composizioni di Francioso, chitarrista fingerstyle ma anche scrittore, sono accomunate, nella diversità, da una perfezione formale che non ne intacca freschezza e comunicatività.

Non ci sono arpeggi o passaggi di routine in questo lavoro discografico; ogni singola nota è parte integrante di un progetto ben definito, frutto di una ricerca personale che tende a privilegiare la originalità e l’immediatezza dei brani.

Molto suggestivo lo svilupparsi di “Un’altra luna”, grazie anche alla tromba di David Boato, mentre l’evocativa “Ai piedi del colle” è immediatamente riconducibile alla produzione dell’artista veneto presentando molti degli elementi che caratterizzano la sua proposta musicale.

Al contrario, il pur pregevole lavoro di tapping e armonici che si ascolta ne “Le cavallette” non aggiunge nulla alla qualità artistica di “Luoghi”. Sembra una parentesi inserita più che altro per evidenziare la padronanza delle tecniche esecutive attualmente più gettonate ma non appare in linea con la filosofia dell’opera.

Luca Francioso è indubbiamente dotato di un gran talento e della capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica, per questo, più di altri, deve guardarsi dal tecnicismo fine a se stesso.

Una menzione particolare va ad “Haiku (i passi)”, un vero gioiellino impreziosito da un finale insolito in cui il sax di Jacopo Jacopetti si inserisce in modo tutt’altro che banale.

Di “Luoghi” esiste anche un libro contenente le partiture , intavolature comprese.


LUCA FRANCIOSO
“Argile”
Velut Luna


Luca Francioso è uno dei pochi chitarristi acustici emergenti in grado di proporre musica davvero originale ed ispirata.
“Argile”, la sua opera più recente, appare sensibilmente diversa dalle precedenti.
Il motivo risiede nel fatto che il progetto originario appartiene ad Alessia Garbo, una danzatrice, che, dopo avergli a lungo parlato di un’isola delle Azzorre, ha chiesto a Luca di comporre musica ispirandosi alle sue descrizioni.
I racconti, si sa, tendono però ad idealizzare la realtà, ed il comporre avendoli come unico punto di riferimento ha indotto l’artista veneto a creare musica dalle marcate caratteristiche evocative.
Ascoltandola i chitarristi ne ameranno il suono e la delicatezza compositiva ma il disco è indirizzato anche ad un pubblico diverso, quello che cerca nella musica di qualità la colonna sonora dei propri sogni.
“Argile” è un progetto finalizzato alla fusione tra due arti: quella della musica e quella della danza ambientale; il CD, tuttavia, è in grado di reggersi da solo, come fonte espressiva autonoma.
A riprova di questo vi è la scelta di affiancare al disco un libro contenente la trascrizione di tutte le composizioni 

 

 

LUCA FRANCIOSO

Tra i sogni ed il cuscino

Fingerpicking.net

  

Tra i sogni e il cuscino è un’opera affascinante che rappresenta, tre anni dopo, la continuazione ideale di The Show, un romanzo la cui colonna sonora era costituita da un cd inserito nella confezione.

Non si trattava allora (come non si tratta oggi) di un’operazione puramente commerciale ma del naturale punto d’unione delle due anime artistiche di Francioso: quella di scrittore e quella di musicista.

In The Show i temi trattati erano l’amore, il talento ed il desiderio di attenzione di un uomo, mentre ispiratore di Tra i sogni ed il cuscino è un “cucciolo d’uomo”, il figlio di Luca: Simone.

Una fiaba per ogni giorno della settimana  accompagnata da una delicata composizione fingerstyle: una sorta di kit per la gioia e la serenità del bambino; un modo coccolarlo aprendogli le porte di un mondo fantastico ma rassicurante.

L’ottava traccia del cd, E’ arrivata la notte, consiste nella ripresa del primo brano cantata dalla voce di Claudia Ferronato, mentre i suggestivi disegni del libretto e della copertina sono di Lorenza Troian.

I soggetti delle fiabe sono di Luca e della moglie Novella Agostini.

 Anche se il progetto è fondato su un’idea tenera ed originale, non bisogna commettere l’errore di sottovalutarne l’aspetto musicale.

Chitarrista fingerstyle preparato e dotato di una ragguardevole tecnica, Francioso ha sempre dato il meglio di sé nei brani dall’incedere lento ed evocativo.

La costruzione della colonna sonora di una fiaba non può, dunque, che rappresentare un’occasione straordinariamente favorevole per l’esercizio del suo talento.

Il consiglio rivolto a chi desideri approfondire la conoscenza di questo originale artista veneto è, pertanto, quello di non limitarsi all’ascolto della sua discografia tradizionale ma di accostarsi con fiducia anche alle opere ibride.


LUCA FRANCIOSO

Il Segno

Fingerpicking.net

 

Il 2010 è stato un anno molto produttivo per lo scrittore/musicista Luca Francioso, dal momento che sono stati pubblicati  4 singoli, 1 thriller, 1 libro didattico e ben 2 CD.

Il primo, dedicato alla nascita del secondo figlio, è un disco di ninne nanne (Prima di chiudere gli occhi) e rappresenta il seguito del fortunato Tra i sogni ed il cuscino.

Il secondo album,Il segno, è invece un opera complessa ed ispirata che riesce nella non facile impresa di conquistare al primo ascolto. Questo perché, se è vero che la prolificità non sempre si accompagna alla qualità, nel caso concreto il decimo disco registrato in studio appare, se non il migliore, sicuramente come uno dei più belli incisi dall'artista veneto.

I 12 brani, tutti eseguiti esclusivamente con la chitarra acustica, trattano con le note un tema importante come quello del talento.

Secondo Francioso, la vera battaglia quotidiana è quella di non tradire le proprie inclinazioni perché solo restando sé stessi si può essere realmente felici.

Ognuna delle composizioni costituisce un tassello del discorso artistico e filosofico complessivo.

I Cercatori d'oro sono coloro che  credono che dentro di loro esista un potenziale da ottimizzare e che si dedicano per tutta la vita alla sua ricerca con metodo, fiducia ed entusiasmo.

Una volta individuato il Segno, il proprio talento, è necessario seminarlo e non a caso la quinta traccia, Nella terra, è dedicata alla passione che gli agricoltori pongono nella coltivazione; passione e slancio che ognuno deve avere cura delle proprie inclinazioni.

Anche Dal fuoco, un tango, rappresenta una tappa del racconto musicale e più precisamente, secondo l'autore, costituisce un inno alla scelta che tratteggia l'invidiabile condizione di coloro che fanno di quello che amano un mestiere.

Dal punto di vista tecnico il disco suona particolarmente bene ed il merito va principalmente alla catena audio di altissima qualità che è stata utilizzata dal True Colours Studio di Padova, ma in parte anche all'inconsueta scelta di accordare la chitarra con la nota di LA sincronizzata sulla frequenza di 432 Hz invece di quella di riferimento di 440 Hz.       

Pochi forse sanno che la scelta del LA a 440Hz come frequenza di riferimento mondiale è stata operata a Londra nel 1953 in modo arbitrario, tanto da venir definita da alcuni “disarmonica” in quanto priva di valenza scientifica se rapportata alle leggi fisiche che regolano l’universo.
Suonare ed ascoltare musica sincronizzati a 432Hz farebbe invece risuonare il nostro corpo e la natura che lo circonda in modo naturale, donando un senso di pace e benessere, indipendentemente dalla durezza della musica scelta.

Che ci si trovi d'accordo o meno con questa teoria, quello che è certo è che Il segno ingenera in chi ascolta, oltre al piacere prodotto dall’ottima musica, anche un tangibile senso di tranquillità e relax.

 

 

ALBERTO GROLLO
Acoustic World

Siamo ormai al quarto album strumentale di Alberto Grollo: questo suo ultimo CD (Acoustic World) segna il raggiungimento di una forte e coinvolgente consapevolezza artistica. Come era già successo per i precedenti "Planetarium" e "Fragments of light", alcuni suoi brani sono stati scelti da Alitalia e Air Europe per essere trasmessi su voli di linea.

Riconoscente verso i maestri David Crosby, Lennon & Mc Cartney, James Taylor e Mark Knopfler, in questo nuovo album rende loro il miglior omaggio d’artista e cioè uno stile autonomo ed elettrico, lirico ed immediato, che nulla concede a virtuosismi fini a se stessi.
Pervaso da una spiccata personalità musicale, riunisce le componenti stilistiche più in vista e più amate della musica contemporanea. Ma al di là delle peculiarità stilistiche e compositive, che sono importanti, Acoustic World regala una delle qualità fondamentali della buona musica: la libertà di sognare.

Collaboratori di elevato livello (Riccardo Zappa, Pietro Nobile e Scott Nienhaus, il nuovo chitarrista dei Byirds) oltre ad ottimi comprimari quali Claudio Mazzer al thin whistle e Davide Ragazzoni alla batteria. Peccato che l’album non sia di facile reperibilità, pur essendo distribuito da un’etichetta veramente interessante come la High Tide di Mestre.

 

 

ALBERTO GROLLO & SIMONE CHIVILO'
"Organolettico"

www.albertogrollo.com
www.simonechivilo.it

Dalla collaborazione tra Alberto Grollo (noto chitarrista veneto che vanta un’ampia discografia oltre ad un recente DVD didattico: "Introduzione alle accordature aperte") e Simone Chivilò (produttore, arrangiatore, chitarrista ed autore di colonne sonore di film) è nato un cd dal gusto decisamente "Speziato intenso", non fosse che per il fatto di essere dedicato ai vini italiani.

Sarà per la fonte d’ispirazione o forse per l’evidente affiatamento esistente tra i due musicisti, certo è che il risultato si può ben descrivere unendo altri due titoli delle composizioni contenute: "Rotondo e profondo"; un vero "Tocco di classe".

Si tratta di fingerstyle acustico sostenuto dagli interventi disceti ma incisivi di ottimi musicisti come James Thompson al sax, Piero Brovazzo al piano ed alle tastiere, Werner Bauhofer alla steel guitar, Edu Hebling al basso e contrabbasso, Moreno Marchesin alla batteria, Eneas "Animesh" Da Silva e Claudio Mazzer alle percussioni, oltre a Vincenzo Favara alle congas e Gigliola alberti alla voce. Da sottolineare è poi l’intervento alla 12 corde di Riccardo Zappa.

Quanto ai due protagonisti, c’è da dire che Grollo si è dedicato, oltre che alla composizione ed alla chitarra, anche ad alcune parti di tastiere e percussioni mentre a Chivilò si devono notevoli interventi all’elettrica ed alcune linee di basso.

Il risultato complessivo è notevole ed induce facilmente ad un ascolto ripetuto.

Ci sono pezzi come "Organolettico" che non perdonano: una volta entrati in testa è difficilissimo liberarsene. Troppo piacevoli, troppo facili da memorizzare per non restarne coinvolti.

Chivilò ha firmato solo tre dei 12 brani ("Tocco di classe", "Terre antiche" e "Speziato intenso") ma quello d’apertura è un gioiellino che mette subito di buon umore grazie ad un arrangiamento ondeggiante sorretto da sonorità calde e ruffiane.

L’opera, peraltro, non ha punti deboli ed anche quando si fa meno originale mantiene inalterato l’elevato valore artistico grazie ad interventi strumentali tanto misurati quanto raffinati. Basta ascoltare "Bacco e tabacco" per capire come sia possibile dare vita a brani che assolvono il duplice compito di gratificare chi li esegue e di divertire chi li ascolta.

Insomma, "Organolettico" è uno di quei dischi che, una volta inserito nel cd player della macchina, rischia di non trovare più la via del salotto di casa, tanto è piacevole ascoltarlo e riascoltarlo durante un viaggio.

 

 

PATRICE JANIA
“Modern Folk Guitar”


Della prolificità di Patrice Jania non si può dubitare ma nessuno si sarebbe aspettato questo “Modern Folk Guitar” a così breve distanza da un’opera pregiata ed ambiziosa come “Remembering Marcel & Chet” (libro con CD accluso).
Il disco contiene 14 composizioni molto varie e curate che rappresentano un’importante risorsa a disposizione di tutti i chitarristi acustici alla ricerca di nuove idee per l’ampliamento del repertorio.
In “Modern Folk Guitar”, infatti, si possono trovare ballate affascinanti, un picking discreto e tante belle melodie impreziosite da un’invidiabile fluidità di esposizione.
Nelle note di copertina Patrice spiega che tutti i pezzi nascondono una storia; la storia di persone incontrate durante i viaggi di musicista vagabondo. In effetti non è difficile, ascoltandoli o leggendone i titoli, individuarne alcune: Martine, la moglie (“Vivre avec toi”), Sylvie (il titolo non lascia dubbi), Frank Cheval il suo liutaio (La guitare) e, perché no, anche il Presidente Onorario dell'A.D.G.P.A. italiana (Les remparts de Sarzana).
Un paio di brani sono cantati.
Jania, pur essendo intonatissimo, non è certamente un cantante nel senso comune del termine ma ogni considerazione di carattere tecnico od estetico deve cedere il passo alla evidente e sincera voglia di condividere emozioni con gli amici (come Patrice considera tutti gli amanti della sei corde).
In quest’ottica il testo di “La guitare”, semplice e poetico al tempo stesso, finisce con il fotografare più la personalità del compositore che quella di Frank Cheval, il liutaio a cui è dedicata. 
Il CD, distribuito in Francia, può essere richiesto al Centre de la Guitare, 3 place de la République 07200 AUBENAS - France

 

PATRICE JANIA

"Remembering Marcel & Chet"
Edizioni Henry Lemoine

Era da diverso tempo che Patrice Jania, chitarrista molto noto in Francia e leader dei "Superpicking", si dedicava all’ambizioso progetto di scrivere delle composizioni per chitarra ispirate allo stile di Marcel Dadi e Chet Atkins.

Il risultato del lavoro è uno splendido libro, con incluso CD, diviso in due parti e contenente 12 pezzi per chitarra trascritti anche in intavolatura.

La copertina patinata, una veste grafica curatissima, numerose foto e le riproduzioni di alcuni disegni di Marcel Dadi fanno di quest’opera un oggetto da collezione da conservare gelosamente.

"Remembering Marcel & Chet" inizia -e non poteva essere diversamente- con la delicata "Week-end à Issoudun avec Marcel". Il brano, dedicato all’incontro avvenuto tra Jania e Dadi alla Convention A.D.G.P.A. francese del 1989, è particolarmente interessante sia dal punto di vista storico che tecnico, perché si tratta della prima composizione in "Superpicking" non appartenente a Marcel Dadi (l’ideatore di questa particolare tecnica che consente di aggiungere ad una composizione già polifonica un accompagnamento ritmico costante).
Seguono "Feels like home"caratterizzata da un picking volutamente elementare e la particolare "A night in Arquata Scrivia" scritta in ricordo di un seminario sul "Superpicking" tenuto nella cittadina ligure per l’A.D.G.P.A. italiana.
Un po’ fuori contesto è "Garden Party" perché, pur essendo molto piacevole sia da ascoltare che da suonare, non si ispira né a Marcel né a Chet ma bensì ad un altro grande del fingerstyle: Jerry Reed.
Con "Song for Tilk" si ritorna decisamente nell’ambito naturale, trattandosi di un inequivocabile omaggio allo stile di Atkins (sonorità anni ‘50 comprese) ma anche con "Sur ton épaule" si resta nell’universo musicale del grande chitarrista americano.
"Meeting your ways", invece, rappresenta un mix tra lo stile classico di Chet ed il picking europeizzato di Marcel. Da notare che il pezzo è suonato in coppia e le trascrizioni riportano fedelmente le parti di entrambe le chitarre.
Anche "Were are you now", undicesima traccia del CD, è scritta per due chitarre, mentre l’ottava, "Tartine", è un fresco tema in picking dedicato alla moglie Martine.
"Give me a clue" è una composizione vagamente jazz dove il basso alternato cede spesso il posto ad un walking bass.
"Promenade in a dream" è una ballata come ne componeva Dadi all’epoca dell’album "New Style" mentre "La Marcellaise" è l’arrangiamento di uno dei pezzi più divertenti di Dadi ed anche uno di quelli che vantano più rifacimenti da parte dei chitarristi acustici (se ne segnala un’ottima versione in "Next generation" di Thom Bresh).
L’esecuzione, dal vivo, vede Patrice suonare con Dadi dopo aver avuto l’onore di essere presentato al pubblico proprio dal suo Maestro virtuale.

Al di là della proposta artistica, l’incisione è particolarmente emozionante perché permette di risentire la voce del "Re del fingerstyle" ed apprezzarne il tono perennemente scanzonato.
Il libro, musica a parte, propone altri motivi di interesse, ad iniziare da un nutrito numero di foto dall’indubbio valore storico come quelle raffiguranti l’incredibile "Princesse", l’opulenta chitarra costruita da Frank Cheval per Dadi o quella della prima esibizione di Patrice con Marcel o, ancora, quella della presentazione ufficiale del marchio dell’A.D.G.P.A. italiana.

Vi sono poi le dediche di Martine Fournier (sorella di Marcel Dadi), Marino Vignali, (Presidente dell’A.D.G.P.A. italiana), Mark Pritker (Presidente della C.A.A.S. americana), Alain Giroux e Jacques Stotzem (chitarristi fingerstyle), Roland Dyens (chitarrista classico), Hugues Aufray (Cantante-chitarrista notissimo presso il grande pubblico francese) e Franck Cheval (liutaio).

In conclusione, quella di Patrice Jania è un’opera davvero impedibile per tutti coloro che apprezzano la sua musica e quella di due tra i più grandi chitarristi fingerstyle di tutti i tempi.

 

SIMONE LISINO
Fun Jazz 

Ad un’opera discografica destinata ad alimentare il flusso continuo delle produzioni fusion si chiede soprattutto una scintilla vitale, un qualcosa che la distingue dalle altre mille.
Nel caso concreto l’obiettivo sembra raggiunto. Certo, si sentono le influenze di musicisti come Mike Stern e Robben Ford (oltre a quella, dichiarata, di Wess Montgomery) ma il fraseggio di Lisino non è mai banale. Il suono, molto bello, è chiaramente influenzato dal tocco e la scelta dei brani appare ben studiata.

A parte due composizioni di Mario Zara, le altre otto appartengono tutte a Lisino. Le atmosfere sono a volte riconducibili al jazz classico, oltre al funky, o a quelle rilassate della new age.
Insolito ma interessante è il brano di chiusura. Si tratta di un testo recitato dalla voce di Emanuele Arrigazzi e sostenuto da un arrangiamento rarefatto.
Le note di copertina ce ne svelano unicamente il titolo: "Solo".
Ci sarebbe piaciuto saperne di più.

 

 

LOWLANDS

Gypsy Child

   

Dopo il fortunato esordio discografico, dovuto ad un'opera prima di notevole livello artistico, The Last Call, il vero problema dei Lowlands, band italiana capitanata dal cantautore italo-inglese Edward Abbiati,  era rappresentato dalla necessità di non compiere passi falsi per non compromettere una carriera promettente ed il successo testimoniato dai sold out dei loro concerti italiani (e non solo).

Conquistata la prima pagina del portale del Corriere Della Sera nel 2009, infatti, al loro secondo cd  (EP Vol.1) era stato affidato soprattutto il compito di non far pesare troppo l'attesa della seconda vera prova discografica, rappresentata da questo Gypsy Child che propone una musica che spazia dal rock (Only rain, Street Queen, Gotta be) a brani piu' introspettivi ma egualmente coinvolgenti (He Left, Cheap Little Paintings).

Si tratta di un disco maturo prodotto dallo stesso Abbiati, affiancato da Roberto Diana, un giovane chitarrista molto promettente; un disco al quale i confini nazionali vanno decisamente stretti, considerato che la loro musica ha attirato l'attenzione delle radio, delle riviste e dei siti europei ed americani. Maverick, la rivista inglese considerata la bibbia dell'alternative country, ad esempio, ha recensito positivamente tutti i loro lavori.

Il gruppo vanta numerosi componenti ed ognuno di loro è dotato di indubbia personalità. Oltre al già citato Roberto Diana alle chitarre elettriche, buzuki e dobro, vi è Chiara Giacobbe al violino, Simone Fratti al basso, Stefano Brandinali alle tastiere, Phil Ariens Mercaldo alla batteria e Stefano Speroni alla chitarra acustica. Immediatamente riconoscibile è, poi, la voce di Edward Abbiati, che sembra nascere dalla fusione di quelle di Bruce Springsteen e John Fogerty. Graffiante e delicata al tempo stesso, rappresenta, insieme ai riff ritmici del violino, uno degli elementi più caratteristici del sound dei Lowlands.

C’è infine da dire che all'incisione hanno collaborato diversi ospiti illustri quali Mike Brenner (lap steel), Joey Huffman -Soul Asylum, Lynyrd Skynyrd- (hammond), Richard Hunter (armonica), Tim Rogers -You Am I- (voce e coautore del testo di Gotta Be). Il tutto e' stato mixato da Chris Cacavas, tastierista del Green On Red.

 

 

 

WALTER LUPI

“Zumiè”

Zumiè è un disco di fingerstyle allo stato puro, non a caso ispirato dall’ambiente in cui è immerso l’omonimo paesino di montagna della Val Vestino

Il senso di libertà che solo il verde e le montagne sanno dare è, infatti, assimilabile alla libertà che si è preso il chitarrista milanese rispetto ai riferimenti stilistici tradizionali come il fingerstyle blues, quello jazz, quello ragtime ecc.
Restano, ovviamente, i richiami ai vari “generi” musicali e, anzi, sotto questo aspetto l’opera è ricca di spunti.
”Re Latino" ad esempio è un tipico samba mentre la bellissima "Tijuana Express" inizia con un calypso e termina con suggestioni messicane. "Plaza del Sol" è di ambientazione spagnola ma sfocia poi in un tango. “Napulità” vanta, prevedibilmente, una sonorità mediterranea, mentre “Waltz Herr”, composta in un momento in cui l’autore era fortemente impegnato negli studi classici, si pone a cavallo tra il valzer sud-americano e quello viennese.
"Capovalle" e  "Rain" sono brani che evidenziano l’esistenza, in Lupi, di una vena rock e rappresentano i momenti stilisticamente più innovativi del disco, sia come pensiero musicale che come  tecnica fingerstyle.

"Zumiè" "Anjiori" e "Ametista" sono invece riconducibili alla ben nota vena melodica di Walter che, esaltata da un perfetto controllo delle dinamiche e da un tocco invidiabile, contribuisce a fare di lui un punto di riferimento nello scenario fingerstyle internazionale.

Unico brano non originale di Zumiè è "The water is wide" che è stata arrangiata ispirandosi alle soluzioni armoniche del grande "Morricone" per dargli un'impronta di Italianità.
La sua incisione è giustificata dalla volontà di farne un tributo alla cultura musicale che affonda le radici del nord Europa dei primi novecento.

 

 

WALTER  LUPI

Sulle Corde Dell'Anima

Tributo a Lucio Battisti

Music Experience Production

www.walterlupi.net

 

L'ultima lavoro discografico del chitarrista milanese offre agli ascoltatori un bel mix di tecnica e di cuore. Non si tratta, palesemente, di un'operazione ruffiana ma di un tributo che nasce dall'amore sincero per le opere del duo senza tempo Battisti-Mogol.

Quando si è in possesso di una tecnica esagerata come quella di Walter Lupi, infatti, è facile lasciarsi trasportare dalla tentazione di stravolgere le composizioni originali per ostentarla o, più semplicemente, per lasciare il marchio indelebilmente della propria personalità artistica.

Sulle Corde Dell'Anima, invece, presenta 11 brani, tutti perfettamente riconoscibili e quanto mai efficaci dal punto di vista dell'impatto sonoro. Il merito di questo risultato è in parte attribuibile al sapiente uso delle accordatura aperte ed in parte alla qualità della registrazione (sono stati utilizzati microfoni Sennheiser MKH40-P48 e Rode NT 100) ed alla maniacale cura del suono che deriva da un'esigenza di Lupi definibile come estetica.

A proposito delle accordature utilizzate è interessante constatare come a quella amatissima da Walter (EAEG#BE) sia stata affiancata in Emozioni e l'Aquila quella caratterizzata dal solo basso in D, mentre, in ben 6 casi, è stata conservata l'accordatura standard. Questo farà particolarmente piacere a quei chitarristi che, per pigrizia o per scelta, si accostano malvolentieri allo studio dei brani che richiedono un preliminare intervento sulle meccaniche.

In molte delle esecuzione viene utilizzata una tecnica battezzata dall'esecutore Flat-Finger, in quanto utilizza il dorso dell'unghia per ribattere le note consentendo un fraseggio melodico molto simile al movimento labiale o al ritmo (spesso in sedicesimi) che il testo impone.

Composizioni come Dieci ragazze per me, Mi ritorni in mente e La collina dei ciliegi riescono a mantenersi particolarmente fedeli alle versioni originali proprio grazie all'uso di questa tecnica.

Merita una segnalazione Una giornata uggiosa, oltre che per l'introduzione, per l'idea del ritmo in 7/ottavi che deriva da un intuizione di un ottimo ex allievo di Lupi, Danilo Di Prizio.

Resta da dire che tutto il cd è stato suonato con una magnifica chitarra costruita da Aldo Illotta (www.italiansguitar.com).

 

 

 

GAE MANFREDINI
Tunes

Ci sono dischi che meriterebbero maggior fortuna. Purtroppo il mercato discografico italiano è quello che è. Non consente una distribuzione capillare dei CD non destinati alle classifiche di vendita.
Capita così che questo “Tunes” sia ingiustamente quasi introvabile ed è un peccato perchè è un disco ispirato e vigoroso.
Basta “Steel Shuffle”, il brano di apertura, a giustificarne l’acquisto ma il seguito non è da meno. Certo, non vi è nulla di particolarmente innovativo. Si tratta di un po’ di buon vecchio rock melodico, il che, però, non è poco perchè quando si ha gusto e talento il decidere di non lasciare i solchi di un certo filone non è scelta che si possa criticare.
Un consiglio:se ne avete l’occasione andate a vedere un’esibizione dal vivo di Manfredini. Scoprirete così che Gae non è solo un ottimo chitarrista ma anche uno degli artisti italiani più simpatici in circolazione.

 

PIETRO NOBILE
La città dei sogni

La tanto attesa nuova fatica discografica di Pietro Nobile si presenta, già dal titolo, come un’opera intimistica caratterizzata da una grande forza evocativa.
Il contenuto non tradisce le promesse. Musica d’atmosfera, impeccabilmente eseguita e registrata, conduce gli ascoltatori attraverso 11 brani curati nei minimi particolari ed impreziositi dal supporto di musicisti come Stefano Cerri, Walter Calloni ed Alesssandro Bianchi.
Le composizioni sono tutte di eccellente livello qualitativo e se proprio un difetto bisogna trovarlo, lo si può individuare nella mancanza di un “pezzo guida” come lo era stato Waiting per il CD omonimo. Una menzione particolare la merita però la fresca e coinvolgente “Into you”.
Parole di apprezzamento vanno anche alla raffinata e bellissima copertina, ideata dalla “River Advertising” di Mauro Rebolini (l’ideatore del nostro marchio), che non si è ovviamente dimenticato di mettere il logo A.D.G.P.A. nella giusta evidenza.
In conclusione si tratta di un CD molto professionale che non tradisce le attese e che consegna al nuovo millennio un Pietro Nobile in piena forma.

 

ANTONIO ONGARELLO
Metodo per chitarra jazz

Chi era a Soave all'ultima Convention A.D.G.P.A. ha potuto conoscere di persona Antonio Ongarello: Chitarrista-autore, insegnante di grande spessore. In quella occasione, partendo dalle versioni originali di due brani standard famosi, è riuscito, in un seminario di una sola ora a spiegare alcune tecniche fondamentali di riarmonizzazione jazzistica, condendo il tutto con consigli preziosi e gustosi aneddoti. Alla fine dello stage ha presentato, con chiarezza e modestia, il metodo da lui scritto e dal quale aveva tratto gli argomenti didattici poco prima discussi.
Il metodo è costituito da tre volumi: Vol I: la preparazione, Vol. II: L'approfondimento, Vol. III: La creatività (di prossima pubblicazione). Allo studio cronologico dei tre volumi l'autore suggerisce di affiancare il volume "Studi melodici per chitarra Jazz", per sviluppare la capacità di lettura jazz mediante studi armonizzati progressivi sulle più comuni sequenze armoniche della musica jazz.
Ongarello propone ai suoi lettori (Vol. I pag. 3) di raggiungere i seguenti obiettivi: - imparare a conoscere la musica - acquisire la tecnica della chitarra a plettro praticando sull'intera tastiera - conoscere le tecniche armoniche e melodiche fondamentali della chitarra jazz.
La sfida a cui Ongarello chiama tutti i chitarristi che vogliono definirsi completi consiste nel far convivere in equilibrio il musicista razionale che si nutre di teoria, principi, regole e sa decifrare ed interpretare tutti i segni della partitura, con il musicista istintivo che si alimenta di sensazioni e sa creare e variare la musica in virtù della propria sensibilità. Sicuramente non si tratta di un' impresa semplice, ma Ongarello da’ prova di esserci riuscito e di essere in grado, per merito della sua intima vocazione alla didattica musicale, di guidare con mano sapiente ed attenta il chitarrista desideroso di apprendere.

Sfogliando attentamente l'opera ci si rende subito conto che è ben strutturata e che risulta di piacevole lettura grazie all'efficace chiarezza espositiva e grafica.
Numerose sono le tavole armoniche di supporto e le note esplicative didattico-metodologiche (di chiarimento, di organizzazione dello studio e di incoraggiamento quando necessario), così pure è equilibrato il rapporto tra le parti teoriche e gli esercizi.
In ultima analisi, oltre ad essere un vero e proprio trattato di chitarra jazz, è soprattutto un metodo rivolto, prima che al chitarrista, al musicista che c'è in noi.
Aspettiamo quindi con giustificata curiosità l'uscita del III Vol.: La creatività.

 

GIOVANNI PALOMBO

ACOUSTI TRIO

Folk Frontiera

  

“Folk Frontiera” rappresenta un coerente seguito del precedente “Duos & Trios” ma anche la prima occasione di ascoltare il trio formato, oltre che dal chitarrista romano, da Feliciano Zacchia alla fisarmonica e Francesco Lo Cascio al vibrafono. Un altro musicista partecipa, però, alla costruzione delle delcate costruzioni sonore: Gabriele Mirabassi, abile clarinettista che lascia la sua decisa impronta in ben 4 dei 10 brani, tutti firmati da Palombo.

Ad un primo ascolto verrebbe da dire che non è un disco per chitarristi ma un’opera d’atmosfera adatta ad un pubblico ben più vasto di quello specializzato.

In realtà non è proprio così, perché vi sono anche tre pezzi di sola chitarra (“Maggio bevuto o’ suonno”, “Promessa d’amore”, “La nostalgia dei poeti”) e, tra l’altro, molto belli.
L’impressione iniziale deriva dal fatto che vi è (ovviamente) molta omogeneità stilistica tra le composizioni ed il suono caldo della sei corde, aiutato dalla melodica complessità dei temi eseguiti, rende meno evidenti i momenti in cui viene momentaneamente a mancare il supporto degli altri strumenti.

La musica proposta è il risultato di un incrocio tra influenze jazz e latine, con la fisarmonica di Zacchia che riporta istintivamente a tipiche atmosfere di derivazione argentina.

Un disco, insomma, di ottimo livello che si può ascoltare come sottofondo in ogni momento della giornata ma che, se analizzato con attenzione, offre numerosi spunti di interesse dal punto di vista tecnico e compositivo.

 

GIOVANNI PALOMBO

"Duos & Trios Guitar Dialogues

Acoustic Music Records

Il CD (Il quinto del musicista romano) è un'opera che merita grande attenzione anche da parte di chi non è solitamente interessato alla musica per chitarra.

Questo (è doveroso specificarlo) non significa, indirettamente, che ci si trovi in presenza di un'opera non appetibile per gli amanti del fingerstyle ma, al contrario, che la presenza di articolate atmosfere acustiche intarsiate da strumenti come il sax, il vibrafono, la fisarmonica jazz, il pianoforte, le percussioni ed il basso fretless, contribuisce ad ampliare considerevolmente l'ambito dei virtuali fruitori della proposta artistica.

I diversi strumenti, tuttavia, pur ritagliandosi spazi tutt'altro che marginali nello sviluppo dei brani, non ridimensionano il ruolo principe della chitarra ma, al contrario, lo esaltano con la creazione di deliziose cornici sonore.

Il merito principale va, ovviamente, attribuito a Giovanni Palombo, il quale, oltre ad essere un ottimo compositore, ha anche il pregio di non cedere a tentazioni esibizionistiche che potrebbero, attraverso l'imposizione di rigide linee guida ai partner, rendere meno comunicativa l'opera.

In "Guitar Dialogues" si può ritrovare il condensato delle esperienze accumulate dal chitarrista romano suonando, negli ultimi anni, in duo ed in trio.

Si spazia da un dichiarato "Omaggio ad Astor (Piazzolla)" a momenti in cui si fondono frammenti di jazz e di musica latina, senza che, per questo, venga limitata la naturale propensione al guitar solo, sapientemente sviluppato con un'eccellente tecnica fingerstyle ("Mr. Kelly" e "Gioiosa marea").

Musicista completo, Giovanni Palombo rappresenta, senza dubbio, una delle punte di diamante del movimento acustico italiano e merita senza riserve la notorietà di cui gode.

 

GIOVANNI PALOMBO

La Chitarra Acustica Fingerstyle, gli Stili e le Tecniche

Playgame Music (DVD)

 

Camera Ensemble

Helikonia Factory Records (CD)

 

,Acoustic Shapes, disegni melodici ed armonici della chitarra fingerstyle

Edizioni. Carisch (Libro più CD)

 

Negli ultimi mesi il chitarrista romano ha visto concretizzarsi ben tre progetti editoriali: un DVD didattico, un CD ed un libro che raccoglie gli spartiti di alcune tra le sue migliori composizioni.

Il DVD La Chitarra Acustica Fingerstyle, gli Stili e le Tecniche rappresenta un viaggio nel mondo della sei corde acustica, condotto attraverso gli stili. Servendosi principalmente di brani originali, ma anche di alcuni classici come il brano ragtime The Entertainer e quello celtico (in accordatura DADGAD) Sheeberg & Sheemore, Palombo illustra molte delle caratteristiche che rendono la chitarra acustica uno strumento avvincente e completo.

Ampia la carrellata tecnico-stilistica offerta dall’opera: partendo dal classico fingerpicking si approda al moderno fingerstyle ma non mancano il blues, il country, alcuni elementi di jazz e qualche sfumatura rock.

Anche il tapping e la tecnica percussiva sono mostrate, a riprova del fatto che la diversificazione dell’approccio allo strumento e la conoscenza di tradizioni e scuole diverse costituiscono una base fondamentale per uno sfruttamento a360° della chitarra acustica moderna. Nel DVD gli spartiti (sia in musica che in tablatura) sono raccolti in un file PDF, mentre un “contributo extra" riporta l'esecuzione live, prima in prova e poi in concerto, del brano A Briglie Sciolte, in una dinamica esecuzione in duo con il percussionista Andrea Piccioni.

 

Camera Ensemble è invece opera del quartetto omonimo guidato da Giovanni Palombo.

Questa formazione vede, oltre alla chitarra acustica di Palombo, il sax e clarinetto di Gabriele Coen, le percussioni e i tamburi a cornice di Andrea Piccioni ed il violoncello di Benny Penazzi.

Si tratta di un lavoro di ricerca che lega il stile fingerstyle del chitarrista alle esecuzioni in ensamble. Il risultato, originale, è rappresentato da una miscela musicale che intreccia l'etnico al jazz,la forte melodia all’improvvisazione, con citazioni di musica classica.

Quartetto dall’accento cameristico, Camera Ensemble ha una dimensione acustica nella quale i diversi strumenti mantengono una forte identità, ma sono anche capaci di sovrapporsi originando un unico suono stratificato e denso.

Nell’ottica del musicista romano il disco si pone coerentemente nella scia dei precedenti Duos Trios e Folk Frontiera perseguendo lo scopo di rileggere la propria cultura attraverso una contaminazione viva ed attuale

 

Acoustic Shapes è un libro che raccoglie otto spartiti (musica e tablatura).di composizioni originali. Il sottotitolo disegni melodici ed armonici della chitarra fingerstyle ben sottolinea l'intenzione di evidenziare i diversi aspetti che sono presenti nello stile chitarristico dell'autore, e che mostrano le diverse possibilità offerte dalla chitarra acustica: il lirismo introspettivo di Omaggio ad Astor e La Profezia dell'Armeno, il walkin' bass incalzante del blueseggiante Mr. Kelly, le sfumature jazz di Ralphando (un omaggio al grande chitarrista e compositore Ralph Towner). Oppure il rock vellutato di La Notte che Inventarono il Rock&Roll, i suoni percussivi di A Briglie Sciolte, l'accento popolare di M'aggio Bevuto 'o Suonno, lirica citazione della musicalità napoletana.

Acoustic Shapes è corredato da un Cd guida.

 

 

LUCA PEDRONI

“Ottobre”

“Ottobre” è un’opera prima che, già dalla copertina, rispecchia il carattere sensibile e riservato di Pedroni.
Si tratta di un album interamente acustico reso particolarmente piacevole, dal punto di vista sonoro, dallo splendido suono di una Collins 0M3 registrata con cura presso l’Acoustic Design Milano di Pietro Nobile.

L’ascolto delle 9 composizioni evidenzia uno dei maggiori pregi di Luca: quello di saper utilizzare senza incertezze tutte le principali tecniche chitarristiche senza, peraltro, abusarne.

In particolare si percepisce la particolare flessibilità propria di chi, come l’artista varesino, prende la decisione di entrare in una rigorosa dimensione acustica dopo aver a lungo frequentato il mondo della sei corde elettrica.

Quello che però manca in “Ottobre” è una composizione capace di affascinare al primo ascolto.

Trattandosi di un disco d’esordio la cosa non sorprende. La legittima voglia di dare di sé un’immagine a 360° porta spesso a privilegiare la varietà delle atmosfere ed a porre in secondo piano il lavoro di caratterizzazione melodica dei brani.

Poco male: Luca Pedroni ha talento, entusiasmo e tecnica sufficienti per far sì che “Ottobre” non resti un episodio isolato ma rappresenti, al contrario, il primo tratto di una strada professionale lunga e gratificante.

 

 

LUCA PEDRONI

A different wavelength
-Imagine sound experience
-

 Distribuzione Wondermark
www.wondermark.net

A different wavelength è un lavoro complesso che sorprende l'ascoltatore con nove tracce di difficile classificazione stilistica.

Ad ispirarne il titolo e gran parte delle musiche sono state le fotografie di Diego Boldini ma dal punto di vista strettamente musicale il progetto vuole essere un omaggio ai Pink Floyd, il gruppo che, da sempre, ha influenzato in modo evidente la creatività del chitarrista varesino.

Si tratta di un'influenza definibile più “filosofica” che stilistica, in quanto Pedroni, musicista eclettico in grado di spaziare dal rock al funky, dal metal al blues, dalla classica allo ska, ha scelto di utilizzare la chitarra acustica, con varie tecniche fingerstyle, proprio per la capacità che lo strumento ha di adattarsi a stili diversi, permettendo così all'artista di tradurre in suono tutto ciò che lo circonda.

Il lavoro di ricerca risulta evidente con riferimento ad ogni composizione.
Con un ascolto attento, non solo si possono cogliere i vari contributi stilistici ma anche le componenti di un'impronta sonora curatissima ottenuta tramite una scelta mirata delle accordature e l'utilizzo delle più moderne tecniche esecutive.

Luca dimostra di saper apprezzare dimensioni musicali tutt'altro che omogenee, riuscendo però nell'impresa di far confluire la musica pop e le armonie modaleggianti un po' beatlesiane con le ascendenze ritmiche "selvagge" e dissonanti di Bela Bartok,  l'impressionismo e il pittoricismo Debussyano con il naturalismo acustico new age.  Il tutto senza tralasciare l'aspetto lirico e melodico, vera essenza e linfa della musica .

 

Per quanto riguarda la costruzione  formale delle composizioni, il chitarrista varesino è dichiaratamente debitore a Children's Song di Chick Corea.

Alcuni brani di questo disco, infatti, si distinguono per il "continuum" ritmico  in forma di sincope, che si manifesta in due modalità: a volte è al basso in forma circolare, mentre a volte  è lasciato alle voci centrali e acute. Nel primo caso fa da spinta motrice al tema minimalista sviluppato al canto in forma puntiforme e rimbalzante; nel secondo caso funge da accompagnamento al tema lasciato ad altri strumenti.

La chitarra è la grande protagonista di A different wavelength ma lascia spazio, in Nuvole a pois, al sax tenore di Emiliano Romano e a quello soprano di Max Pixio sostenendone lo sviluppo melodico con eleganti aperture ritmiche.

Alcune composizioni come Acqua dolce (ispirata ad un'immagine del lago di Varese) Luna Chiara o Maree presentano titoli sin troppo eloquenti ma la natura evocativa della musica di Luca è comunque evidente, tanto da metterne in chiaro risalto la sensibilità caratteriale ed artistica

Il lavoro è stato coprodotto dall’autore e da Pietro Nobile; della promozione dell’album in Svizzera si occuperà la Tetraktys Music di Max Pizio.

 

 

GIOVANNI PELOSI

“Fretwalkin’”

Fingerpicking. Net

 

“Fretwalkin’” non è recentissimo ma vale la pena di segnalarlo perché l’ottimo lavoro svolto come Direttore Artistico di “36” ha riportato sullo storico chitarrista romano l’attenzione di tutti.
Classe 1952, Pelosi è da sempre noto per gli arrangiamenti per chitarra fingerstyle dei più noti brani di musica pop.
Nel CD si passa con disinvoltura da Gershwin ai Beatles, da Pino Daniele a James Taylor.
L’insieme mantiene una certa omogeneità, malgrado la presenza di autori così diversi tra loro, e questo grazie all’oculata scelta delle composizioni.
Trascinante la versione acustica della “Lay Down Sally” di Clapton, intriganti i tre gioielli di Lennon & McCartney: “I Feel Fine”, “Sexy Sadie” 2 “Here, There and Everywhere”.
Stupisce, tra tante rielaborazioni, l’esecuzione, sostanzialmente rispettosa della versione originale, della “Blue Finger” di Jerry Reed. Si tratta evidentemente di un omaggio al mitico chitarrista americano e rappresenta, comunque, un’ottima occasione per riscoprirne una delle creazioni più belle.
Anche ”Yakety Axe” rappresenta un pezzo di storia ma, in questo caso, Pelosi ci ha messo molto di suo sia a livello esecutivo che di arrangiamento.

James Taylor, uno degli autori da lui più apprezzati, è rappresentato da “Shower The People”, Pino Daniele da “E so cuntent’e stà” e “A testa in giù”.

In totale sono ben 16 i pezzi contenuti in “Fretwalkin’”, un’opera che ben rappresenta uno dei più simpatici e stimati rappresentanti del fingerstyle italiano.

 

GIOVANNI PELOSI

“Train-ing’”

Fingerpicking. Net

 

“Train-ing” contiene molti arrangiamenti per chitarra fingerstyle di noti brani di musica pop ed in questo appare come la logica continuazione del percorso artistico che da anni caratterizza il noto chitarrista romano. Molti sono i punti in comune con il precedente “Fretwalkin’”, ad iniziare dagli artisti più saccheggiati: i Beatles ( “Got To Get You Into MyLife”, Norwegian Wood, “Oh! Darling”), Pino Daniele ( “Se mi vuoi”) e James Taylor (“Your Smiling Face”, “Baby Boom Baby”) ma la scaletta dei brani evidenzia anche una novità di rilievo, anzi, quattro.   “Lovin’that woman”, “The last smockin’train”, “Pretty Girls” e “Aspettando Roma” sono infatti composizioni originali che Giovanni ha scritto perché venissero utilizzati come colonna sonora del cortometraggio “Eccoci qua” di Renato Marchetti.

Lo stile di Pelosi è molto personale ed immediatamente riconoscibile.
Lui lo definisce, nelle note di copertina, “ruspante” e la divertente immagine interna che lo raffigura come un chitarrista dotato di ben sei mani rende bene l’idea di un artista che suona mettendoci tutto sé stesso, a cominciare dall’esuberante senso ritmico.

La mano che percuote ritmicamente le code rappresenta uno dei suoi segni stilistici distintivi, così come la tendenza ad accelerare i temi suonati. Dal vivo questa sua caratteristica è molto coinvolgente ma su CD spiazza un po’ e richiede due o tre ascolti per metabolizzare tutte quelle note che sembrano “scappare” troppo velocemente.

In alcuni casi, però ( “Blue Moon”, Il nastro rosa”), questa particolarità si sposa perfettamente con la struttura delle composizioni e contribuisce ad accrescerne l’incisività.

Curiosamente, il Pelosi autore è molto più riflessivo e controllato del Pelosi esecutore.

Lo sforzo creativo gli impone di analizzare con cura ciò che vuole esprimere e questo amplia la sua tavolozza di colori sonori con sequenze meno serrate e più evocative.

Tra le quattro proposte originali ne spiccano due in particolare: la delicata “Pretty Girls” e la suggestiva “The last smockin’ train”, un gioiellino destinato a migliorare la sua espressività esecuzione dopo esecuzione.

I fans di Giovanni non rimarranno certo delusi da “Train-ing” e, anzi, c’è  fondato il “rischio” che la folta schiera vada ulteriormente aumentando

 

 

FRANCESCO PIU
“Blues Journey”

Groove Company
www.groovecompany.it

 

Giovane chitarrista sardo alla prima esperienza discografica ufficiale, Francesco Piu entra nella ristretta ma qualificata cerchia dei rappresentanti del blues acustico italiano con l’autorità e la convinzione di chi non è destinato a recitare il ruolo della comparsa.

Il cd non rende completamente giustizia al talento di Francesco che nei concerti, libero da limitazioni temporali, si lancia in improvvisazioni mai banali sostenute da una tecnica evoluta e da un “tiro” formidabile.

Il suo è un blues che affonda le redici in quello del Delta e di Chicago ma che è arricchito da soluzioni polifoniche originali di derivazione jazz e richiami rock: una miscela di tradizione e modernità che affascina al primo ascolto.

La presenza in “Blues Journey” della Hendrixiana Manic Depresion, d’altra parte, è indicativa delle influenze anche “elettriche” del chitarrista di Sassari. La dedica a Jimi è, però, in parte contraddetta da assoli che, di tanto in tanto, ricordano il Clapton dei tempi belli.

Più adotta una tecnica mista che prevede l’utilizzo del plettro supportato dall’anulare e dal medio ed una strumentazione piuttosto varia che comprende una Martin HD28V, una Gibson Hummingbird, un Dobro squareneck del ’64, un roundneck F-60, una guitar banjo ed una Lap Steel artigianale “Frankie”, costruita da Francesco Porcu e Fabrizio Sulliotti della liuteria “Last Beach”

Il CD comprende If you love me like you say di A. Collins, They’re red hot di R.Johnson, I don’t need no doctor di R. Charles, I want a little sugar in my bowl di N. Simone, Manic depression di J. Hendrix, The jody grind di H. Silver, Harvest di N. Young e tre composizioni originali, di due delle quali (Bedroom blues e Too late) Francesco ha anche scritto il testo.

 

 

FRANCESCO PIU Trio

Live at Amigdala Theatre
Groove Company

 

Il primo disco live rappresenta sempre un punto d’arrivo per un musicista.

Nel caso concreto la sensazione è che non si tratti che di una delle tante tappe di una inarrestabile ascesa artistica.

Nel giro di tre o quattro anni, infatti, il giovane chitarrista sardo si è trovato ad inanellare una serie di esperienze professionali a dir poco invidiabili: ha partecipato ai più prestigiosi Festival internazionali, ha suonato davanti a migliaia di persone come componente del gruppo di Davide Van De Sfroos e, per limitarsi al solo 2010, ha rappresentato l’Italia all’International Blues Challenge di Memphis, ha duettato senza timori reverenziali con Tommy Emmanuel ed ha aperto Pistoia Blues insieme a Robert Cray e Jimmie Ray Vaugan.

Live at Amigdala Theatre rende giustizia alla sua capacità di coinvolgere il pubblico ed alla duttilità che gli consente di padroneggiare con perizia anche la lap steel e la weissenborn, ma non alla reale dimensione virtuosistica, che emerge invece prepotentemente nelle esibizioni in cui si presenta nella veste di One Men Band.

In compenso, questo lavoro discografico è in grado di trovare consensi anche al di fuori del circolo degli appassionati della sei corde, grazie ad una scelta oculata dei brani ed a un impasto sonoro energico, timbricamente vario e decisamente accattivante.

Brani come Henry di K. Moore e la All Along The Watchtower di Dylan, poi, gli permettono di conquistare estimatori in ambiti ben più ampi di quelli tipici del Blues.

Non deve dispiacere il fatto che, tra le 12 presenti sul cd, vi sia una sola composizione originale (Train To Narcao) e per di più utilizzata come tappeto ritmico per sfrenate scorribande all’armonica, poiché lo scopo dell’incisione (pienamente raggiunto) è soprattutto quello di porre in evidenza la straripante energia del chitarrista/cantante. Per godere del suo talento di compositore, d’altra parte, ci saranno altre occasioni e per chi conosce il percorso artistico di Francesco Piu è facile pronosticare che non saranno poche.

Alla riuscita di Live at Amigdala Theatre contribuiscono non poco anche Davide Speranza (Chromatic and Diatonic harmonica, Background Vocals) e Pablo Leoni (Drums and Percussions, Background Vocals).

 

GABRIELE POSENATO

“Modus Vivendi”

Fingerpicking. Net

Gabriele Posenato svolge un lavoro, quello di agronomo e viticoltore, di cui è giustamente orgoglioso e che lo tiene impegnato in modo totale ed esclusivo per tre mesi all’anno.

Quando gli impegni si fanno meno pressanti trova il tempo di dedicarsi alla chitarra e lo fa con la stessa serietà con la quale affronta la sua professione.

“Modus Vivendi” è il suo primo CD ma è un’opera straordinariamente matura.

La tecnica utilizzata è quella derivante dal fingerstyle tradizionale anche se non mancano interventi a base di tapping e di guitar percussion.

L’omaggio a Pat Metheny ed alla sua “Last Train Home” non deve trarre in inganno; l’influenza più evidente per Posenato è quella di Ed Gerhard. E’ da Gerhard che ha tratto il gusto per le atmosfere sognanti; è da Gerhard che ha imparato l’importanza delle pause e di quell’incedere lento che attribuisce ad ogni singola nota un’importanza fondamentale nell’ambito del discorso narrativo.

Le nove composizioni originali che costituiscono l’ossatura di “Modus Vivendi” sono tutt’altro che banali e ed evidenziano la vena intimista e poetica dell’autore.

Annunciate dichiaratamente come “deux divertissements”, vi sono però anche due tracce, la 11 e la 12, che portano incisi brani completamente fuori contesto (“Windi and Warm”, “Vengo anch’io” e “Sandokan”) ma che hanno il pregio di rispecchiare la personalità solare di Posenato, persona di grande simpatia e comunicatività.

Una citazione a parte la merita il magnifico suono prodotto dalla Lakewood del chitarrista veneto perché, anche se è vero che le percussioni sul corpo della chitarra risultano a volte un po’ troppo invasive dal punto di vista acustico, il CD, se ascoltato con un buon impianto di riproduzione, assicura una resa sonora davvero notevole.

 

“36 The Fingerpicking.net Sampler”

“36 The Fingerpicking.net Sampler” è un’opera di fondamentale importanza in quanto simbolo di un movimento, quello dei chitarristi acustici italiani, che sta cercando, con vigore e compattezza, di far sentire la sua voce.

All’opera di divulgazione posta in atto da più di un decennio dall’A.D.G.P.A. si è affiancata, da qualche anno a questa parte (2000 ), quella del sito web Fingerpicking.net, fondato da un rappresentante storico del fingerstyle italiano: Reno Bandoni.

Ad un appello pubblicato congiuntamente su Fingerpicking.net e sul sito dell’A.D.G.P.A (www.adgpa.it) hanno risposto decine di chitarristi ed è stato poi compito di Giovanni Pelosi, nella sua veste di Direttore Artistico, scegliere, tra le varie proposte, le 36 da inserire nei due CD.

Uno dei maggiori pregi di questa operazione è quello di dare la possibilità ai chitarristi emergenti di farsi conoscere da un pubblico più ampio e, nello stesso tempo, quello di consentire agli ascoltatori di valutare le loro proposte artistiche avendo come punto di riferimento, sugli stessi dischi, i tanti “Mostri Sacri” che hanno dato la loro adesione al progetto.

Il primo CD si apre con “Aspettando Paul”, una composizione del chitarrista di derivazione classica Massimo Alviti del quale propongo, a seguire, la recensione del recente “…in un giorno di pioggia”. Subito dopo è la volta di “On The Road Whit Mama”, cavallo di battaglia dal vivo del notissimo Beppe Gambetta. La delicata “Penny” di Giorgio Cordini, storico collaboratore di Mauro Pagani, precede, invece, una suggestiva composizione di Claudio Tassi: “Ragman”.

Subito dopo è la volta di Reno Bandoni (E quel che è), editore dell’opera ma, soprattutto, chitarrista di gusto e grande esperienza. Luca Francioso, invece di un suo brano, presenta “Forbidden Colours” di Sakamoto; scelta poco comprensibile provenendo da uno dei più poetici compositori della nuova generazione. Da Stefano Tavernese (qui al mandolino Gibson A-3del 1921) e Daniele Bazzani (alla chitarra) arriva invece un “Cannonbal Rag” molto elaborato che prende il nome di “Chocolate Balls Rag” mentre Alessandro Vitali propone “l’Elefantino di stoffa”. Al di la della piacevolezza di questo brano, Vitali, chitarrista che si affaccia ora nel “grande giro”, merita un incoraggiamento per le qualità che, almeno in parte, dimostra già di possedere.

Molto bella la versione di”Some Day My Prince Will Come” di un Roberto Martino in costante crescita a livello esecutivo e non da meno si dimostra il pregevolissimo arrangiamento di “Nuovo Cinema Paradiso” di Paolo Sereno.

Un altro nome storico che compare in “36” è quello di Andrea Carpi, che per l’occasione ha scelto una composizione ispirata alla musica popolare sarda (Ballo per Matteo e Luca); musica popolare di cui è, notoriamente, attento studioso.

Oscar Bauer ed il bassista acustico Lupo Lupi offrono una versione di “Sunwheell Dance” di Cockburn, caratterizzata da un’impasto sonoro efficace e molto ben registrato. Segue una piacevole cover di Roberto De Luca de “Il pescatore” di De André.

Slide e voce da brividi per la versione di Alex Di Reto di “Key To The Highway” mentre con Juan Lorenzo si ha l’opportunità di ascoltare “Pueblo”, una composizione originale che evidenzia l’ottimo livello tecnico raggiunto dal chitarrista flamenco. Dopo la delicata”Christy’s Wind” di Enrico Mantovani arriva “Groove” di Andrea Benzoni, basata su di un giro ritmico molto intrigante ma che non pone completamente in risalto le straordinarie doti tecniche del chitarrista di Forlì. A chiudere il primo CD è “Leola Kay” di Tod Hallawell, uno dei due chitarristi stranieri (l’altro è Boris Bursac), che compaiono in questo lavoro discografico.

Il secondo disco si apre con “ The Short Goodbye”, un brano con il quale Daniele Bazzani dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, di non essere un semplice esecutore dei classici del picking.

“Misgovernment Blues” trasmette benissimo l’energia di un Paolo Bonfanti in piena forma mentre “mio caro Ben”, aria lirica della fine del ‘700, è proposta da Franco Morone.

Antonio Tarantino offre una efficace versione della celeberrima “Samba de Orfeu” alla quale segue la “Sweet Little Town” di Andrea Castelfranato, chitarrista emergente caratterizzato dall’ottima padronanza delle tecniche percussive e di tapping.

“Impronte Lontane” del chitarrista flatpicking Roberto Dalla Vecchia, ne dimostra gli evidenti progressi rispetto all’esordio avvenuto nel 1998 con il CD “Open Space”.

Continuando, tre pezzi da brivido: bella e raffinata L “Angelo Pasticcione” di Giovanni Palombo; deliziosa e struggente la battistiana ”Emozioni” di Alberto Grollo; delicata e irresistibile la “You Are The Sunshine Of My Life” di Boris Bursac.

Dopo l’evocativa “Agosto” di Alberto Caltanella arriva la “Purple Haze” acustica di Stefano Barbati, magnifico chitarrista in grado di suonare praticamente di tutto ma, forse proprio per questo, ancora alla ricerca della “sua” strada..

Alla dolcissima “Modus Vivendi” di Gabriele Posenato succede “Hasten Sowly”, la proposta di Giovanni Unterberger, pioniere dei chitarristi acustici italiani.

Giovanni Pelosi, Direttore Artistico di “36”, ha riservato per se un brano dell’amatissimo James Taylor:: “Your Smiling Face”. Davide Mastrangelo, Direttore della Lizard di Fontanetto Po si presenta con “The Last Mosquito’s Flight”. Divertente e molto ben arrangiata la “The Entertainer” di Giulio Redaelli”. Magnifica la successiva “Something”, e non poteva essere diversamente visto che l’autore della trascrizione è il mai abbastanza apprezzato Rodolfo Maltese.

Chiude il secondo CD il “Valzerino” di Alex Britti, la cui esecuzione ha il pregio di ricordare a tutti che Alex è, prima di tutto, un chitarrista di valore.

 

GIULIO REDAELLI
Blue - Eyed Duckling 


Gran disco questo Blue - Eyed Duckling, sopratutto se si considera che non proviene da uno dei pionieri del Fingerstyle italiano.
L'autore, Giulio Redaelli, non disdegna di far ricorso, di tanto in tanto, al picking più tradizionale e lo fa in pezzi come "Yellow house rag" con una freschezza ed una pulizia degni di nota.
Supportata da una invidiabile qualità di registrazione (il CD è nato nell' "Acoustic Design Studio" di Pietro Nobile), la chitarra di Redaelli dipinge atmosfere delicate ma non rarefatte. 
L'obiettivo da raggiungere è sempre bene in evidenza e le linee melodiche costruite con cura.
Davvero suggestiva "Getaway", chiaramente ispirata ad alcune composizioni di Dadi "Duffy", godibilissima e insinuante "The Gold Rush".
In conclusione un CD che è piaciuto a tutti i componenti del "Gruppo d'ascolto" e che ci fa scoprire un chitarrista sicuramente destinato al successo.

 

ENZO ROCCO
Tuba Trio

Il lavoro di Enzo Rocco e dei suoi prestigiosi collaboratori -Rudy Migliardi (tuba/trombone), Ettore Fioravanti (Batteria)- apre una riflessione di grande attualità sulla ridefinizione delle diverse aree linguistriche musicali e su quel processo di osmosi legato alla vicenda fono-espressiva intesa come momento di flusso.
Il "Tuba Trio", a prescindere dall'originalità dell'organico, ci propone un itinerario attraverso vissuti sonori cangianti, ironici e disinibiti, dove emerge la necessità di giocare con "le musiche" oltre gli stereotipi della cultura dominante.
Il tutto accade  infrangendo la barriera estetico-formale degli stili e dei generi con notevole interplay e sensibilità.

 

ENZO ROCCO – CARLO ACTIS DATO
Pasodoble

Di Enzo Rocco, musicologo, docente di tecniche di animazione musicale e compositore jazz, abbiamo già recensito il CD "Tuba Trio".

Vogliamo ora segnalare l’uscita di "Pasodoble", inciso con il sassofonista (e non solo ) Carlo Actis Dato.
Non si tratta, ovviamente, di musica per tutti ma consigliamo ugualmente a tutti di ascoltarla poiché, pur rappresentando un invito ad uscire da schemi ormai consunti, ha il pregio di smitizzare con l’ironia l’utilizzo dei linguaggi musicali colti.

 

 

CLAUDIO RUDELLA
Venti convergenti

Venti convergenti è un bel disco di rock italiano. Niente di particolarmente innovativo, ma si fa ascoltare con piacere e presenta alcuni brani come "La divina" o "Con più volume ancora" ben costruiti, di facile ascolto e di ottimo livello qualitativo.

Rudella è un chitarrista che si può inquadrare in quel filone rock-melodico che ha in Italia, come capofila, Gae Manfredini, ma è questa considerazione relativa allo stile è solo indicativa perché le differenze fra i due sono ben percepibili. Se in "Venti convergenti" le composizioni, a parte "la donna cannone" di De Gregori ed "El paso" di Alberto Grollo, sono tutte originali, non si può tacere che Claudio è anche leader dell’"ALTRO MONDO", un gruppo che si dedica al repertorio di band storiche come i Deep Purple ed i Queen, ma che raggiunge la perfezione nel riprodurre i capolavori dei Led Zeppelin.
L’"ALTRO MONDO" esiste dal 1968 ed è anche per questo che le sue esibizioni dal vivo sono impeccabili e regalano momenti di grande coinvolgimento.
Per chi crede che la musica non sia solo tecnica ma anche divertimento, Claudio Budella e la sua band sono un valido punto di riferimento.

 

IL NOSTRO CANTO LIBERO

SAMSÃRA
Distribuzione : MA. RA.CASH

Distribuzione in Italia: Venus Dischi ( www.venusdischi.com )

 

Ci sono canzoni così belle che non richiedono diversi ascolti per essere memorizzate.

Colpiscono il cuore e vengono subito metabolizzate entrando a far parte stabilmente del bagaglio di ricordi di chi ne comprende la qualità artistica.

Quando questo accade non si avverte più il bisogno di ascoltarne la versione originale perché, giorno dopo giorno, ognuno, nel cantarle e ricantarle (o, se è in grado di farlo, nel suonarle e risuonarle), le modifica sino a renderle perfettamente compatibili con i propri gusti.

Le composizioni della coppia Mogol-Battisti rappresentano certamente uno degli esempi più lampanti di questo diffuso fenomeno, tanto che l’ascoltarne dopo svariati anni dei mediocri rifacimenti o, addirittura, , le versioni originali, può lasciare perplessi.

Per questo è normale avvicinarsi con cautela ad un cd che ripropone 14 tra i maggiori successi del Lucio nazionale.

Già dalla lettura dei nomi dei componenti del gruppo, però, ci si sente rassicurati, trattandosi di musicisti di gusto ed esperienza: Aldo Tagliapietra (basso e 12 corde), Claudio Rudella (chitarra), Beppe Leoncini (batteria), Christian Pugliese (voce).

Tutte le composizioni sono proposte in chiave rock con arrangiamenti misurati che non ne stravolgono la struttura. La voce di Pugliese, poi, molto diversa da quella di Battisti, impedisce confronti nostalgici, contribuendo a creare un impasto sonoro moderno e personale.

Sotto questo profilo ci sono pezzi di storia come 740 e Con il nastro rosa che acquistano nuova vita grazie ad idee originali come, ad es., quella di inserire, nella seconda, fugaci ma gustosi omaggi allo stile di Knopfler.

Piacevolissimo risulta anche il medley acustico comprendente I giardini di marzo, La luce dell’Est e Non è Francesca; medley che vede l’alternarsi delle voci di Claudio, Christian e Aldo.

10 ragazze è il titolo che ha subito il maggior processo di elaborazione in chiave rock con un intro alla Black Sabbath ed armonici alla Zakk Wylde. L’equilibrio tra la linea melodica e l’arrangiamento risulta, ad un primo ascolto, un po’ precario ma ci si fa presto l’abitudine.

Molto originale è anche l’intro di E penso a te. In questo caso, però, non occorre alcun processo di adattamento per lasciarsi conquistare dal fascino di quello che viene ritenuto, a ragione, un capolavoro senza tempo.

Oltre ai già citati, i brani che compongono il cd sono: Il vento, Fiori rosa, fiori di pesco, Il tempo di morire, Il mio canto libero, Io vivrò senza te, 29 Settembre, Pensieri e parole.

Samsāra è un’opera coraggiosa che, pur rispettando le melodie e la poesia della coppia di autori più famosa della musica italiana, porta un contributo di nuove idee a queste canzoni, riaffermandone la capacità di resistere al trascorrere del tempo.

 

 

GUIDO SCHIRALDI
"Dance of an angel"

Dance of an Angel è un CD veramente interessante nel quale le chitarre acustiche, il sitar, la chitarra Synth, le tabla e altre percussioni, sono suonate tutte da Guido Schiraldi, musicista e autore a tutto tondo.
Sin dalle prime note si percepisce infatti la fluidità del pensiero musicale, dove la grande padronanza delle svariate tecniche strumentali viene utilizzata in funzione della musica. 
Premesso questo è chiaro che Guido considera la musica una "elevata" forma di meditazione, veicolo di energia positiva capace di avvicinare ad una maggiore consapevolezza della natura e della spiritualità. 
Ascoltando i nove brani del CD si possono intravedere influenze e accostamenti con diverse culture e generi musicali: anzitutto la musica indiana (India del Nord, tradizione Hindustani) che Guido incomincia a studiare nel 1977 sia in India che in Italia, avvicinandosi al sitar, alle tabla e alla pratica dello Yoga, veicoli fondamentali per una personale ricerca di cammino spirituale. 
Si intuisce inoltre la presenza di un "sottobosco" di molti altri generi musicali: musica classica, jazz, pop, country, celtica, araba, africana e etnica, il tutto filtrato dalle matrici mediterranee dovute alla nascita partenopea del nostro musicista. 
E' proprio attraverso le diverse culture e tradizioni musicali che Schiraldi attua la "ricerca della verità" della musica e del musicista con una vibrazione che porta benessere, energia, positività e profondità. 
A composizioni con emozioni e stati d'animo più introspettivi si alternano altre che danno spazio al gioco e alla danza come puro divertimento. 
Tutto questo porta ad avere come filo conduttore la universalità dell'esperienza sonora dell'uomo - natura - spiritualità.

 

FRANCOIS SCIORTINO
"Printanière"
Orion Productions

 

François Sciortino è l'astro nascente del picking francese, uno stile musicale che presso i nostri "cugini" gode di grande favore grazie alle opere che hanno contraddistinto i primi anni di carriera di Marcel Dadi.

Sciortino non esita a ammettere l'enorme influenza che Dadi ha avuto nella formazione del suo gusto musicale e non si affanna a rivendicare una propria originale identità artistica. Ciò nonostante bisogna riconoscergli doti tecniche notevoli e talento da vendere.

Nell'osservarlo suonare dal vivo la prima cosa che si nota è la tranquillità con la quale vive il contatto con il pubblico. Rilassato e naturale dimostra una grande facilità esecutiva unita ad un ottimo senso del tempo.
Le sue composizioni sembrano fatte apposta per rimanere scolpite nella memoria ed essere eseguite senza eccessive difficoltà da chiunque (o quasi).

La facilità compositiva unita ad una evidente propensione per la melodia fanno di Sciortino un artista che si ascolta sempre volentieri e che è in grado di offrire brani adatti ad ampliare il repertorio di molti chitarristi acustici in cerca di composizioni fruibili da un pubblico più ampio di quello dei "maniaci del picking".

"Printanière" presenta 11 pezzi, molti dei quali contaminati da elementi flamenco, jazz o etnici.

A differenza di quanto avveniva nel precedente CD del chitarrista francese (Picking), manca, in questo, una composizione "guida" che si distacchi nettamente dalle altre. Non è questo un difetto ma, anzi, la prova che la qualità compositiva si è andata, nel tempo, uniformando verso l'alto.

Un disco, in conclusione, da suggerire a tutti coloro che apprezzano la musica strumentale acustica e, in particolare, agli amatori che cercano per l'adorata sei corde un repertorio stimolante ed abbordabile al tempo stesso.

 

FRANCOIS SCIORTINO
“Tranquille le chat”
CD + Libro di intavolature


“Tranquille le chat” è sicuramente un bel disco ma non riesce a dare di François Sciortino un’immagine completa.
Sicuramente ne evidenzia la naturale simpatia ed il contagioso umorismo (bellissima la copertina di Thierry Lamouche raffigurante un felice micione chitarrista “spaparanzato”in poltrona e divertente l’idea di mostrarne anche il retro). 
Sicuramente ne dimostra anche la capacità di spaziare con disinvoltura tra i diversi generi (musica celtica, d’atmosfera, picking, country con qualche inflessione jazz).
Quello che però non riesce a fare è trasmettere tutta l’incredibile energia che sprigiona François nelle esibizioni dal vivo.
Niente di grave, per carità (il fenomeno è lo stesso che si avverte ascoltando, ad es., un disco di Tommy Emmanuel dopo averlo visto in concerto) ma è un peccato per il pubblico italiano che non ha molte occasioni di assistere alle esibizioni del chitarrista francese.
A parte questo, c’è davvero molto materiale interessante in “Tranquille le chat” ed anche chi ha particolarmente apprezzato il primo album di Sciortino non rimarrà deluso potendo contare su almeno un paio di
composizioni picking piacevolissime sia da ascoltare che da suonare (“Tranquille le chat” e “Jour de foire”)
“Pinalapupu”, invece, è idealmente dedicata agli amanti dell’ukulele.

Attenzione a non spegnere il lettore CD dopo l’ultima nota di “Irlande” perché quel brano nasconde una traccia fantasma che, in linea con il carattere dell’autore, chiude in modo davvero particolare ed ironico la sua
ultima fatica discografica. 

 

FRANCOIS SCIORTINO

"Life is good"

Vedo un microfono che punta al dodicesimo tasto e un altro alla cassa armonica. Si tratta di una chitarra con cassa armonica non troppo grande. Il riverbero è quello naturale della stanza. Percepisco una posizione comoda da parte dell’esecutore. Non c’è ansia. Nessuna tensione. Percepisco gioia e colore sonoro. Si tratta di un giallo caldo, tipicamente del sud. Le note scorrono fluenti e propositive, i bassi sono danzanti, precisi e sanno di legno. Snappy. Non ho assistito alla registrazione di questo disco ma se chiudo gli occhi la scena che vedo è proprio questa. Il tocco di Francois è preciso, dolce ma sempre deciso. Calore e semplicità. " Life is good ", l’ultima fatica discografica di François Sciortino, è un disco che parla di calore e colore. Dichiaratamente "picking" questo disco invita al viaggio cullando l’ascoltatore nella certezza che il ritmo non lo abbandonerà mai. Percepibili le influenze e il piacere del country ma anche della canzone tradizionale francese. E’ giusto una sensazione personale ma io percepisco una "latinità" nel picking di Francois. Un po’ come in Brassens che, di nonna napoletana, volendo o non volendolo è stato portatore di una sensibilità non prevista all’interno di un modello che voleva essere differente; ma la musica è esattamente questa cosa. La musica sono gli occhi con cui osserviamo il mondo e noi siamo quello che abbiamo visto e, soprattutto, da dove veniamo. Quindi " Life is good" è indiscutibilmente un disco di picking ma conserva la memoria di una latinità. Un po’ come dire .. questo disco lo metterò nello scaffale dove ho messo i dischi di Tommy Emmanuel e di Chet Atkins ma cercherò di posizionarlo il più vicino possibile alla finestra che da sul mare. Se poi vogliamo dire che il titolo ,"Life is good" , nell’intenzione dell’autore avrà pur voluto significare qualcosa direi che i conti tornano davvero. Un ottimo disco per l’amante della chitarra fingerpicking con una chiara intenzione ritmica e vocazione solare da parte dell’autore laddove "Songs of the moon" ne aveva voluto dipingere l’intimità. Verdetto : da avere in casa.

Sergio Arturo Calonego

 

SOHAM
"à cette heure là"
DCL Production

 

"à cette heure là" è il classico "disco che non ti aspetti".

Tutto, a partire dagli artisti per finire con l'elaborata confezione, sembra fatto apposta per disorientare (ma anche per attirare) i potenziali acquirenti.

I SOHAM sono un duo composto dal dotatissimo chitarrista acustico francese Christian Laborde e da Dalila Azzouz, una cantante jazz che dall'unione artistica e sentimentale con Christian ha tratto la voglia e la curiosità di misurarsi con la canzone d'autore.

Il loro primo CD, l'acerbo ma splendido "Couleurs" fotografava un momento felice di un rapporto musicale ancora alla ricerca del giusto equilibrio, con la chitarra che non rinunciava alle raffinatezze tecniche di solito riservate ai dischi strumentali e con la voce di Dalila ancora chiaramente debitrice allo stile jazz.

Questa nuova opera, invece, indica senza incertezze la direzione artistica che i SOHAM hanno imboccato.

Laborde si è dedicato alla composizione di melodie mai banali mettendo (senza rimpianti) la museruola alla chitarra e ponendola totalmente al servizio della sua compagna.

Anche Dalila ha abbandonato ogni velleità tecnica per calarsi completamente nella dimensione folk.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, però, questo apparente ridimensionamento finisce con il giovarle perché le consente di concentrarsi sull'interpretazione, senza la preoccupazione di dover "riempire gli spazi".

Ad occuparsi del sostegno musicale, infatti, non è più il solo Christian, dal momento che i SOHAM sono ormai diventati un quartetto grazie all'apporto di Marco Hartz al mandolino e di Pierre Savary alle percussioni.

Ad una Dalila più originale e meglio calata nella parte si affianca in "Quelque chose en toi" anche Francis Cabrel e questo non lo si può considerare un particolare di poco conto perché Cabrel è un cantautore che gode di enorme successo popolare in Francia e, partecipazione al disco a parte, il fatto che abbia scelto i SOHAM come gruppo di apertura dei suoi concerti la dice lunga sull'importanza che Christian e Dalila stanno assumendo nel panorama musicale francese.

 

ANTONIO TARANTINO

"La chitarra nel Flamenco moderno". (Metodo+CD)

"La chitarra brasiliana" (Video)

 

L’infaticabile Antonio Tarantino riesce a sfornare un’ opera didattica dietro l’altra e, cosa che ancora di più stupisce,
è che lo fa trattando argomenti diversi.

"La chitarra nel flamenco moderno" è un metodo che, come si intuisce dal nome, non ha l’obiettivo di approfondire
 gli aspetti più tradizionali di questo genere musicale, ma bensì quello di inserirne
alcuni aspetti nell’ambito più ampio della chitarra latina moderna, senza peraltro rifuggire contaminazioni con altri generi come il blues, il jazz e la world music. Il soffermarsi su argomenti come, ad esempio, l’utilizzo del fingerpick al pollice ne è un’evidente conferma.
L’opera , scritta in due lingue, presenta una veste grafica molto elegante e comprende un CD
dimostrativo.

Con la "La chitarra brasiliana" Tarantino ritorna ad occuparsi dell’ambito musicale che ne ha sinora contraddistinto l’evoluzione artistica.
Malgrado le note di copertina lo indichino come destinato ai chitarristi di livello medio ed avanzato,
riteniamo che
questo sia un video per tutti perchè, a parte l’aspetto più strettamente didattico, ha il pregio di offrire una grande
varietà di tecniche e di ritmi e, quindi, di fornire molte informazioni oltre che una visione ampia del mondo della chitarra brasiliana.Video VHS Durata 46’
"La chitarra nel Flamenco
moderno" e "La chitarra brasiliana" -Nuova Carisch S.r.l. Tel.02/98221212

 

Cinque composizioni originali per chitarra brasiliana.
di Antonio Tarantino

Edizioni musicali INTRA'S - Distribuzione Musical Service srl, Via Mecenate n. 84/15 Milano.

L'opera si presenta con una veste tanto sobria quanto pratica e presuppone, per l'utilizzo, la conoscenza della musica scritta poichè non contiene intavolatura. Un'altra particolarità è quella di presentare il pentagramma scritto a mano (molto chiaramente) dall'autore, cosa che conserva sempre un certo fascino.
L'apertura è riservata a "Dia do meu samba", una composizione che si rifà alla tradizione brasiliana di rapportare alcuni tipi di samba a giorni o a situazioni particolari. E' una samba con influenze jazz e presenta una media difficoltà con intreccio di parti ritmiche e melodiche. Segue "Balançando na Bossa" una Bossa Nova classica molto melodica che si rifà alle melodie del nord-est del Brasile. Il grado di diffoltà è medio-alto. Il terzo pezzo è "Velho Choro", ispirato alla musica popolare brasiliana di vecchio stampo. Deriva dalla fusione tra il tango Maxixe e Habanera e si rifà alla tradizione del vecchio Choro. La composizione è polifonicamente molto complessa e quindi consigliabile a musicisti di estrazione classica.
"Paixao de Carnaval" è ispirato al carnevale di Recife e presenta un alto grado di difficoltà soprattutto per quello che riguarda le scale. La chiusura è riservata a "Baiao pra Luiz", dedicata al grande fisarmonicista Luiz Gonzaga. L'inizio presenta un tremolo di ispirazione classica per poi rifarsi alla tradizione del nord-est del Brasile. Mantenendo tutte le caratteristiche del Baiao, utilizza la tecnica del basso alternato e del ponteado (consistente nel saltare da una parte all'altra della stessa corda alternando i suoni prodotti dal dito premuto sulla tastiera con i suoni prodotti dalla corda a vuoto).La difficoltà tecnica è piuttosto elevata.
A parte l'aspetto compositivo didattico tutti i brani risultano molto gradevoli all'ascolto e divertenti da suonare. 
Si tratta, quindi, di un opera interessante che piacerà particolarmente ai musicisti classici desiderosi di ampliare il loro repertorio ma che probabilmente incontrerà il favore anche di chi si dedica normalmente al fingerstyle.
La raccolta , come il successivo CD di Marcello Capra, è contrassegnata dal marchio ADGPA a garanzia della qualità e a conferma della simpatica consuetudine che induce molti chitarristi di fama ad evidenziare la loro adesione all'associazione.

 

 

ANTONIO TARANTINO

 Metodo di chitarra brasiliana

Guitar Media Collection (DVD)

 Tres composiciones para guitarra flamenco

Armelin Musica

 

Artista con una lunga carriera alle spalle, Antonio Tarantino, dopo un breve periodo di riflessione, è tornato con decisione sulla scena musicale evidenziando una notevole crescita artistica, soprattutto dal punto di vista concertistico.

Anche sotto il profilo didattico si è però fatto notare, grazie ad un video-metodo di chitarra brasiliana ed alla pubblicazione di tre composizioni originali per chitarra flamenco.

 

Il metodo, snello ma estremamente chiaro e lineare, è diviso in 5 parti: 1) Le tecniche della chitarra brasiliana 2) I principali ritmi 3) Le progressioni armoniche e gli accordi in questo genere 4) I fraseggi e l’improvvisazione 5) Le sperimentazioni Tecnico-musicali.

 

I ritmi, illustrati dal punto di vista musicale ed inquadrati anche dal punto di vista storico, sono: bossa nova, samba, chòro, frevo e baiào.

 

Di fondamentale importanza è il capitolo dedicato alle progressioni armoniche  in cui inizialmente viene proposta una serie di sequenze armoniche sul ritmo della bossa nova, per poi passare ad un’analisi tecnica accurata.

Molto interessante, tra le altre, risulta la parte in cui, partendo da una linea melodica, vengono mostrati i possibili arrangiamenti atti a valorizzarla.

 

Al termine della parte didattica si ha la possibilità di assistere all’esecuzione di un classico della chitarra brasiliana come Canta Brasil di Aleyr Pires Vermelho, ma nel video si possono trovare anche Berimbau di Baden Powell e la virtuosistica Brasileirinho di Waldir Azevedo, singolarmente ambientata in una splendida Firenze autunnale.

Il metodo non è consigliabile ai chitarristi alle prime armi ma risulterà certamente gradito a chi, già in possesso di una buona tecnica di base, abbia il desiderio di avvicinarsi all’affascinante mondo della chitarra brasiliana.

 

Le tre composizioni per chitarra flamenco, presentate in notazione musicale, sono: Mar y Luna, Lucia e Soñando una Rumba.

La prima è un fandango, la seconda un tango moderno con elementi flamenco e pop mentre la terza è una rumba con armonie jazz.

La mancanza delle intavolature e le asperità tecniche rendono, anche in questo caso, la pubblicazione adatta soprattutto ai musicisti evoluti.